Per un bel pugno di dollari (220 milioni) la Colt passa di mano e affianca la Skorpion

Il puledro, simbolo della Casa, lascia il Nord America e galoppa in Europa. Acquistata dalla Ceska Zbrojovka, la pistola più celebre del mondo, sempre al fianco dei pistoleros dell’immortale West, trasloca nella Repubblica Ceca. A gestire l’immagine del bellicoso puledrino da qui in avanti sarà l’industria che al tempo della cortina di ferro e della Cecoslovacchia produceva un’altra celebre arma, la mitraglietta Skorpion. I film nella Guerra Fredda erano altri e non c’erano epopee da glorificare


 di CARLO GIACOBBE

¶¶¶ Quanto può costare un mito? Circa 180 milioni di euro, per la precisione 220 milioni di dollari. Possono sembrare molti, ma se dietro a questo mito si considerano fabbriche e manufatti di solide leghe di acciai al cromo molibdeno e polimeri di ultima generazione forse il costo non è così elevato, anche per il valore aggiunto rappresentato da quel nome, divenuto leggenda: Colt. La cui proprietà è passata dall’11 febbraio dagli Stati Uniti e dal Canada (sede della settentrionale consociata) alla Repubblica Ceca. Il puledro (colt in inglese, simbolo della Casa) che da 175 anni scalpita ininterrottamente su tutti gli scenari bellici, malavitosi, sportivi e pionieristici del globo, è stato interamente acquisito dalla Ceska Zbrojovka, un gruppo a sua volta prestigioso che esiste da un secolo e che è noto sul mercato armiero internazionale come CZ. I due marchi, comunque, non saranno fusi e manterranno ciascuno la propria produzione. Ciò dovrebbe rassicurare soprattutto la potenziale clientela americana, non essendo in Usa le armi un prodotto precisamente di nicchia.

Della triade di storiche fabbriche di armi portatili – Colt, Remington e Winchester – che, imbracciate o impugnate da generazioni di attori, hanno fatto da inseparabili co-protagoniste la storia del cinema, la più famosa e titolata è certamente la prima. In particolare è stata la Colt .45 (il numero esprime il calibro in centesimi di pollice, equivalenti a 12 millimetri). Costruita nel 1836 da Samuel Colt, un inventore e imprenditore originario del Connecticut, è stata al fianco di milioni di individui, molti immigrati che tentavano soprattutto la conquista del lontano Ovest, il Far West appunto. 

Le armi, per fortuna loro, non hanno coscienza e, per fortuna nostra, da sole non sparano. Ma per sfortuna (non sempre, ma spesso) ci sono gli uomini che ne fanno un uso indiscriminato. Così le povere Colt, e tutte le altre consorelle che le hanno imitate e affiancate, sono state spesso strumento di offesa invece che di difesa. Mentre quasi ovunque si faceva ancora uso di pistole a canna e colpo singolo, o al massimo a due canne, le armi che pendevano dal fianco dei pistoleros erano a tamburo rotante. Per i primi decenni sempre ad avancarica, ma, una volta riempito il tamburo, in grado di far partire una successione di sei colpi. Ciò dava allo sparatore un vantaggio notevole rispetto a chi disponeva delle monocolpo o, evidentemente, di armi bianche. 

In una trentina d’anni, la tecnica dei maestri armieri americani (e non solo) progredisce enormemente grazie all’introduzione di proiettili già preparati, che si introducono da dietro nelle camere di scoppio del tamburo, e del sistema a doppia azione che lo fa ruotare e arma il cane ogni volta che si tira il grilletto. E gli americani il grilletto lo tirano spesso e volentieri. Che si tratti di “pellerosse”, di improbabili tutori della legge (gli sceriffi), di conclamati delinquenti o di sfortunati soggetti, capitati nel luogo e momento sbagliati, ma col tiratore “giusto”. A sparare sono quasi sempre le Colt, almeno per i fortunati che dispongono dei 13 dollari che negli anni ’70 di due secoli fa costa un modello standard. Il revolver più famoso di tutti viene ribattezzato con diversi soprannomi, da “Peacemaker” (Pacificatore) a  “Thumb-buster” (Spacca-pollice), da “Equalizer” (tipo Livella di Totò) a “Plow-Handle” (Manico dell’aratro, probabilmente perché consente ai pionieri di conquistare le terre da coltivare), e altri ancora.

I fasti della Colt proseguono anche nel Novecento. È del 1911 la pistola semiautomatica, sempre calibro .45, usata dai gangster e per 70 anni adottata anche dalle forze armate Usa come arma di ordinanza, e soppiantata (solo in parte) dalla Beretta cal. 9 millimetri, con gran disdoro di patrioti e tradizionalisti. 

La storia di questa industria è ben più vasta che questi pochi cenni. Va ricordato, tra i suoi prodotti più famosi e diffusi, il fucile mitragliatore M-16, servito a scrivere pagine spesso ignominiose in Vietnam, col suo eterno rivale, il più attempato ma altrettanto valido Ak-47, il Kalashnikov. Ora, a gestire l’immagine del bellicoso puledrino sarà l’industria che al tempo della cortina di ferro e della Cecoslovacchia produceva un’altra celebre arma, la mitraglietta Skorpion. Ma i film erano altri e non c’erano epopee da glorificare. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Foto: sotto il titolo, il tamburo ricaricabile della Colt; in alto, l’illustrazione del modello Patterson del 1836; al centro, facciata e cupola dello stabilimento di Hartford, in Connecticut, con in cima il puledro rampante; in basso, modelli storici di revolver

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Carlo Giacobbe

Nato a Roma, divide la sua vita tra la capitale italiana e Lisbona. Poliglotta, tra le sue passioni ha la musica, avendo studiato canto classico (da basso), anche se adesso si dedica soprattutto al pop tradizionale, nei repertori romano, napoletano e siciliano, oltre al Fado di Coimbra. Autore di saggi e traduzioni dall’inglese e dal portoghese, per alcuni anni ha insegnato quest’ultima lingua alla Sapienza, sua antica alma mater. Per l’Ansa ha vissuto come corrispondente e inviato in Egitto, Stati Uniti, Canada, Portogallo, Israele e Messico. Tra le altre passioni, non tutte confessabili, c’è il biliardo. In questi giorni è in uscita “100 sonétti ‘n po’ scorètti” una sua raccolta di versi romaneschi. È sposato con Claudia e papà di Viola e Giulio.