La scuola dopo il Covid: didattica innovativa per riparare le falle del sistema educativo

Un mese fa gli studenti delle superiori impegnati nelle lezioni a distanza erano quattro su dieci, finiti in un esercito di persone “invisibili”. Da oggi sono saliti a 6 milioni gli alunni costretti alle videolezioni da casa, con gravi danni nei processi di apprendimento. Ma come vincere la sfida del cambiamento? Come restituire alla scuola il ruolo di motore della crescita civile? E come combattere le diseguaglianze, come riavviare «una fase costituente della scuola» dopo la pandemia? Lorenza Carlassare, Gustavo Zagrebelsky e Sabino Cassese a Italia Libera sulla strada tracciata dalla nostra Costituzione 


 L’inchiesta di ANNA MARIA SERSALE

¶¶¶ Come è accaduto ai governi dell’immediato dopoguerra, ora l’Italia ha la responsabilità di avviare una nuova Ricostruzione dopo la tragedia del Covid. Innovazione, digitalizzazione, rivoluzione verde, infrastrutture, sono alcuni dei grandi temi in agenda. Ma il primo passo sarà quello di riparare le falle del sistema educativo avviando «una fase costituente della scuola». Lo ha detto Mario Draghi, convinto che non si realizzi il cambiamento senza giovani con nuove figure professionali e nuove competenze in campo scientifico. Per ripartire serve una scuola adeguata agli standard qualitativi dei Paesi europei. Tutto questo con una attenzione al disagio sociale. Il premier lo ha fatto capire in Senato citando un dato sfuggito ai più: «Nella prima settimana di febbraio soltanto 1.039.372 studenti delle superiori (il 61,2% del totale) ha potuto seguire la didattica a distanza». Dunque, quattro su dieci sono rimasti esclusi. Molti di loro sono spariti. Finiti in un esercito di persone “invisibili”. Un fenomeno destinato a crescere perché attualmente sono ben 6 milioni gli alunni costretti alle videolezioni da casa. 

Ma come vincere la sfida del cambiamento? Come restituire alla scuola il ruolo di motore della crescita? E, soprattutto, come combattere le diseguaglianze? Di questi temi abbiamo parlato con Lorenza Carlassare, giurista, insigne costituzionalista e accademica, prima donna in Italia a ricoprire la cattedra di diritto costituzionale, professoressa emerita all’Università degli Studi di Padova. «Occorre ripartire dalla nostra Costituzione, non sempre pienamente attuata, fondata sul principio dell’eguaglianza sostanziale dei cittadini. Bisogna impegnarsi perché vengano garantiti i diritti che vi sono contenuti, in particolare nell’articolo 3, che sancisce il principio di libertà e di eguaglianza dei cittadini». La professoressa Carlassare indica la strada da percorrere, poi aggiunge: «L’incultura è il primo ostacolo all’esercizio dei diritti. Tra gli ostacoli che frenano lo sviluppo della persona, oltre alla miseria, c’è l’ignoranza, che si traduce non soltanto in una minore capacità di comprendere la realtà ma anche in un danno economico per la società e per la vita stessa della democrazia. Democrazia e cultura vanno di pari passo. Senza cultura non c’è democrazia, diceva il filosofo del Diritto Norberto Bobbio».  

