La Sardegna e la bulimia del cemento: al via la legge del nuovo piano-casa

Le strutture alberghiere esistenti sono occupate durante l’anno solo tra il 22 e il 9,1% ma la Regione dà il via a nuove colate di cemento. Lungo le coste e nelle campagne la giunta sardo-leghista consente incrementi volumetrici e l’utilizzo a fini abitativi dei seminterrati. Un piano di speculazione edilizia, denuncia il Gruppo di intervento giuridico: «il governo impugni la legge Solinas “scempia-coste” davanti alla Corte costituzionale». Il ministero dei Beni culturali e paesaggistici lo ha già fatto per tutte le altre leggi regionali contro la privatizzazione strisciante delle spiagge e dei beni identitari dell’isola


L’analisi di STEFANO DELIPERI, presidente Gruppo di intervento giuridico

¶¶¶ Era una cambiale politica da pagare e la giunta sardo-leghista di Christian Solinas ha deciso di pagarla a cavallo di Capodanno, forzando i vincoli di inedificabilità costiera con altro cemento. Una politica tanto miope quanto deleteria, che finisce per rendere la Sardegna un miserabile contenitore di metri cubi e poco più. Pur chiamandolo “piano casa”, l’ennesimo, esso non c’entra, difatti, nulla con l’autentico piano casa che negli anni ’50-’60 del secolo scorso fornì davvero una casa a milioni di italiani dopo le devastanti distruzioni della Seconda guerra mondiale. 

Il testo approvato dal Consiglio regionale contiene norme, talune anche pasticciate e confuse, che consentono enormi aumenti volumetrici per le strutture ricettive situate oltre la fascia costiera dei 300 metri dalla battigia marina anche del 50%. Previste variazioni di destinazione d’uso e incrementi volumetrici nelle aree agricole, con una vera e propria compravendita di crediti volumetrici fra aziende ricettive. C’è poi l’incremento degli utilizzi abitativi dei seminterrati, che tanti lutti hanno causato nelle troppe calamità innaturali che hanno afflitto la Sardegna a causa della cattiva gestione del territorio. Il solo contentino della rinuncia agli incrementi volumetrici anche nella fascia di tutela integrale dei 300 metri dalla battigia marina è ben poca cosa, una semplice foglia di fico.

Ciò di cui parliamo è un piano per la speculazione edilizia. Il testo è denso di illegittimità, non potendo la Regione autonoma della Sardegna eludere l’obbligo di pianificazione paesaggistica congiunta in tutta la fascia costiera e nelle aree agricole tutelate. I provvedimenti che individuano aree costiere tutelate con vincolo paesaggistico lungo le coste sarde sono una sessantina, tutelandone circa il 75-80%. La giurisprudenza costituzionale in materia è chiara e inequivocabile. 

L’ennesima illegittima proroga del cosiddetto piano casa (la legge regionale 24 giugno 2020, n. 17) è stata già impugnata dal Governo davanti alla Corte costituzionale (delibera Consiglio dei Ministri del 7 agosto 2020). Oltre al pesante degrado della risorsa ambientale, che allontanerebbe parecchi turisti, basta evidenziare in proposito il ridotto tasso di occupazione delle strutture esistenti: 22% per le strutture alberghiere e 9,1% per quelle extralberghiere (dati inferiori alla media italiana, ma in linea con quelli delle regioni competitor italiane: Sicilia, Puglia e Calabria). I motivi risiedono nella forte stagionalità dei flussi, tipica del turismo marino-balneare. Le strutture vengono utilizzate per non più del 54% nel mese di agosto e solamente per l’1% nei mesi di gennaio e di dicembre (dati XXIV Rapporto Crenos sull’economia della Sardegna, 2017).

Non solo. Il recente report della Cna, elaborato sui dati Istat, indica in ben 261.120 le “abitazioni vuote”, cioè il 28,2% del patrimonio edilizio complessivo e propone una soluzione intelligente sia in chiave turistica che nel contrasto al consumo del suolo: «la creazione di alberghi diffusi, alberghi residenziali e B&B, concepiti come sistema a rete a gestione centralizzata delle prenotazioni e dei servizi accessori (dalle pulizie, alla ristorazione, alle visite guidate, al noleggio di mezzi di trasporto, ecc.)». È un modello di offerta ricettiva di recente diffusione in Italia ed Europa, tra l’altro riconosciuto in modo formale per la prima volta proprio in Sardegna con una normativa specifica del 1998, con cui si offre agli ospiti «l’esperienza di vita in un autentico borgo storico o in un piccolo nucleo rurale, alloggiando in case e camere che distano non oltre 200 metri dal “cuore” dell’albergo diffuso, dove è situata la reception, gli ambienti comuni, l’area ristoro e tutti gli altri servizi che contraddistinguono l’ospitalità alberghiera».

Il potenziale isolano è notevole e potrebbe rivitalizzare i tanti borghi semi-abbandonati. I numeri lo dimostrano: «Nel 2018 i 14 alberghi diffusi e gli 80 alberghi residenziali, con una offerta complessiva di 14.278 posti letto (l’1,5% delle strutture e il 6,5% dei posti letto), hanno infatti accolto 192.756 arrivi e 1.182.513 presenze, pari rispettivamente all’8,1% degli arrivi e l’11% delle presenze complessivamente registrate in regione». Per migliorare l’offerta turistica sembrano prioritarie altre iniziative, a iniziare dal radicale miglioramento dei collegamenti aerei e navali in regime di continuità territoriale o comunque attraverso meccanismi di abbattimento dei costi per i non residenti, continuando con una politica efficace delle aree naturali protette e dei beni culturali per ampliare offerta e stagione turistica. Per esempio, l’istituzione del parco naturale della Giara in connessione con l’area archeologica di Barumini, itinerari eno-gastronomici e culturali locali, per finire con la promozione di veri e propri “pacchetti turistici” specifici per mete ed eventi lungo l’arco dell’anno. Insomma una politica di promozione turistica degna di questo nome, cosa che la Sardegna non ha mai avuto.

La legge regionale scempia-coste è solo l’ultimo pessimo esempio di politica ambientale dell’Amministrazione Solinas, l’ennesima norma illegittima adottata per favorire interessi particolari: finirà anch’essa davanti alla Corte costituzionale come già avvenuto per tutte le altre leggi regionali sarde concernenti la privatizzazione strisciante delle spiagge e dei beni identitaria dell’isola. Per quanto ci riguarda, non molleremo. ♦ 

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Foto: sotto il titolo, Cala Malfatano; in alto, alluvione a Capoterra il 22 ottobre 2008 con quattro morti [credit Roberto Pili]; al centro, panorama di Bosa [credit Sardegnaturismo.it]; in basso, panorama di Aritzo [credit Sardegnaturismo.it]

About Author

Stefano Deliperi

Nato a Cagliari nel 1964, ha vissuto in varie città e cittadine nella Penisola prima di ritornare in Sardegna. Non ne aveva nessuna voglia, ma oggi non se ne andrebbe via nemmeno pagato a peso d’oro, perché – nonostante tutto – la qualità della vita non ha molti paragoni. Maturità classica, laurea in giurisprudenza, è funzionario direttivo della Corte dei conti. Pratica sport e trekking in particolare, è presidente dell’associazione ambientalista Gruppo d’Intervento Giuridico odv. Autore di oltre un centinaio di pubblicazioni nelle materie del diritto ambientale, ritiene che conoscenza e applicazione delle norme sulla tutela dell’ambiente e della salute pubblica siano fondamentali per assicurare un presente e un futuro a noi e alla nostra amata Terra.