Pnrr e transizione ecologica. Sicuri che il Piano Draghi passerà l’esame europeo?

Entro dicembre riceveremo il 13% dei fondi per il piano nazionale di ripresa e resilienza. Il resto sarà tutto da vedere. L’analisi delle risorse prospettate dal governo dimostra che i contenuti non corrispondono alle linee guida sui Pnrr e dell’European Green Deal. Né sulla tutela del territorio né sulle scelte energetiche e climatiche, per fare solo due esempi. Più di 3 miliardi per l’idrogeno che non è una fonte energetica ma un vettore, e deve derivare da fonti rinnovabili per decarbonizzare l’economia, quindi non dal gas, come ha fatto intendere il ministro Cingolani. 2,49 miliardi di euro in 6 anni per ridurre il rischio idrogeologico; secondo l’Ispra (che fa capo al suo ministero) ce ne vorrebbero 26


L’analisi di STEFANO LENZI, responsabile Ufficio relazioni istituzionali Wwf Italia

Raising of the colours ceremony on the parvis of the LOW to mark the end of the 7th European Parliamentary legislature

¶¶¶ Chi crede che basti l’invio del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) a Bruxelles perché l’Italia possa attingere subito ai 191,5 miliardi di euro, messi a disposizione dell’Europa, per favorire la ripresa e la resilienza del nostro Paese deve andare a più miti consigli. Non solo perché la Commissione Europea, che ha ricevuto il nostro Piano il primo di maggio, ha ora due mesi per fare le sue valutazioni e assumere una decisione esecutiva, ma perché una volta che questo iter sarà concluso, entro il 31 dicembre di quest’anno l’Italia potrà ricevere solo il 13% del totale: quindi al momento qualcosa come 24 miliardi di euro, quasi come una finanziaria. Mentre la quota di risorse più consistenti è prevista entro il 2022 (70% dell’importo totale), per arrivare al saldo nel 2023 (con l’assegnazione del restante 30%).

Ci troviamo, quindi, in una fase inizialissima, in cui ancora il nostro paese dovrà dimostrare tutta la sua buona volontà e coerenza oggi nel confronto che si apre sui contenuti del Piano e nei prossimi mesi ed anni perché la Commissione Europea intende fare un monitoraggio severo del modo con cui gli Stati Membri intendono impiegare al meglio i fondi. Monitoraggio tanto più severo per l’Italia, che insieme alla Spagna è la migliore beneficiaria dei fondi messi in campo dallo strumento Next Generation Eu.

Visto che oltre alla digitalizzazione, è la conversione green dell’economia al centro della visione strategica europea per uscire dalla crisi economico e sociale provocata dalla pandemia da Covid 19, vale la pena capire cosa il nostro Paese ha messo in campo nel suo Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza per la Transizione Verde e la Rivoluzione Verde (Missione 2 del Piano). Alla Missione 2 del nostro Piano sono destinati 59,3 miliardi di euro (la quota più significativa delle risorse distribuite tra le 6 Missioni),  pari al 36% dei 191,5 miliardi messi a disposizione dall’Europa, e, quindi, l’Italia può dichiarare formalmente – calcolando anche gli investimenti previsti in altre Missioni − di aver rispettato la quota di almeno il 37% da destinare ad azioni per il clima e la biodiversità richiesta dall’Europa. 

Ma le Linee Guida della Commissione Europea sui Pnrr degli Stati Membri del 22 gennaio 2021 e il Regolamento europeo sul Dispositivo di Ripresa e Resilienza (Rrf) del 12 febbraio scorso, oltre al target quantitativo di almeno il 37% per interventi green, richiama la necessità che in tutti i campi di intervento si eviti rigorosamente qualsiasi danno significativo  (do no significative harm) all’ambiente. Non solo, richiedono progetti di qualità che siano coerenti con l’European Green Deal e con gli obiettivi posti dalla Commissione Europea per abbattere le emissioni di gas serra entro il 2030 del 55% e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. E chiede coerenza, ad esempio, anche con la Strategia Europea sulla biodiversità che, tra l’altro, punta a proteggere almeno il 30% delle aree terrestri e il 30% delle aree marine dell’Ue, ripristinare 25.000 km di fiumi a scorrimento libero nell’Ue e integrare i corridoi ecologici in una vera rete naturale trans-europea.

