Per l’Oms la “globesità” si profila come nuova pandemia. Se ne parla tanto si agisce poco

Una persona su tre in Italia è sovrappeso (36%, con preponderanza maschile: 45,5% rispetto al 26,8% delle donne), una su 10 (oltre 5 milioni) è obesa. È obeso un bambino su tre fino a 8 anni; secondo un’indagine dell’Istituto superiore di sanità su 50.000 bambini il 21,3 % è in sovrappeso mentre il 9,3% è obeso. Il sovrappeso aumenta la spesa sanitaria del 9%, riduce il Pil del 2,8% e accorcia la vita degli italiani di quasi tre anni (2,7 anni per la precisione). Aumenta anche la letalità del Covid 19


L’analisi di VITO AMENDOLARA

¶¶¶ Un mese fa, il 4 marzo, si è celebrato il ventesimo World Obesity Day. Per l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), siamo davanti a una malattia multifattoriale cronica, annoverata, col neologismo “globesità”, fra le nuove pandemie. Due studi, effettuati dall’Università di Bologna e di Lille (in Francia), hanno accertato, ad esempio, una correlazione stretta tra sovrappeso, obesità e mortalità del Covid 19. E, giusto per guardarci in casa, nel nostro paese una persona su tre è in sovrappeso (36% con preponderanza maschile: 45,5% rispetto al 26,8% delle donne), mentre una su 10 (oltre 5 milioni) è obesa; è obeso un bambino su tre nella fascia fino agli 8 anni. Secondo una indagine dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) svolta su 50.000 bambini, il 21,3 % è risultato in sovrappeso e il 9,3% obeso.

Sono dati, questi, che impongono una seria riflessione per l’intera società, considerate le conseguenze generate dal sovrappeso. Esso aumenta la spesa sanitaria del 9%, riduce il Pil del 2,8% e accorcia la vita degli italiani di quasi tre anni (2,7 anni per la precisione), stando al quadro formulato dal Centro nazionale prevenzione dell’Iss. Il ventesimo Obesity Day è servito, per lo più, a ricordarci che tutti gli interventi di prevenzione, fino ad ora, sono stati inefficaci. Essi sono basati, difatti, sul paradigma della responsabilità personale, senza un piano di prevenzione effettivo degno del nome.

E così, da venti anni, si analizzano dati e si registra l’escalation del fenomeno. Ma non si attuano misure strutturali capaci di invertire la rotta, pur sapendo che il sovrappeso e l’obesità sono moltiplicatori di malattie non trasmissibili. Tanto per capirci: si stima che il 44% dei casi di diabete di tipo 2, il 23% di cardiopatia ischemica, e fino al 41% di alcuni tumori siano attribuibili all’eccesso di peso. Lo si è ribadito anche un mese fa, nel silenzio assordante di chi dovrebbe interrompere una spirale senza fine. Secondo i dati dalla World Obesity Federation l’obesità oggi interessa 800 milioni di persone nel mondo, con una previsione di crescita di quella infantile del 60 per cento nel prossimo decennio, raggiungendo i 250 milioni di bambini entro il 2030. 

Negli ultimi trent’anni i costumi e i comportamenti alimentari generali sono mutati in peggio. Junk food, energy drink, bevande zuccherate e campagne di marketing dilagano, al limite della legalità. Una vera e propria cinghia di trasmissione all’impennata di obesità. Senza considerare che la combinazione fra diete scorrette e stile di vita sedentaria stanno determinando una tempesta perfetta per la salute di milioni di persone. Se non ci sarà un’inversione di rotta, entro il 2025 saranno obese e malnutrite un individuo su due, ha dichiarato il Direttore generale della Fao (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) Qu Dongyu. Non potendo “fermare il vento con le mani”, è forse l’ora di pensare con decisione alla prevenzione di un fenomeno sempre più preoccupante.

Ma come si potrà prevenire piuttosto che curare? Anzitutto, con un percorso adeguato di educazione nutrizionale, specialmente fra i più piccoli. Abituandoli al modello alimentare mediterraneo, riconosciuto come il più efficace e il più sostenibile da tutti, comprese Oms e Fao. Più che celebrative, queste giornate sull’obesità dovrebbero diventare, quindi, “meditative”. Evitando di riempire le pagine dei giornali con annunci che cadono sistematicamente nel vuoto. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Vito Amendolara

Delegato confederale Coldiretti di Bari, precedentemente con lo stesso incarico a Reggio Emilia. Già direttore regionale della Coldiretti Campania, è attualmente presidente dell’Osservatorio Dieta Mediterranea e vicepresidente della “Federazione europea sulla sicurezza sanitaria e sicurezza animale”, con delega alla sicurezza alimentare. È componente dell'Advisor Board della European Lifestyle Medicine Organization di Ginevra. Docente a contratto presso le università Parthenope e Federico || di Napoli. Giornalista pubblicista e accademico della Cucina italiana