La sinistra nel Ferrarese. Dopo la “chiesa” stalinista emergono i corposi interessi proprietari

Dove Pci e Psi avevano la maggioranza assoluta, oggi scorrazza la Lega di Salvini. E si smantella anche la rete delle biblioteche pubbliche. Una radicale trasformazione sociale e antropologica non ancora analizzata a fondo


di VITTORIO EMILIANI

Ogni volta che mi soffermo sui successi della Lega di Salvini in Emilia-Romagna, e in specie in provincia di Ferrara dove negli anni ’50 Pci e Psi godevano di maggioranze assolute, provo un senso di stupore. Poi rifletto su alcuni episodi del 1953 e trovo alcuni spunti di riflessione utili. Uno riguarda la morte di Stalin vissuta nel Ferrarese e a Copparo, dove abitavamo, come la morte del Grande Taumaturgo. A Copparo avevano allestito una specie di altarino con tanto di candele nell’androne della sede del Pci locale. Fuori, sotto un pioggerella fredda e fastidiosa, sostava un fila di gente intabarrata che attendeva il proprio turno. Lettore del Mondo, fortemente laico, mi sembrò di assistere ad un grande inganno, ad un rito devozionale, ad un omaggio al mito dell’Armata Rossa senza tener conto di purghe, massacri o altro. 

Nello stesso 1953 si tennero le elezioni, quelle della cosiddetta Legge-truffa che poi era poco truffaldina prevedendo la maggioranza dei due terzi soltanto alla coalizione che avesse conquistato il 50,1 % dei voti espressi. Ma il Pci e il Psi la cavalcarono cercando una parziale rivincita sul disastro frontista del 1948. Noi liceali partecipammo attivamente o ad Unità Popolare di Calamandrei e, per Ferrara, Bassani, o per Alleanza Democratica di Epicarmo Corbino (a Ferrara il padre del compagno di classe Paolo Farneti, avv. Ireneo). 

A Copparo venne per un comizio lo stesso Giuseppe Saragat, il vero “nemico”, per comunisti e socialisti. Sotto il palco c’erano quattro socialdemocratici. Il pubblico, numeroso, era assiepato contro il muro di fondo dell’immensa piazza. Saragat ripetè varie volte: «Ma venite avanti. Vi faccio forse paura?». Nessuno si mosse. Uno spettacolo incredibile. Vivaci dissensi suscitò il prof. Savino del nostro Liceo Ariosto il quale batté di continuo il tasto del “marxismo-leninismo-stalinismo”. Ma fu un momento. 

Passano molti anni, una ventina. Sui Lidi Ferraresi la speculazione peggiore (a parte il Lido di Spina) ha imperversato, ma non basta. Gli ex pescatori e altri aspiranti lottizzatori esigono una strada litoranea lungo la quale allestire altri Lidi. Italia Nostra presieduta dallo scrittore ferrarese Giorgio Bassani si oppone e organizza un convegno a Pomposa. Per la stampa nazionale siamo presenti Antonio Cederna (Corriere della Sera), Mario Fazio (La Stampa), Alfonso Testa (Paese Sera), Salvatore Rea (Europea) io per il Giorno. Ad un certo punto l’urbanista Pier Luigi Cervellati lancia l’allarme: «Gli aspiranti lottizzatori marciano su Pomposa con cartelli minacciosi». Viene subito avvertito il neo-presidente della Regione, Guido Fanti, che a tutto gas ci raggiunge in tempo, si mette da solo sulla strada a braccia alzate, li ferma e li convince a ripiegare. 

Questo era nel ferrarese il Pci, una chiesa dove l’ortodossia pioveva dall’alto e a lungo trovò obbedienze di massa. Poi i braccianti sono spariti o emigrati, gli assegnatari dell’Ente Delta Padano falliti sono stati reclutati come salariati nella Bassa Lombarda, altri piccoli coltivatori hanno resistito, la struttura della popolazione è cambiata in profondità. Una sinistra che peraltro aveva costruito un sistema di biblioteche pubbliche e di teatri consorziati. La provincia di Ferrara era quella dove si pagava di più, al 90 %, il canone Rai. Un record nazionale. 

Tutto stava cambiando. Ma il Pd e la sinistra non se ne sono accorti, non hanno saputo reagire, trovare le giuste contromisure. Non era facile, certo. Le biblioteche spariscono, i teatri languono, ma non succede nulla, o quasi. ◆

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Foto: sotto il titolo, pescatori di anguille a Comacchio; in alto, titolo de “l’Unità” sulla legge truffa 1953; al centro, LIdi Ferraresi presi d’assalto dall’edilizia turistica; in basso, vasche di allevamento delle anguille a Comacchio 

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Vittorio Emiliani

Direttore onorario - È nato a Predappio in Romagna. Ha iniziato l’attività giornalistica a Voghera concorrendo con Alberto Arbasino e altri giovani pubblicisti a creare nel 1956 “Il Cittadino” e dirigendo, a Pavia, “Ateneo Pavese”. Collaboratore dal ’56 di “Comunità” di Adriano Olivetti, poi del “Mondo” di Mario Pannunzio e de “L’Espresso” di Arrigo Benedetti. Dal 1961 al 1974 ha lavorato al “Giorno” di Italo Pietra, redattore e poi inviato di economia e politica. È stato inviato speciale anche al “Messaggero” che ha poi diretto dall’80 all’87. Collabora a quotidiani e riviste. Ha all’attivo una trentina di libri, gli ultimi “Roma capitale malamata” (il Mulino) e “Raffaello tradito” (Edizioni Bordeaux). Autore di numerose inchieste tv prima dell’avvento dei craxiani. Membro del Consiglio d’amministrazione della Rai dal ’98 al 2002, di cui è stato anche presidente pro tempore per alcuni mesi. Collabora attivamente con Radio Radicale.