Passaggio in Magna Grecia nelle notti arancioni del Coronavirus

Siamo di nuovo a contare i passi sul balcone, a guardare un cielo senza le speranze di una primavera e di un’estate di sole. Incombe una “seconda ondata dirompente”, forse uno tsunami. E tutti a lamentarci di non poter andare a cena con gli amici, a giocare una partita di calcetto. Mentre medici e infermieri combattono in prima linea, e la stanchezza trasuda dai loro gesti


La riflessione di ARTURO GUASTELLA

Se è vero, come scriveva lo scrittore turco-francese Albert Caraco (1919-1971) nel suo “Bréviaire du chaos” (breviario del caos), che l’uomo «abita l’ombra delle parole», allora Covid 19 è un’ombra scura, terrificante. La cui ospitalità è un letto di rianimazione, e il suo baldacchino un insieme di tubi e di macchine per afferrare l’aria. Così, nella prima nottata “arancione”, dopo la “grande illusione” − suggerita mesi fa da un Ippocrate infedele (il medico di Berlusconi) − che il virus cinese avesse tirato le cuoia, eccomi ancora qui. A contare i passi sul balcone, e a guardare un cielo che ha perduto le speranze di una primavera e di un’estate di sole, con, incombente, una “seconda ondata dirompente” che assomiglia sempre più ad uno tsunami.  

Il “ce la faremo” di appena qualche mese fa è sparito dai balconi e dalle terrazze, mentre, alla mia mente contorta, chissà perché, risuona una frase del Breviario di cui sopra. «Quegli sguardi dall’abisso… noi guardiamo dentro quelle pupille enormi, nere, lucenti come sfere d’ossidiana, e vediamo l’abisso. Ma loro verso cosa guardano? Verso di noi guardano. E vedono in noi l’abisso». Chissà, poi, se fra i sintomi del Virus, oltre all’anosmia (mancanza di odorato e di gusto), alla tosse e alla febbre, e all’affanno, c’è anche un affastellarsi (caotico) di pensieri, e di frasi. E di brani letti e creduti dimenticati, che all’improvviso, invece, si materializzano e si attualizzano in queste veglie pensierose. Come, ad esempio, la “teoria della luce di autunno” che sarebbe, dicono, differente dai chiarori lunari delle altre stagioni dell’anno. Infatti, questa luna autunnale ruberebbe, addirittura, la luce dalle cose sulle quali si riverbera, stendendo un manto grigio sulle cose illuminate, quasi un antico televisore in bianco e nero. 

Insieme a voi, sorriderei anche io a questa teoria, se non l’avesse formulata un fior di scienziato, un cattedratico di gran nome, il boemo Jan Evangelista Purkyně (1787-1869). Egli, oltre ad essere un grande medico, era anche un valentissimo ricercatore, e un letterato che conosceva e parlava ben tredici lingue − aveva tradotto in ceco, tutte le opere di Goethe e di Schiller −, aveva studiato a fondo la neuro fisiologia del nervo ottico e del cervello. E, fra le altre scoperte, ne aveva desunto questa teoria. Roba seria, dunque, tanto che la teoria in questione è conosciuta come “effetto Purkinje”. Non solo. Ma lo scienziato boemo ha scoperto anche particolari cellule nel cervelletto, che si chiamano, appunto, con il suo nome. E anche a lui si deve la scoperta delle cosiddette “fibre cardiache di Purkinje”, la cui funzione e fisiologia mi riprometto di farmela (e farvela) spiegare dal mio cardiologo. Da Nicola Baldi. Magari in uno dei nostri incontri “cuore a cuore”.

E, tuttavia, malgrado lo scienziato boemo, in questa notte autunnale, il grigio di Purkyně, a me sembra piuttosto nero. Sarà forse un’impressione, chissà! E’ un fatto, però, che questo repentino rialzare la testa del Coronavirus, fra gli altri effetti, ha anche quello di farmi sentire in colpa. Forse che questa estate abbia fatto la cicala, svolazzando da un ristorante all’altro, distribuito abbracci e baci a destra e a manca, prendendo aerei e traghetti, viaggiato in lungo e in largo per l’Europa? Mai più. Eppure quando sento dal televisore, in un affastellamento insopportabile di virologi, epidemiologi, politici e portaborse, puntarmi il dito contro mi viene un nodo alla gola. Un senso di colpa inspiegabile, mi prende. Spiegabilissimo, viceversa, il mal di stomaco che mi attanaglia quando, da una comoda poltrona, vedo medici ed infermieri in prima linea. Negli ospedali affollati, nelle corsie, fra respiratori e bombole di ossigeno, a fare il loro lavoro, con la stanchezza che trasuda perfino dai loro gesti.  

Di che mi lamento, dunque? Di che ci lamentiamo? Di starcene per qualche giorno a casa? Di non poter andare a cena con gli amici? Di perdere la forma, per non aver giocato a calcetto, a palla a volo, o di non avere la maglietta da tennis “inutilmente sudata”? Ma mi faccia il favore, avrebbe detto il Principe. Una consolazione, però, c’è. E mi viene − non ci crederete − dalle intemerate televisive del presidente della Campania, De Luca. Spesso condivido parola per parola quello che dice, anche se, talvolta, mi coglie il sospetto che un filosofo come Nicola Cusano − quando scrisse il suo trattato sulla “Docta Ignorantia”, sull’ignoranza sapiente cioè − non avesse come modello quella frase di Agostino d’Ippona, «est ergo in nobis quaedam, ut ita dicam, docta ignorantia..» (dunque in noi sta, per così dire, una certa dotta ignoranza). Forse, invece, un personaggio della commedia napoletana. Scherzo, naturalmente. E mi meraviglio con me stesso. La meraviglia è quella che in queste sere di luna d’autunno e di notti arancioni, riesca ancora a scherzare e, forse, perfino a strapparvi un sorriso.

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Foto: sotto il titolo, quel che resta a Taranto del Tempio a Poseidone di fianco al Municipio; al centro, la città di Taranto e sullo sfondo l’acciaieria più grande d’Europa; in basso, il Castello Aragonese “incendiato” da fulmini temporaleschi

About Author

Arturo Guastella

Giornalista dal 1971. Ha alternato la sua carriera di biochimico con quella della scrittura. Ha diretto per 14 anni “Videolevante”, una televisione pugliese. Ha tenuto corrispondenze dall’Italia e dall’estero per “Il Messaggero”, “Corriere della Sera”, “Quotidiano”, “La Gazzetta del Mezzogiorno” per la quale è editorialista. Con la casa editrice Scorpione, ha pubblicato “Fatti Così” e, con i Libri di Icaro, “Taranto - tra pistole e ciminiere, storia di una saga criminale”, scritto a due mani con il Procuratore Generale della Corte d’Assise di Taranto, Nicolangelo Ghizzardi. Per i “Quaderni” del Circolo Rosselli, ha pubblicato, con Vittorio Emiliani, Piergiovanni Guzzo e Roberto Conforti, “Dossier Archeologia” e, per il Touring club italiano, i “Musei del Sud”.