Da almeno un decennio moltissimi giovani non trovano sbocchi. Per rilanciare la mobilità va combattuta l’arretratezza del nostro sistema scolastico: siamo agli ultimi posti in istruzione, solo il 19,6 per cento ha un titolo di studio universitario, contro il 33,2 della media europea. «Non possiamo continuare ad avere uno dei più bassi livelli di istruzione e i più alti tassi di abbandono degli studi, i danni sociali sono gravissimi» osserva un altro insigne costituzionalista, Gustavo Zagrebelsky, professore emerito dell’Università di Torino, attento ai problemi dei giovani, che spesso va ad incontrare nelle aule scolastiche. E aggiunge: «Per combattere la dispersione scolastica ora occorre cambiare la scuola, deve essere diversa, deve far scoccare negli studenti la scintilla dell’interesse. I ragazzi non sono sacchi da riempire, ma candele da accendere. Ci siamo mai chiesti come deve essere una lezione e che cosa è una lezione? Gli insegnanti delle volte sono immessi in un’aula scolastica senza una specifica preparazione, c’è chi si limita a un riassunto o lettura del libro di testo, con una parafrasi direi che quello è un lavoro inutile». Zagrebelsky conclude con una citazione. In Russia sotto il regime staliniano Pavel Florenskij, scienziato e teologo, perseguitato in quanto intellettuale, fu fatto fucilare perché le sue idee alimentavano l’autonomia e il pensiero critico. Florenskij, infatti, era un didatta con una propria metodologia originale. Si contrapponeva ai vecchi sistemi sclerotizzati. Prima di iniziare un corso di filosofia all’Accademia di Mosca spiegò ai suoi studenti che «la lezione non è un viaggio su un tram che si trascina inesorabilmente su binari fissi». 

Florenskij a parte, noi di didattica innovativa abbiamo bisogno come il pane. Altrimenti si rischia di appiattire, omologare, scaricando sugli studenti le inefficienze del sistema. Ci sono aree di eccellenza, certo, ma la nostra scuola va cambiata, perché non basta affermare il diritto alla parità e all’istruzione per vederli realmente applicati, nonostante la nostra Costituzione sia una delle migliori del mondo e contenga il principio di eguaglianza sostanziale di tutti i cittadini. Una norma definita “rivoluzionaria” da un altro grande costituzionalista, Sabino Cassese, professore alla School of government della Luiss, e professore emerito dopo avere insegnato nelle Università di Urbino, Napoli, Roma, alla Normale di Pisa e alla New York University. 

Cassese si riferisce alla norma contenuta nell’art. 3, comma 2: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». È questo l’articolo della Costituzione che segna il passaggio dallo Stato di diritto − spiega Cassese − allo stato sociale, dal liberalismo alla liberal-democrazia. Una “super-norma” che costituisce l’ancoraggio costituzionale dei diritti sociali», consacrando l’impegno a cambiare la società e indicando la strada verso il socialismo democratico. 

L’ideatore della norma cristallizzata nell’articolo 3 della Costituzione repubblicana fu Massimo Severo Giannini, un trentenne professore di diritto che era stato attivo nelle file socialiste e che nel 1945 ricopriva la carica di capo di gabinetto del leader Pietro Nenni, al ministero per la Costituente. Dunque, il diritto di eguaglianza sostanziale (proveniente dalla tradizione del marxismo e del socialismo) si affermò nonostante la tradizione dei governi borghesi fosse quella dell’eguaglianza formale. E si affermò con la piena condivisione di tutte le forze politiche, cattolici, socialisti e comunisti. Dando vita alla “norma più rivoluzionaria” della nostra Costituzione, perché l’articolo 3, oltre a garantire ogni diritto di libertà individuale, con l’eguaglianza sostanziale impegna la Repubblica a cambiare la società per rimuovere gli ostacoli vecchi e nuovi.

E proprio ora l’Italia dovrebbe prepararsi a un grande cambiamento,  con scuole capaci di una didattica davvero inclusiva e di proposte formative in grado di dare prospettive occupazionali ai giovani, con investimenti adeguati perché torni ad essere un ascensore sociale. Nessuno dovrà essere vittima dello svantaggio ma avere pari condizioni per competere nella vita e nel lavoro. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Anna Maria Sersale

Giornalista professionista, ha lavorato al “Messaggero” dal 1986 al 2010. Prima la “gavetta” in Cronaca di Roma, fondamentale palestra per fare esperienza e imparare il mestiere, scelto per passione. Si è occupata a lungo di degrado della città, con inchieste sugli abusi che hanno deturpato il centro storico. Dal 1997 ha lavorato alle Cronache italiane, con qualifica di vice caposervizio, continuando a scrivere. Un filo rosso attraversa la sua carriera professionale: scuola, università e ricerca per lei hanno sempre meritato attenzione, con servizi e numerose inchieste.