Lazio-Roma, un derby al tempo del Covid: ad essere penalizzato è il “fattore campo”

Da quando il tifo faceva la differenza, la stracittadina senza pubblico stasera ne esce ridimensionata. Il difensore della Roma Franco Peccenini, che di derby ne giocò 14 (l’ultimo quello tragico di Paparelli): «Le sensazioni entrando in campo nel derby sono difficili da descrivere. Quando mettevamo la testa fuori dal tunnel, proprio sotto la curva Sud strapiena, sentivi una scarica di adrenalina incredibile». Col tam tam sui social per richiamare le due tifoserie davanti allo stadio, l’Olimpico sarà presidiato dalle forze dell’ordine: uno dei pochi aspetti “normali” di un derby anomalo


di MARCO FILACCHIONE

¶¶¶ A Milano, Torino e Genova lo hanno già conosciuto, ora tocca alla Capitale: stasera i tifosi di Roma e Lazio vivranno il loro primo derby a porte chiuse, una soluzione che in passato era stata talvolta evocata per motivi di ordine pubblico e che invece si realizza per pure ragioni sanitarie, inimmaginabili fino a un anno fa. Sul piano ambientale, a essere più penalizzata è la Lazio, che in quanto club ospitante avrebbe garantito ai propri tifosi spazi maggiori. Il fattore campo, seppure attenuato dal conforto di una curva intera per chi gioca “fuori casa”, esiste infatti anche nel derby. Lo testimonia l’andamento delle ultime 50 sfide tra le romane (escludendo la finale di Coppa Italia del 2013, formalmente in campo neutro): le vittorie in casa sono state 24, quelle in trasferta soltanto 11. 

Al di là degli esiti, però, l’assenza del pubblico in una partita del genere costituisce quasi un assurdo: derby e tifo sugli spalti sono da sempre un pacchetto unico, di solito spettacolare nelle coreografie, nei colori e nei rumori, talvolta sgradevole nelle derive violente. Anche se, va detto, negli ultimi anni la tentazione di vedere la partita dal divano ha avuto in molti casi la meglio sull’acquisto del biglietto. Si sono visti derby da meno di quarantamila anime, con buchi sugli spalti dell’Olimpico talmente larghi da stringere il cuore dei nostalgici. 

Quanto ai giocatori, sarà una partita un po’ più semplice da interpretare, priva di quell’atmosfera rovente che talvolta blocca i muscoli e confonde le idee. Ma chi lo riterrà un sollievo, non ha capito lo spirito del derby e quanto sia bello “ascoltarlo” dal campo. Così la pensa uno che di stracittadine romane ne ha giocate ben quattordici, in tempi in cui l’Olimpico scoppiava di passione: «Le sensazioni che provi quando entri in campo in un derby sono difficili da descrivere – dice Franco Peccenini, splendido difensore della Roma anni Settanta, uno dei tanti talenti sfornati in quegli anni dal vivaio giallorosso – Ricordo quando mettevamo la testa fuori dal tunnel, proprio sotto la curva Sud strapiena: sentivi una scarica di adrenalina incredibile». 

Senza la pressione del tifo si gioca meglio? «Questo può essere vero per i giocatori di scarsa personalità, che preferiscono non essere infastiditi da fischi e disapprovazioni. Per gli altri, il rimprovero del pubblico può essere invece uno stimolo positivo. Nel calcio che stiamo vedendo oggi, questo tipo di carica è completamente assente, e i giocatori a mio giudizio finiscono per sbagliare di più e migliorare di meno».

Peccenini ha vissuto un decennio di derby. Terribile l’ultimo, il 28 ottobre 1979, quando la morte entrò nel calcio e uccise un tifoso laziale, Vincenzo Paparelli, colpito da un razzo sparato da curva a curva. «Scendemmo in campo in un’atmosfera strana. Capivamo che era successo qualcosa di grave, vedendo i movimenti delle forze dell’ordine e la curva Nord svuotata. Sapemmo tutto solo a fine partita». L’anima romantica del derby ne uscì irrimediabilmente ferita: «Il tifo nel calcio aveva aspetti violenti anche prima, ma quel giorno ebbi la precisa sensazione che si fosse passato un confine. Nel tempo, tutti noi che giocammo quella partita siamo stati tentati di dimenticarla, di passare oltre. A distanza di tanti anni, devo dire che non ci siamo riusciti».

Con Olimpico off limits, è volato nei giorni scorsi il tam tam social per richiamare le due tifoserie all’esterno dello stadio. Il possibile assembramento preoccupa la Questura, impegnata a far rispettare le norme anti-Covid e a prevenire il rischio di scontri. Lo stadio sarà quindi strettamente presidiato dalle forze dell’ordine, uno dei pochi aspetti “normali” di un derby anomalo.

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Marco Filacchione

Marco Filacchione, romano, ha esplorato ogni periodicità del giornalismo scritto, lavorando per mensili, settimanali, quotidiani e agenzie di stampa. Ha cominciato negli anni Ottanta con “Il Messaggero”, poi ha seguito da inviato per anni Giro d’Italia, Tour de France e classiche del Nord per il mensile “Bicisport”. In seguito si è occupato di calcio con il mensile “Newsport” e ha fatto parte della redazione del “Corriere dello Sport”, di cui è tutt'ora collaboratore. È autore di una decina di volumi di carattere sportivo.