Crisi politica: tutti sulla barca di Mario Draghi. La discriminante antifascista ci sarà?

Ambiente, europeismo, solidarietà sociale: i tre sostantivi per qualificare una linea solidamente riformista. Niente male. L’attributo di “europeista” è stato però il massimo di smarcamento sia del Pd che dei 5 Stelle rispetto alla Lega. L’aggettivo “antifascista”, ad esempio, non è uscito da nessuna bocca, neppure sussurrato. E non va affatto bene


Il commento di VITTORIO EMILIANI

¶¶¶ Pazientemente Mario Draghi va avanti, sonda, scruta, dialoga. La Meloni gli dice di no perché sa che rimanere la sola forza di destra le conviene, eccome. Salvini invece cerca in tutti i modi di giustificare l’ingresso suo e/o dei suoi al governo (forse spinto anche dagli imprenditori del Nord che non vogliono, e chiamali scemi, restare a terra mentre gira la giostra degli aiuti europei), il Cavaliere dice di aver “battezzato” lui Draghi e ciò basti, Renzi si atteggia a vincitore della partita e per ora sembra vero. Lo sapremo alla fine. Zingaretti ha esposto la piattaforma del partito che onestamente si sente il pilastro portante di questo complesso tentativo al quale non poteva non garantire un appoggio fondamentale. I 5 Stelle – sospinti anche da Giuseppe Conte che di politica ne mastica più di quanto i “grandi giornali” e i loro commentatori facessero credere (avendo studiato alla scuola di “don Achille”, il cardinale Silvestrini, ed essendo supportato dal cardinale Parolin) – sono usciti da un lungo colloquio, presente il “padre fondatore” Grillo poi eclissatosi, con una linea solidamente riformatrice basata su tre sostantivi: ambiente, europeismo, solidarietà sociale.

Niente male. L’attributo di “europeista” è stato però il massimo di smarcamento sia del Pd che dei 5 Stelle rispetto alla Lega. L’aggettivo “antifascista”, ad esempio, non è uscito da nessuna bocca, neppure sussurrato. Eppure il centrodestra alle proprie manifestazioni ha sempre tollerato i neofascisti. La Meloni segue una linea praticamente opposta a quella di Gianfranco Fini: lui, uscendone, arrivò a definire il fascismo «male assoluto», lei cerca di attirare più fascisti che può (nella cultura, nei comportamenti).  Per noi, come dimostra l’appello lanciato contro l’usurpazione della testata “Italia Libera”, confortati dal messaggio appassionato e autorevole di Carlo Ginzburg figlio del martire antifascista Leone Ginzburg e di tanti altri intellettuali, crediamo invece che l’antifascismo sia in questo e in altri Paesi un valore permanente. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.