Riapre a Roma il Mausoleo di Augusto e Donna Virginia è già in pista “Ner Corea”

A differenza dell’altro monumento funebre circolare di Adriano a Castel Sant’Angelo, il Mausoleo di Augusto ha avuto una vita più tribolata. In rovina con la caduta dell’Impero romano, saccheggiato, tramutato in fortilizio nel Medioevo, nonché giardino all’italiana nel Rinascimento, arena per la Giostra delle Bufale, un’incruenta corrida alla romana, girandola per fuochi d’artificio, quindi teatro e sala ricevimenti. Celebre il banchetto in onore di Giuseppe Garibaldi messo al tavolo apparecchiato in mezzo al palcoscenico. È finito come cava di marmo a onore e gloria del Vittoriano di Piazza Venezia


di PINO COSCETTA

¶¶¶ Il primo marzo, con sospetta fretta dal sapore elettorale, la sindaca Virginia Raggi ha ufficialmente riaperto, dopo 14 anni di restauro, il Mausoleo di Augusto. Le prenotazioni obbligatorie sul sito mausoleodiaugusto.it sono partite dal dicembre dello scorso anno. Le visite avranno luogo dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 16. Fate con comodo, perché tanto fino ad aprile è tutto prenotato. Cinquanta minuti per visitare uno dei più grandi monumenti circolari di Roma antica, risalente al 28 avanti Cristo. A differenza dell’altro monumento funebre circolare, quello di Adriano sull’altra sponda del Tevere diventato Castel Sant’Angelo, il Mausoleo di Augusto ha avuto una vita molto più tribolata. 

Andato praticamente in rovina dopo la caduta dell’Impero romano, saccheggiato a più riprese, tramutato in fortilizio nel Medioevo, nonché giardino all’italiana nel Rinascimento, sul finire del 1700 diventò arena per la Giostra delle Bufale, un’incruenta corrida alla romana, allestita dal marchese Antonio Correa, portoghese, proprietario dell’ex palazzo Soderini (Mausoleo compreso), e marito di Maria Maddalena Maccarani la cui famiglia sollazzava la Roma dei Papa-Re gestendo i più importanti teatri romani, primo tra tutti il Teatro delle Dame in vicolo Alibert, al Babuino. 

Il matrimonio con la Maccarani fu determinante per il Mausoleo. Da arena per la giostra delle Bufale, cominciò ad ospitare girandole e fuochi d’artificio e infine, sulla spinta dei Maccarani, diventò teatro. Il Teatro Correa, ribattezzato dai romani “Er Corea”, dall’800 al 1938 diventò Auditorium. A detta dei musicisti, per l’acustica uno dei migliori di Roma.

Ma, come accade ancora oggi, in tempi di magra, la sala “der Corea” cambiava pelle secondo la bisogna. Il 14 febbraio del 1875, per esempio, fu trasformata dalle Società Operaie di Roma in sala da banchetto in onore di Giuseppe Garibaldi. L’eroe dei due mondi, circondato dai dirigenti delle varie società operaie e dai politici del tempo, fu doverosamente sistemato al grande tavolo apparecchiato in mezzo al palcoscenico, in maniera che i soci operai, sistemati in lunghe tavolate nella sottostante platea, potessero godere al meglio la vista dell’imbacuccato generale. La cena di Garibaldi, a confronto della Giostra delle Bufale e dei “Fochetti” di mezzagosto, fu un intrattenimento di alto livello. Come Auditorio, proprio per le sue qualità acustiche, conobbe maggiori fortune.

Ma il peggio, o il meglio, doveva ancora venire. Alla maniera degli antichi Barberini, i Savoia regnanti, tramutarono “Er Corea” in cava dei marmi per erigere un altro funebre monumento, il Vittoriano di piazza Venezia. Ma non era finita. Sul finire degli anni ’30 del secolo scorso per dare sfogo al furore di Mussolini, sempre alla ricerca della romanità perduta, l’ingegnere Vittorio Ballio Morpurgo butta giù tre ettari di fabbricati cancellando piazza degli Otto Cantoni, gran parte di via delle Colonnette, vicolo degli schiavoni e parte di via dei Pontefici. E smantellò fino all’ultimo chiodo l’Auditorio “der Corea”, per rendere ai romani lo scheletro quel che era restato del fu grande Mausoleo di Augusto. Petrolini avrebbe detto “più snello e più nudo che pria”.

A quei tempi i romani erano abituati ad abbattimenti e sventramenti littori. Per aprire Corso del Rinascimento, per esempio, abbatterono tutta una spina di palazzi, alcuni storici di gran valore. Quando un gerarca durante l’inaugurazione chiese a Trilussa “due parole sull’opera”, il poeta rispose: “Se questo è il Corso del Rinascimento, ogni aborto sarebbe un lieto evento”. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Foto: sotto il titolo, rendering del progetto di riqualificazione di Francesco Cellini per Piazza Augusto Imperatore; in alto, Teatro Correa interno auditorium, 1925; in basso, Giuseppe Garibaldi festeggiato con una cena al Teatro del Corea, 1875 

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Pino Coscetta

Caporedattore - Giornalista e scrittore, è entrato al “Messaggero” a 22 anni e ha concluso la sua carriera lavorativa con la qualifica di caporedattore centrale. Durante la lunga permanenza nella redazione di via del Tritone, ha ricoperto per molti anni i ruoli di caposervizio delle province e di caporedattore delle Regioni. Da scrittore inizia con una raccolta di racconti giovanili, “Scirocco” (1966), e si dedica per un lungo periodo a saggistica, libri di storia locale e viaggi. Tra le più recenti pubblicazioni: “Viaggio in Abruzzo con Giorgio Manganelli”; “Il mistero di Tomar”; “Palazzo Podocataro, la casa-museo del cardinale di papa Borgia”; “Tre secoli nel Tridente”; “Divieto d’Orvieto”; e, con Vittorio Emiliani, “La discesa del Tevere e altre storie di fiumara”.