Piano Draghi. Più chiarezza e meno “furbizia”: dov’è finita la “rivoluzione verde”?

Sul Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), Massimo Scalia, Gianni Silvestrini, Gianni Mattioli e Enzo Naso, i quattro “veterani” dell’energia verde, tornano alla carica con un’altra lettera al presidente del Consiglio. La spesa prevista per la “rivoluzione verde e la transizione ecologica” subisce un taglio di 10 miliardi rispetto al precedente Piano e mancano oltre 20 miliardi per adempiere al 37% richiesto dalla Ue «per obiettivi climatici» dei fondi Ngeu (Next generation eu). Chiarezza e meno giochi di parole sui progetti “verdi” sono necessari per non incorrere nella biasimevole “furbizia” italiana in sede Ue


La Lettera di MASSIMO SCALIA, GIANNI SILVESTRINI, GIANNI MATTIOLI e ENZO NASO 

La spesa per la transizione ecologica subisce un taglio di 10 miliardi di euro

Signor Presidente,

richiamiamo quanto le abbiamo già scritto l’8 aprile e facciamo riferimento all’ultima stesura del Pnrr nel campo di nostra maggior competenza per richiamare alla sua attenzione quanto segue:

  • i 4,2 Gw (gigawatt) da nuovi impianti di fonti energetiche rinnovabili, previsti come intervento pubblico a valere sui fondi Ngeu, sono incredibilmente al di sotto dell’obiettivo «> 51% di riduzione della Co2», che pure il Pnrr si prefigge di raggiungere nel 2030 tramite una totale revisione del Pniec (Piano energia e clima). E, soprattutto, non tengono conto della raccomandazione Ue di realizzare entro il 2025 almeno il 40% dei 500 gw, che è l’obiettivo Ue al 2030, come viene peraltro ricordato nel flagship Power up dello stesso Pnrr;
  • corrispondentemente, sono molto sottodimensionati gli investimenti per gli impianti Fer (Fonti energie rinnovabili), a vantaggio della promozione del biometano prevista in una misura che non ha corrispondenti negli altri Paesi Ue;
  • un tale sottodimensionamento del ruolo delle energie rinnovabili vanifica il duplice e possibile obiettivo: i) di un responsabile e significativo contributo dell’Italia alla lotta contro il global warming; ii) di dare una dimensione effettivamente industriale, anche nella Pmi (piccola e media impresa), allo sviluppo di dispositivi e sistemi di utilizzo delle energie rinnovabili;
  • il taglio di oltre 3 miliardi e mezzo di euro all’efficienza energetica a danno dell’edilizia pubblica è scarsamente lungimirante, considerato che gli interventi energetici in questo settore provocano ricadute decisamente superiori agli investimenti e rappresentano un forte contributo alla decarbonizzazione;
  • il taglio all’efficienza energetica nell’edilizia pubblica unisce al danno la beffa, poiché dispone che gli interventi siano incentrati solo su 195 edifici rispetto alle molte migliaia di scuole nazionali.

La piattaforma dell’Eni per l’estrazione degli idrocarburi  a Ravenna

Inoltre non sarebbe male se la questione dell’idrogeno “verde” fosse affrontata nel Pnrr con maggior definizione, e con un livello di stanziamenti paragonabile a quello della Germania, non lasciando margine a interpretazioni su interessi ed orgogli aziendali da soddisfare, come il progetto Ccs (Carbon capture and storage) dell’Eni a Ravenna.

Se è apprezzabile il tentativo di sbloccare gli interventi di inserimento e di installazione degli impianti a energie rinnovabili dalla burocrazia che li attanaglia, questa augurata semplificazione burocratica corre il rischio, nei termini minimalistici degli interventi previsti, di addobbare con una bella tovaglia una cena da miseri.

Signor Presidente, non dobbiamo certo spiegare a Lei l’orientamento decisamente sfavorevole e negativo dei paesi europei in merito ai ritardi, e talvolta alle furbizie, nei provvedimenti e negli atti normativi che l’Italia assume; fino alla fastidiosa favola tracimata, a suo tempo, nell’ingeneroso e inaccettabile acronimo Pigs (Portogallo Italia Irlanda Grecia Spagna). Al di là di acrimonie e polemiche, è ragionevole attendersi un vaglio molto attento dei progetti che l’Italia presenterà per il finanziamento Ngeu, in sede Ue. Ora, come rammentato nel Pnrr, nella Parte I sugli obiettivi generali il regolamento Ngeu prevede che il 37% della spesa programmata nei Pnrr dei vari Paesi «debba sostenere gli obiettivi climatici». 

La “Rivoluzione verde” subisce un taglio del 14% rispetto alla versione precedente del Pnrr 

Il taglio sull’efficienza energetica, la modestia degli stanziamenti previsti per i nuovi Gigawatt da fonti energetiche rinnovabili, l’inadeguatezza degli investimenti sulla mobilità sostenibile, in particolare di quella elettrica, spostano la spesa complessiva per la “Rivoluzione verde e la transizione ecologica” dai circa 69 miliardi previsti dal precedente Pnrr ai 59 miliardi dell’attuale, cioè una riduzione del 14%. Difficile ritenere che dopo questa mazzata sul settore più qualificante si possa raggiungere il richiesto 37%; per farlo il Pnrr dovrebbe illustrare in che cosa si investiranno gli oltre 20 miliardi necessari all’adempimento evitando, per favore, la genericità di progetti “verdi”. Suona troppo di “furbizia”, che non ci ha mai spinti ad avere particolari simpatie nella Ue, fin da quando, a proposito di grandi opzioni economiche, la Ceca (Comunità europea del carbone e dell’acciaio) impose la drastica riduzione di produzione che portò alla chiusura dell’acciaieria di Bagnoli. 

Sappiamo che Lei condivide la critica che vede proprio nella furbizia – talvolta ritenuta, da molti italiani, una dote irrinunciabile – un ostacolo a una vera grandezza del nostro Paese. E abbiamo letto che, rispetto alle prospettive aperte da Ngeu, Lei firma, in premessa Pnrr, che il governo da lei presieduto «vuole vincere questa sfida e consegnare alle prossime generazioni un Paese più moderno, all’interno di un’Europa più forte e solidale».

Facciamolo tutti insieme.

Roma, 26 aprile 2021

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