Pale eoliche e assalto all’Abruzzo: la società olandese Ewt ci scrive…

Egregio Direttore,

ci riferiamo agli articoli pubblicati sul Suo giornale digitale “Italia Libera” a firma Lilli Mandara, in data 25 marzo u.s. “A Torre de’ Passeri, in Val Pescara, una pala eolica al giorno toglie i controlli di torno” e da ultimo in data 12 Aprile “Una pala per uno non fa male a nessuno? Il format olandese per l’assalto all’Abruzzo”.

I predetti articoli, alla cui lettura siamo rimasti a dir poco sorpresi, riportano una serie di congetture e ricostruzioni delle vicende inesatte e non corrispondenti al veritiero, nonché al limite, ci sia permesso affermarlo, della diffamazione in quanto contenenti accostamenti a asserite condotte artificiose e non limpide da parte del Gruppo EWT.

Corre, pertanto, l’obbligo di rendere gli opportuni chiarimenti e precisazioni in merito a quanto pubblicato nel giornale. Occorre premettere che EWT è un operatore attivo a livello globale nelle soluzioni per l’energia eolica e produttore di turbine eoliche basate sulla tecnologia ad azionamento diretto. La sua sede principale si trova ad Amersfoort, nei Paesi Bassi. L’azienda ha attualmente uffici in Italia, India, Regno Unito, Grecia e Stati Uniti e con turbine installate in più di 10 nazioni del mondo.

Ciò premesso, l’agire di EWT è sempre stato ed è improntato alla massima trasparenza e correttezza, aperto al dialogo e al confronto con tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti, nel rispetto delle normative applicabili e vigenti, nonché dei rispettivi ruoli spettanti a ciascuno degli operatori interessati.

Anche nei casi di cui si discute, EWT ha presentato le proprie iniziative (si badi bene, di tipo esclusivamente privato e con investimento a totale a carico di quest’ultimo e non della collettività) in conformità al quadro legislativo italiano che recepisce le Direttive europee di settore ispirate ai principi di semplificazione e celerità, nonché finalizzate a perseguire l’obiettivo di aumentare la produzione dell’energia attraverso l’impiego di fonti rinnovabili, definendo ex lege gli impianti alimentati da fonti rinnovabili, quali opere private di pubblica utilità.

In particolare la legislazione prevede, tra l’altro, un procedimento autorizzatorio semplificato (PAS) che si caratterizza per la competenza del Comune e per il quale, decorsi trenta giorni dalla presentazione della dichiarazione relativa alla realizzazione di un impianto alimentato ad energia rinnovabile, il privato è legittimato allo svolgimento delle relative attività. Si ricorda che all’Amministrazione la normativa riserva la possibilità di attivare le verifiche oltre ai necessari strumenti di coordinamento (come la conferenza di servizi), nel caso siano incisi interessi diversi (come quello paesaggistico e storico‐artistico) appartenenti ad amministrazioni diverse, ma sempre su impulso della amministrazione cui è riferibile la responsabilità procedimentale.

Orbene, nel quadro sopra delineato, dopo ben 6 mesi (!) dalla presentazione della relativa istanza, il Comune oggetto del primo articolo ha comunicato l’improcedibilità della PAS, sull’assunto che l’Impianto non sarebbe compatibile con la localizzazione proposta, sulla base di motivazioni inconferenti e ambigue, mettendo in campo un vero e proprio “ostruzionismo procedurale”, come correttamente definito nell’articolo (in quest’ultimo caso, sì definizione corrispondente al vero), ed effettivamente patito dalla Società.

Per quanto concerne quello che è stato definito, in modo infelice, “un sistema di scatole cinesi”, se solo venga aperto un semplice manuale di “Project Financing”, non potrà sfuggire anche al meno esperto lettore che l’imprenditore che intende avviare un progetto di produzione di energia rinnovabile e pulita deve cercare il modo migliore di finanziare tale attività, ed in particolare il significativo investimento iniziale da effettuare, che non può prescindere dall’utilizzo di una società veicolo, la cosiddetta Special Purpose Vehicle (SPV) o Società di Progetto che consente la separazione economica e giuridica dell’investimento (il cd. principio del “Ring Fence”), nonché la finanziabilità dell’opera stessa.

