«Un paese ci vuole per non essere soli»: Cesare Pavese, piccoli borghi del Monferrato e post-pandemia

Le comunità rurali possono intrecciare sapienza contadina, ricerca scientifica e tecnologia. La riqualificazione dei servizi e del tessuto urbanistico ricompone la quotidianità perduta nei grandi centri abitati: recupero delle case vuote e produzione agricola d’eccellenza a difesa della biodiversità del paesaggio. Una riflessione corale fra le colline del Monferrato tutelate dall’Unesco


di LAURANA LAJOLO, saggista e scrittrice

Emerse milioni di anni fa con la forma delle onde del mare, le colline del Monferrato (il Mons ferax dei Romani) sono state modellate nel tempo dal sapiente lavoro contadino tradizionale come un’opera d’arte collettiva, costellata di vigne e di villaggi rurali che costituiscono un paesaggio armonico nella relazione tra uomo e natura. Questo paesaggio vitivinicolo è stato valorizzato con il riconoscimento nel 2014 come patrimonio dell’umanità Unesco e oggi i produttori sono consapevoli che il paesaggio della vigna è un valore aggiunto al prodotto vino.

In questo scenario il Festival del paesaggio agrario, nel corso delle sue dodici edizioni, è stato un osservatorio attento e partecipe delle condizioni economiche e sociali dell’agricoltura e delle conseguenti modificazioni del paesaggio volendo essere un laboratorio di proposte. L’edizione del 2020 dal titolo “Lo sviluppo delle comunità rurali” (9 ottobre-6 novembre 2020), articolata in cinque incontri condotti da studiosi, esperti, amministratori, produttori, ha voluto puntare l’attenzione sulle problematiche dei piccoli paesi del Monferrato, dove si è potenziata la produzione di vini di alta gamma, rinnovando la tradizionale sapienza contadina con la ricerca scientifica e tecnologica, ma dove mancano molti servizi necessari.  

Il sottotitolo del Festival «Un paese ci vuole per non essere soli» − come scrive Cesare Pavese nel romanzo “La luna e i falò” − è un richiamo a una tradizione di solidarietà delle comunità contadine, nel momento in cui la pandemia impone un ripensamento della dimensione delle città metropolitane, dell’organizzazione del lavoro e delle abitudini di vita con nuove esigenze abitative e nuovi orientamenti economici rispettosi dell’ambiente. I paesi, in cui ovviamente sono stati introdotti modelli di vita urbani, mantengono comunque modi di convivenza, che possono aiutare a ricomporre la quotidianità.

I cinque incontri del Festival − report integrali consultatibili su www.adiculture.it hanno, dunque, preso in esame il Monferrato, che abbraccia le due province di Asti (1510 km2 e 118 comuni) e Alessandria (3500 km2 e 187 comuni). I due capoluoghi non raggiungono i 100.000 abitanti e sono meno di dieci le città nelle due province che superano i diecimila abitanti. Quindi i piccoli comuni (molti al di sotto dei 1000 abitanti) rappresentano circa il 10% degli abitanti, ma hanno la gestione di circa il 40% delle superfici provinciali in gran parte rurali. Dopo l’avvenuta deindustrializzazione iniziata negli anni ’80, è la viticoltura e la produzione vinicola il settore più dinamico del territorio.  

Il Monferrato, a differenza dalla monocultura viticola delle Langhe, ha ancora una presenza estesa di boschi e di biodiversità, ma è una terra vulnerabile perché soggetta ad alluvioni in pianura e a fenomeni franosi in collina, che va tutelata e protetta anche dagli effetti dei cambiamenti climatici subiti dalla viticoltura. Per l’aumento delle temperature le vigne stanno perdendo in produttività e si stanno modificando le caratteristiche qualitative dei vini, mentre i tempi di vendemmia sono sempre più anticipati. Se non si provvede con interventi locali mirati, nel giro di pochi anni i vigneti dovranno essere impiantati più in alto per sfuggire all’eccessiva insolazione. È un problema economico non soltanto delle imprese agricole perché lo stesso assetto territoriale del Monferrato verrebbe a perdere la sua caratterizzazione identitaria riconosciuta dall’Unesco e la sua ricchezza secolare rappresentata dalle vigne.

Accanto agli agricoltori sono i sindaci dei piccoli comuni i primi presidi del territorio e del paesaggio, ma la sottovalutazione politica ed amministrativa delle loro funzioni rendono oggi molto difficile il loro compito. I piccoli comuni sono considerati marginali, mentre il necessario ripensamento del modello di sviluppo, imposto dalla pandemia, potrebbe aprire nuove opzioni di sviluppo anche abitativo, se fossero dotati di adeguati servizi e infrastrutture digitali. Il Monferrato è, infatti, in una posizione baricentrica tra Milano, Torino, Genova.  

I piccoli paesi, pur avendo assunto i modelli urbani, mantengono comunque una propria identità e possono avere nuove opzioni di sviluppo con la riqualificazione dei servizi e del tessuto urbanistico recuperando molte case vuote e valorizzando sempre più la produzione agricola d’eccellenza e la difesa della biodiversità del paesaggio. Ma per costruire questo futuro è necessaria una programmazione di strategia territoriale condivisa tra i comuni, se verranno riattivate le province nelle funzioni e nei finanziamenti.  

L’anteprima del festival Paesaggio è arte, è stata una mostra all’aperto di sculture collocate accanto ai “casotti”, piccoli edifici rurali che sorgono tra filari che − scrive Cesare Pavese − «appaiono come cortine semplici e profonde, come una porta magica che si incide nel cielo». Seguendo le opere d’arte, la passeggiata si è svolta alla fine di agosto a Vinchio, il “nido” dello scrittore Davide Lajolo, che ha riconosciuto come ispiratrici le sue radici ancestrali: «Vinchio è stato il mio nido, ci sono nato nella stagione del grano biondo. Questa mia terra è come una bella donna che mi piace tanto, che sento mia e che nessuno può portarmi via».

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Foto: sotto il titolo e in alto, paesaggi del Monferrato; al centro, il panorama di Vignale; in basso, Vinchio [cliccandoci sopra, le foto si ingrandiscono]

About Author

Laurana Lajolo

Ha insegnato filosofia e scienze umane, è stata presidente nazionale dell’Istituto per la storia del movimento di liberazione. È presidente dell’Associazione culturale “Davide Lajolo”. Cura l’ideazione e la progettazione del Festival del paesaggio agrario. Dirige le riviste www.adlculture.it, e “Quaderno di storia contemporanea” dell’Istituto per la storia della Resistenza della provincia di Alessandria. Cura una rubrica settimanale su “La Stampa” e ha allestito i musei “Vinchio è il mio nido” a Vinchio, “La casa di Nuto” a Santo Stefano Belbo, Art ‘900 Palazzo Crova, a Nizza Monferrato. Narratrice e autrice di saggi storici. Tra le sue opere “Gramsci un uomo sconfitto” (1980), “Mammissima - Cronaca tra ragione e amore di una donna e di una bambina” (1983), il romanzo “Catterina” (2002) e i racconti “Socrate e gli altri - Racconti di gatti, cani e casi della vita” (2006), “Taccuino sul paesaggio rurale - Le colline del vino” (2014).