L’uomo che sussurra ai cavalloni

Sarà perché ha passato la vita a 900 metri di profondità, nelle miniere del Belgio. Sarà perché quell’azzurro lo incanta e lì davanti ripensa alla moglie e agli anni più belli. Sarà perché il mare è il mare e come dice lui, è “un regalo di Dio”, sarà per tutto questo che non passa giorno, a condizione che ci sia il sole, che Pasquale Di Marco a  94 anni suonati e col Covid brillantemente superato a ottobre scorso, non prenda la sua auto e percorra 30 chilometri all’andata e 30 al ritorno per andare da Poggio San Vittorino nell’entroterra teramano fino a Giulianova.

Qui si piazza con la sua sedia sulla riva del mare, e rimane così, immobile per tre, quattro ore ogni mattina, fermo sulla battigia, lo sguardo fisso all’orizzonte. Un giorno e poi l’altro e un altro ancora finché non si accorgono di lui. Chi sarà mai quel vecchio che ogni giorno sta fermo ore davanti al mare? Arrivano le televisioni, i giornali, lo paragonano a Santiago, il protagonista de “Il vecchio e il mare” di Ernest Hemingway, e Pasquale diventa una star. Non lo ferma niente e nessuno, neppure la pandemia e le restrizioni, né le zone rosse o arancioni che colorano l’Abruzzo a chiazze alterne da ottobre a oggi. Ma per sicurezza riempie la sua auto dei giornali che parlano di lui, delle targhe e dei riconoscimenti che ha ricevuto da quando lo hanno visto lì sulla battigia di Giulianova la prima volta: è questa la sua autocertificazione, il suo lasciapassare: “Così se mi fermano potrò farmi riconoscere”, dice, sicuro che tanto basti per sfangarla. E finora gli è andata sempre bene.

E non vedeva l’ora, racconta la nuora che l’ha accudito durante il mese di malattia, di poter tornare al mare, “a respirare l’aria buona”. E’ stata la prima cosa che ha fatto, a novembre, dopo l’ultimo test di negatività: si è fatto dare un’auto sostitutiva (perché la sua, dopo un brutto incidente, era finita dal meccanico), ha caricato la sedia di legno, i giornali e le targhe e via di nuovo in direzione di Giulianova. Ora sulla riva del mare non è più solo e quando arriva con la sua Fiesta, tutti gli anziani che ha conosciuto negli ultimi mesi gli si fanno intorno, gli stessi che a ottobre, quando non lo hanno visto più, avevano pensato che fosse morto.

“Morto io? Io ho sconfitto il Covid”, dice fiero.

Due chiacchiere, una mangiata di pesce, un bicchiere di Trebbiano: “Anche questo è il miracolo della vita”, i nuovi amici, la compagnia, la condivisione.

“Ringrazio Dio che mi dà la forza di venire qui, ogni giorno”.

Di forza e di energia, nella vita, ne ha bruciata tanta: Pasquale ha lavorato come un mulo e ha fatto un po’ di tutto. A parte il minatore, anche il cameriere, l’operaio in una vetreria, l’infermiere e alla fine il contadino.

Ora si gode la sua libertà, “a 94 anni ne avrò pure diritto”.

E con la sediolina di legno, ogni giorno d’estate e d’inverno, occupa il posto in prima fila davanti al più bello spettacolo della sua vita.

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Lilli Mandara

Ha lavorato nella redazione abruzzese del “Messaggero” dal 1984 al 2014. Ha seguito per il quotidiano di Roma molte vicende dell’attualità italiana. Dal 2015 è direttore responsabile del blog “Maperò”, testata giornalistica che si occupa in Abruzzo di politica, cultura e cronaca. Collabora col “Fatto quotidiano” e con “Donne Chiesa Mondo”, il mensile dell’“Osservatore Romano”.