La sedia di Ursula: il giallo delle ipocrisie (e il ballo della maleducazione)

Massimo Sgrelli, ex capo del cerimoniale di palazzo Chigi: «Nei regimi autoritari il protocollo è ampiamente utilizzato per esaltare il leader o comprimere gli avversari. Se il capo del cerimoniale della presidenza turca non si dimetterà o non verrà licenziato, sarà evidente che Erdogan ha voluto lanciare un messaggio chiaro. Dal punto di vista del cerimoniale, è un incidente incomprensibile. In circostanze di questo genere, ogni responsabile del protocollo esamina e riesamina la situazione con grande attenzione e verifica in anticipo che tutto sia a posto». Conviene indagare anche a Bruxelles, oltre che ad Ankara


Il colpo di tacco a spillo di DANIELA TAGLIAFICO

¶¶¶ Adesso che tutti si sono scatenati sul “sofagate” e sul vergognoso sgarbo di Erdogan, lasciatemi andare contro corrente. Ho scritto recentemente un romanzo, “Le coniugazioni del potere”, in cui uno dei protagonisti è un alto funzionario del cerimoniale del Quirinale (dove ho lavorato per qualche anno). Di gaffes ne ho viste tante.. 

Recep Tayyip Erdogan, uno dei leader più autoritari e crudeli del panorama contemporaneo, non è il solo responsabile dello scandalo. L’altro colpevole (e consapevole) sedeva al suo fianco: Charles Michel, presidente del Consiglio Europeo. Gli altri rei sono anonimi funzionari del cerimoniale Ue i cui nomi presumibilmente non usciranno mai fuori. 

Insomma in questo giallo si sono macchiate le mani in tanti, anche in Europa. Proviamo ad elencare tutti gli indizi. Cominciamo da chi dall’Europa sta fuori: la Turchia. Ha detto il ministro degli esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu: «È stato seguito il protocollo standard. La presidente della Commissione Europea non è stata trattata in modo diverso. La delegazione della Ue non ha chiesto una diversa disposizione». 

Il povero ministro degli Esteri turco, di cui nessuno al mondo ricorderà mai la faccia perché era seduto sul sofà di destra, di fronte a Ursula von der Leyen nelle memorabili immagini televisive, concentrate ovviamente sui tre protagonisti dello scandalo, dice una cosa vera e una falsa.
Il cerimoniale di Stato prevede questo ordine per le istituzioni europee: Presidente del Parlamento, Presidente del Consiglio europeo e infine Presidente della Commissione. Ankara (furbetta) si è attenuta a una interpretazione rigida.
Peccato che ci sia un altro dettaglio: in caso di vertici tra capi di Stato e di governo, il presidente del Consiglio Ue e quello della Commissione sono considerati pari grado. Tanto che proprio in Turchia, durante il G20 di Antalya, Donald Tusk e Jean Claude Juncker erano seduti al fianco di Erdogan. Quindi il ministro degli Esteri turco ha fatto il furbo (eufemismo), per conto del suo capo. Tana per la Turchia!!!! 

Dove è la verità? «La delegazione Ue non ha chiesto una diversa disposizione», ha detto il ministro Çavuşoğlu. Punto a favore di Ankara. Sputtanamento dell’Europa. 

E qui si apre un capitolo dolente. Mettete in ordine queste frasi: 

Charles Michel (quello che stava comodo sulla sedia vicino ad Erdogan): «Ursula ed io abbiamo scelto di non peggiorare una situazione deplorevole creando un incidente pubblico». (Ipocrita!! Assecondando il protocollo, ha delegittimato la presidente dell’Unione Europea, ha permesso cioè a Erdogan di creare un cuneo tra i vertici Ue);
Carlo Marsili, ex ambasciatore italiano in Turchia: «Quando si prepara una visita ci sono due parti che decidono minuto per minuto cosa succede: uno è il protocollo locale, in questo caso turco, l’altro dell’ambasciata della delegazione ospite. Il protocollo turco non agisce da solo». (Sagge parole!)
Il portavoce di Ursula Von der Leyen, Eric Mamer:
«La nostra delegazione era ristretta a causa del Covid» ( Fuoco, fuochino, fuocherello…). Come dire: ci siamo fidati di quanto deciso dai funzionari diplomatici del “pari grado” (si fa per dire) Charles Michel e da quelli dell’ambasciata Ue ad Ankara.
Massimo Sgrelli, ex capo del cerimoniale di palazzo Chigi: «Nei regimi autoritari il protocollo è ampiamente utilizzato per esaltare il leader o comprimere gli avversari. Se il capo del cerimoniale della presidenza turca non si dimetterà o non verrà licenziato, sarà evidente che Erdogan ha voluto lanciare un messaggio chiaro».
Ma aggiunge anche Sgrelli, da vero maestro in materia:
«Dal punto di vista del cerimoniale, è un incidente incomprensibile. In circostanze di questo genere, ogni responsabile del protocollo esamina e riesamina la situazione con grande attenzione e verifica in anticipo che tutto sia a posto».
Fine degli indizi.
Conviene indagare anche a Bruxelles, oltre che ad Ankara. 

P.S. A proposito di astuzie dittatoriali. Vi ricordate la foto di Putin che, seduto accanto alla Merkel nella sua stanza al Cremlino, fa entrare il suo labrador nero, ben sapendo che la povera Angela ha paura dei cani? ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Daniela Tagliafico

Laureata a Torino in Scienze Politiche, allieva di Norberto Bobbio e Luigi Firpo, è giornalista dal 1982. Ha lavorato molti anni con Enzo Biagi, collaborando con lui alle trasmissioni su Raiuno. Si è occupata di politica estera e interna nella redazione del Tg1, introducendo per la prima volta il “colore” nei servizi politici, in una stagione televisiva ancora molto paludata e tradizionalista. Del Tg1 è stata per molti anni vicedirettrice. Si è dimessa nel 2004 per protesta contro la mancanza di pluralismo e l’invadenza del governo sulla linea editoriale. Nel maggio 2006, con l’elezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica, ha assunto l’incarico di direttrice di Rai Quirinale. Un’esperienza privilegiata che le ha permesso di maturare attenzione e sensibilità istituzionale. Il Presidente della Repubblica le ha conferito l’onorificenza prima di “Cavaliere” poi di “Commendatore Ordine al merito della Repubblica Italiana”.