L’analisi del Pnrr fatta dal Wwf ci aiuta, poi, ad entrare nei dettagli dei limiti attuali del Pnrr ora all’attenzione della Commissione Europea, che emergono da una più attenta lettura della Missione 2. Essa, come abbiamo visto, è la più importante del Piano. Vediamoli quindi assieme, voce per voce.

Conservazione della Biodiversità – In un paese come l’Italia la cui biodiversità è tra le più ricche d’Europa, il Pnrr dedica un’attenzione che rimane ancora marginale alla biodiversità terrestre e marina assegnando appena 1,69 miliardi, che costituiscono lo 0,8% dell’ammontare totale del Piano. 

Scelte energetiche e climatiche – Al sostegno alle energie rinnovabili il Pnrr assegna 5,90 miliardi di euro che costituiscono il 3% del Piano, dei quali 2,20 per la “Promozione delle rinnovabili per le comunità energetiche”, 0,68 miliardi per la “Promozione di impianti innovativi”, 1,1 miliardi per lo Sviluppo dello agrivoltaico e 1,98 miliardi per il biometano. Ci sono poi 3,19 miliardi per promuovere produzione, distribuzione e usi finali dell’idrogeno che però non è una fonte energetica, ma un vettore che deve derivare da fonti rinnovabili se si vuole decarbonizzare. 

Tutela del Territorio – Alla “Gestione del rischio alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico” sono assegnati dal Pnrr solo 2,49 miliardi di euro in 6 anni, che equivalgono all’1,3% delle risorse complessivamente assegnate dall’Europa, mentre per la messa in sicurezza del nostro territorio Ispra – l’istituto di ricerca e agenzia dei controlli alle dipendenze funzionali del ministero della Transizione Ecologica − calcola che ci sarebbe bisogno di almeno 26 miliardi di euro. 

Economia Circolare – In Italia si registra un alto livello di spreco ma anche una forte dipendenza della nostra economia da risorse importate. Secondo l’Istat, l’Italia nel 2019 ha importato oltre 337 milioni di Tonnellate, mentre il consumo interno è stato di 484 milioni di tonnellate (Mt). I rifiuti prodotti complessivamente durante il 2018 sono stati oltre 173 Mt: in altri termini, su 3 kg di materiale utilizzato 1 diviene rifiuto. Ma nel Pnrr si dedica a questo settore decisivo per costruire l’economia del futuro solo 2,1 miliardi di euro, pari a poco più dell’1% delle risorse messe in campo dal Piano (perlopiù destinate alla realizzazione di impianti per la gestione del ciclo dei rifiuti). 

Agricoltura Biologica − Nonostante il Pnrr si prefigga di perseguire lo sviluppo di una filiera agroalimentare sostenibile, migliorando le prestazioni ambientali, la sostenibilità e la competitività delle aziende agricole, il Piano decide di investire 2,1 miliardi di euro nella logistica, nell’Agrisolare o in strumenti tecnologici e macchinari, ma non cita mai l’agroecologia e la priorità dello sviluppo delle filiere del biologico “Made in Italy”.

Come si può vedere, già in partenza l’Italia deve dimostrare di sapere fare meglio e di più, nella convinzione che la sostenibilità ambientale è parte integrante della innovazione e della capacità competitiva del nostro Paese nel mondo. Alla luce di quanto abbiamo rilevato sin qui, non ci siamo ancora. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Stefano Lenzi è dal 2001 responsabile dell’Ufficio relazioni istituzionali del Wwf Italia. Giornalista pubblicista, è stato dal 1983 al 1987 capo ufficio stampa nazionale di varie organizzazioni non governative (Legambiente, Arci e Inu) e di cooperative editoriali (Coop Libera Stampa). Dal 1987 al 1989 è stato senior account in Scr Associati, prima società italiana di relazioni pubbliche. Per il Wwf è stato nel settore comunicazione dal 1990, ha rivestito l’incarico di responsabile nazionale del settore mare e dal 2001 coordina il lavoro tecnico e giuridico dell’associazione sui temi infrastrutture, trasporti e valutazioni ambientali. È autore o curatore di numerose pubblicazioni tra cui: “La cattiva strada: la prima ricerca sulla Legge Obiettivo dal ponte sullo Stretto alla Tav” (Perdisa Editore - 2006); gli e-book del Wwf Italia su consumo del suolo “Riutilizziamo l’Italia”, report 2013 e 2014; “Trivelle Insostenibili - Come far uscire l’Italia dall’oscurantismo energetico” (Arianna Editrice 2016); ha curato i Report del Wwf Italia “Urban Nature” 2019, 2020 e 2021.