La pandemia accresce le nuove diseguaglianze; «quelle vecchie incancreniscono»

Per la Caritas, in Italia i poveri «post Covid» sono 450 mila in più. Il “tappo” del blocco dei licenziamenti per l’emergenza è destinato a saltare. Nella terza parte della nostra inchiesta sulle conseguenze sociali del Coronavirus, parla la sociologa Chiara Saraceno: «Si allarga la divaricazione tra chi ha un reddito garantito e chi no. E tarpiamo le ali a una larga fetta di giovani»


intervista di ANNAMARIA SERSALE

− Viviamo in un clima di grande incertezza, il blocco dei licenziamenti è stato prolungato fino a marzo, ma le famiglie sono in affanno
«Rischiamo di perdere migliaia di posti di lavoro. Sì, c’è il blocco dei licenziamenti, ma non abbiamo ancora programmato il dopo… Non si sta facendo nulla, con il pericolo di creare un “tappo” che, finito il blocco, potrebbe esplodere. Per chi ha contratti a termine, per esempio, il rischio di restare senza lavoro è maggiore. Se l’azienda è in crisi basta che non vengano rinnovati quei contratti e i lavoratori finiscono per strada». Abbiamo intervistato Chiara Saraceno, sociologa dell’Università di Torino, per parlare dei disagi che toccano la vita quotidiana delle famiglie.

− Professoressa Saraceno, qual è il problema maggiore creato dall’emergenza Covid?
«Le disuguaglianze. Perché la crisi provocata dal Covid non colpisce tutti allo stesso modo. Dipende. Dipende se uno ha il lavoro o non ce l’ha, se uno ha il reddito garantito (comunque vada il futuro, come accade per i dipendenti pubblici) oppure no. Migliaia di impiegati e operai si sono trovati con la busta paga ridotta per il passaggio alla cassa integrazione. Con la crisi pandemica aumentano le disuguaglianze, quelle vecchie incancreniscono, peggiorano. E se ne aggiungono di nuove. Commercianti e ristoratori, per esempio, improvvisamente si trovano dall’altra parte della barricata, con un crollo del reddito. E poi ci sono disuguaglianze che toccano in particolare i giovani».

− Si riferisce alla disoccupazione giovanile?
«Le famiglie sono in angoscia per il lavoro dei giovani, non avevamo superato la crisi del 2008 tornando ai livelli precedenti che siamo piombati in questa nuova crisi economica. Stanno aumentando sia le disuguaglianze tra generazioni, sia quelle di genere. Un fenomeno che tocca anche i più giovani. Con le lezioni a distanza, per esempio, c’è una caduta in termini di apprendimento. Le famiglie con condizioni economiche migliori e con più attrezzature tecnologiche possono garantire ai figli un maggiore sostegno. So di casi in cui ciascun membro della famiglia possiede un computer, un cellulare e un tablet, anche perché gli adulti sono spesso in smart working. Ma ci sono anche ragazzi che vivono in spazi ristretti e seguono le lezioni in cucina. Dunque, parliamo di due mondi completamente diversi». 

− Abbiamo 2 milioni di giovani che non lavorano e non seguono percorsi di formazione.
«Purtroppo un record molto negativo, con gravi conseguenze sociali. Abbiamo alte percentuali di abbandono degli studi, in questo periodo poi molti spariscono. Non accade soltanto nelle fasce del disagio e della povertà. Mancando la scuola non hanno motivazione. La Germania e la Gran Bretagna chiudono tutto o quasi, ma tengono aperte le aule. Ai giovani abbiamo tolto tutto, sport, tempo libero, almeno salviamo la scuola. Stiamo tarpando le ali a una larga fetta di giovani». 

− Circolava la proposta di lasciare a casa tutti gli over 70, proposta tramontata. Lei comunque pensa che in questo momento gli anziani debbano fare un passo indietro?
«Non dico che debbano essere reclusi in casa, credo che si possa scegliere una forma di auto limitazione riducendo la propria socialità, dando così un personale contributo. Trovo sconcertante che nessuno si scandalizzi del fatto che ai giovani abbiamo tolto tutto senza preoccuparcene neanche un po’».  

− Si fanno strada atteggiamenti antiscientifici, c’è perfino chi nega l’esistenza del virus e del contagio…
«Ciascuno crede quello che vuole, quello che rassicura di più di fronte all’angoscia. C’è chi pensa che muoiano solo i vecchi, ma non è così. Però, gli esperti da un lato e i media dall’altro hanno un po’ di responsabilità, perché se in televisione vedo litigare ciascuno con la “sua” verità a chi devo credere? Questo tipo di scontro produce ansia. Le discussioni scientifiche andrebbero riportate nel loro ambito».
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(3 – Fine. Le puntate precedenti sono state pubblicate martedì 10 e sabato 14 novembre) 

About Author

Anna Maria Sersale

Giornalista professionista, ha lavorato al “Messaggero” dal 1986 al 2010. Prima la “gavetta” in Cronaca di Roma, fondamentale palestra per fare esperienza e imparare il mestiere, scelto per passione. Si è occupata a lungo di degrado della città, con inchieste sugli abusi che hanno deturpato il centro storico. Dal 1997 ha lavorato alle Cronache italiane, con qualifica di vice caposervizio, continuando a scrivere. Un filo rosso attraversa la sua carriera professionale: scuola, università e ricerca per lei hanno sempre meritato attenzione, con servizi e numerose inchieste.