L’afrodisiaco del successo e l’atroce astinenza del potere: storia di una coppia temuta e riverita (e dimenticata)

La vita sotto i riflettori poi la fatica della normalità di una anchorwoman televisiva e un alto funzionario del Quirinale, tra la Roma del potere e la Torino del rimpianto. Il romanzo di esordio della brillante vicedirettrice del Tg1, in libreria per Mazzanti Libri. Le abbiamo proposto di autointervistarsi e raccontarci la trama


L’auto intervista di DANIELA TAGLIAFICO

¶¶¶ “Anche tu ti ci metti…”

“Anche io in che senso?

“Nel senso che anche tu scrivi un libro. Siamo circondati da giornalisti che scrivono libri”

“È forse una colpa?”

“No, ma il problema è che poi vogliono la recensione e rompono le scatole a tutti i colleghi”

“Ex colleghi. Io sono andata in pensione”

“Ancora peggio… perché finisce che fanno ricorso alla mozione degli affetti, ti ricordi di me? Dei bei tempi quando stavamo insieme in redazione? Di quando facevamo giornalismo vero? Insomma, scene imbarazzanti.”

“Certo, perché hanno perso il potere. Non se li fila più nessuno, sono come i pensionati ai giardinetti.”

“E tu pensi di fare la furbetta con questa intervista tra le due Daniela Tagliafico per evitare di chiedere ai colleghi di Italia Libera una recensione?”

“No comment”

“Va bene, allora parliamo del potere. Sofocle diceva che non si può conoscere veramente la natura e il carattere di un uomo fino a che non lo si vede gestire il potere”.

“Non voglio essere presuntuosa, ma aggiungerei che il carattere si vede soprattutto quando il potere si perde”

“Tu in quale categoria ti riconosci?”

“Nella seconda, naturalmente”

“Al Quirinale, dove hai lavorato negli ultimi anni, prima di andare in pensione, e alla Rai dicono che hai fatto outing.”

“Se così fosse, lo riterrei un punto di merito.”

“Fammi fare una domanda originale: di cosa parla il tuo romanzo?”

“Era ora che me la facessi. È la storia di una coppia − una anchorwoman  televisiva e un alto funzionario del Quirinale − famosa, blandita, riverita, temuta, che, dopo una vita sotto i riflettori, va in pensione ed è incapace di adattarsi alla nuova esistenza. Insomma, non sa passare dalla platealità alla normalità. Quando la gloria sparisce, quando finisce il potente afrodisiaco del successo, rimane un’atroce astinenza. Dice uno dei protagonisti: noi due abbiamo assaporato il potere, ed è una droga che non si può dimenticare. Eravamo circondati da corti ossequianti e ipocrite, ma che rassicurazione!!!! Adesso non rimane più niente: né amici né nemici”.

“Ma si rassegnano alla fine?”

“Niente affatto. Hanno un solo obiettivo granitico: tornare al potere a tutti i costi, anche con mezzi illeciti. Del resto se ne intendono, hanno passato la vita tra intrighi di palazzo, corruzioni, gelosie.”

“Nel tuo romanzo c’è molta Roma del potere e molta Torino del rimpianto…”

“Sono una torinese trapiantata a Roma da trent’anni…Torino è malinconia, snobismo, aristocrazia. Torino è un’esperta di potere perduto: ha luccicato per tre  anni come capitale d’Italia, poi è stata retrocessa a semplice provincia a favore di Firenze prima e Roma poi. Si è riscattata diventando capitale dell’industria e ha perso la Fiat, la Lancia, la moda, gli elettrodomestici, i treni… Torino è un concentrato di rimpianti, ma anche di intraprendenza e capacità di reinventarsi. Vuoi mettere la differenza con Roma, col suo cinico, pragmatico e anche un po’ volgare disincanto?”

“Quanti sassolini dalle scarpe ti sei tolta?”

“Riguardo al Quirinale nessuno. Infatti il personaggio maschile, l’alto funzionario del Colle, pur con le sue spregiudicatezze, in qualche modo, se pur ambiguamente, si salva. L’anchorwoman invece rappresenta molti vizi del giornalismo televisivo. Quando per decenni conduci il più importante telegiornale italiano, quando la gente ti ferma per strada, quando sei all’apice della popolarità, se la telecamera si spegne il mondo ti crolla. A meno che la tua solidità si sia costruita su altri parametri. Ma non è da tutti e da tutte… Sono poche le eccezioni… Tutto il resto è un vortice di cinismo, ricatti, sesso, non molto diverso da quello che ci circonda”

“Qualche nome”

“Stai scherzando? Non te li farò mai, né in un senso né nell’altro, né buoni né cattivi…”

“ Va beh, allora la finiamo qui… Non c’è più gusto…”

“ Peggio per te…”

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Foto: sotto il titolo, Rai viale Mazzini [credit Ansa/Onorato]; al centro, Daniela Tagliafico

About Author

Laureata a Torino in Scienze Politiche, allieva di Norberto Bobbio e Luigi Firpo, è giornalista dal 1982. Ha lavorato molti anni con Enzo Biagi, collaborando con lui alle trasmissioni su Raiuno. Si è occupata di politica estera e interna nella redazione del Tg1, introducendo per la prima volta il “colore” nei servizi politici, in una stagione televisiva ancora molto paludata e tradizionalista. Del Tg1 è stata per molti anni vicedirettrice. Si è dimessa nel 2004 per protesta contro la mancanza di pluralismo e l’invadenza del governo sulla linea editoriale. Nel maggio 2006, con l’elezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica, ha assunto l’incarico di direttrice di Rai Quirinale. Un’esperienza privilegiata che le ha permesso di maturare attenzione e sensibilità istituzionale. Il Presidente della Repubblica le ha conferito l’onorificenza prima di “Cavaliere” poi di “Commendatore Ordine al merito della Repubblica Italiana”.