Quindi, la costituzione delle società veicolo per i diversi progetti in corso di sviluppo da parte di EWT non nasconde nessun sotterfugio o strategia sospetta, ma la limpida e corretta applicazione di principi di investimento imprenditoriali comunemente utilizzati, in relazione alla quale non si vede alcun contrasto con le leggi applicabili.

Con riguardo, invece, all’accostamento di EWT al Comune di Scanzano Ionico e alla sede “proprio di fronte alla sede del Municipio sciolto per mafia”, appare evidente la scorrettezza delle affermazioni sopra citate. Per dover di chiarezza, EWT Italia Development S.r.l. possiede un’unità locale (e non la sede legale) a Scanzano Ionico per scopi meramente operativi e, ogni buon conto, ciascun operatore privato, in base al principio costituzionale della libera iniziativa economica, può scegliere, nel rispetto delle leggi, dove ubicare anche le proprie unità locali. A scanso di qualsiasi equivoco, si rappresenta che tale unità locale è stata aperta nel mese di marzo 2020, in data successiva allo scioglimento del Consiglio Comunale del predetto Comune avvenuto in dicembre 2019.

L’accostamento al termine “mafia”, pertanto, risulta fuorviante per chi legge e manifestamente infondato per le modalità riportate negli articoli che non risultano di conseguenza improntati a correttezza, verità e oggettività. Seminando il sospetto che EWT, società di rilievo (inter)nazionale, sia in qualche modo avvicinabile alla parola “mafia”, ne viene leso il buon nome, nonché la reputazione commerciale, lasciando così intendere al lettore asserite vicinanze a non ben precisate modalità di esercizio degli affari lontane dalla trasparenza e dal nostro modo di operare.

Quanto sopra illustrato per dovere di chiarezza e trasparenza, con riserva di tutelare nelle sedi più opportune il proprio buon nome, nonché i propri legittimi interessi.

Distinti Saluti.
EWT Italia Development S.r.l.

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Nessuna congettura: “Italia Libera” ha ricostruito la cronaca degli ultimi avvenimenti che riguardano i progetti per l’installazione delle pale eoliche in Abruzzo sottolineando soprattutto l’inopportunità delle localizzazioni in aree verdi, vigneti, siti di interesse storico-artistico, dando voce alla protesta dei cittadini e dei comitati, e alle posizioni delle varie amministrazioni. 

Il riferimento alle direttive europee, che consentono procedure “agevolate” e nelle cui maglie si inseriscono i progetti presentati, è stato più volte ribadito. Che la Ewt abbia scelto come sede Scanzano Ionico, Comune sciolto per mafia, è un dato di fatto; e che ciò sia avvenuto dopo il provvedimento del governo, è un altro dato di fatto, correttamente riportato (con data) negli articoli.

Prendiamo atto altresì che la Ewt definisce il termine “scatole cinesi” una descrizione “infelice” e che preferirebbe l’uso di “società veicolo”, ma noi non siamo esperti di project financing bensì giornalisti, col compito di rendere comprensibile a tutti ciò di cui parliamo.

E ciò di cui parliamo è − ad ogni evidenza − una strategia congegnata per installare aerogeneratori di 975 kilowatt di potenza, 25 in meno della soglia che fa scattare prescrizioni di legge più stringenti, facendo leva sul meccanismo del silenzio-assenso per ogni singolo impianto. Una pala per volta, per non dare troppo nell’occhio ed eludere valutazioni più attente e rigorose degli organismi pubblici preposti: questo denunciano cittadini ed istituzioni locali, e questo abbiamo riportato col dovuto rilievo.

Da parte nostra ci chiediamo, piuttosto, perché imprenditori seri e affidabili ricorrano a questi stratagemmi. E perché facciano decorrere l’orologio dei trenta giorni di silenzio-assenso a cavallo di ferragosto, quando gli uffici pubblici (di piccoli comuni) sono, normalmente, a ranghi ridotti.

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