La “generazione Covid” e i danni psicologici nell’età evolutiva

«I bambini sanno accettare le regole, se i genitori sono sereni», spiega a Italia Libera la psicologa dell’età evolutiva Anna Oliverio Ferraris. «Davanti al computer, i ragazzi sono spinti a costruirsi vie di fuga attraverso i social, col rischio di restare ancorati a una interminabile adolescenza». La prima puntata di una nostra inchiesta sulle conseguenze sociali del Coronavirus


L’inchiesta di ANNA MARIA SERSALE

La crisi planetaria provocata dal coronavirus colpisce duro. La vita è cambiata, il lavoro, la scuola, la mobilità, le relazioni sociali. Nulla è più come prima. Uno stress-test che va avanti da oltre otto mesi. Ci siamo dovuti abituare a forme di lockdown diffuse, a regole e prescrizioni che cambiano in fretta, adattando i nostri stili di vita. Sappiamo che l’emergenza non finirà presto. I numeri del virus preoccupano. Dalle 22 alle 5 in tutta Italia ci sarà il coprifuoco, introdotto dal nuovo Dpcm (valido fino al 3 dicembre).  

A volte c’è la sensazione di perdere il controllo della propria vita. La paura del contagio, la paura per i figli o per i genitori anziani, la paura della crisi economica. Le famiglie hanno finora dato prova di fermezza, ma l’emergenza si prolunga e preoccupano le tante ipoteche sul futuro. Crescono ansia e depressione. Fenomeni trasversali, che in forma e intensità diversa colpiscono un po’ tutte le fasce di popolazione. In particolare gli anziani, che sono i più fragili. Ma ora c’è anche un’allerta giovani. Psicologi e studiosi lanciano l’allarme: bambini e adolescenti in questa fase sono i più colpiti, sono loro che soffrono nel lungo termine delle conseguenze psicosociali della pandemia.  

C’è una “generazione Covid” su cui questa tragedia lascia il segno. La psicologa dell’età evolutiva, Anna Oliverio Ferraris, della Sapienza, avverte: «Il lockdown è un impoverimento, bisogna stare molto attenti. Ora i bambini sono spaesati, si aspettano che gli adulti possano ripristinare le condizioni di prima. Non è così. Possiamo aiutarli con il gioco e un minimo di attività sociale, cose importantissime. Il gioco è una grande terapia. Serve a vincere le paure dei bambini. Nella realtà c’è un nemico invisibile che ci minaccia, il Covid. Ma il bambino nel gioco simbolico o di fantasia, capovolge la situazione ed è lui il vittorioso. Una specie di psicodramma, attraverso il quale egli supera il disorientamento e la paura di essere infettato». 

Mascherine, lavaggio mani, distanza. «Facciamoli giocare in cortile, al parco, rispettando le regole − continua la professoressa Oliverio Ferraris −. I bambini sanno accettare le regole, l’importante è che i genitori siano sereni. Le incertezze, le oscillazioni, il cambio dei ritmi possono avere conseguenze negative. È importante che facciano movimento, poiché il movimento, che produce la proteina c-FOSS, stimola tutto il corpo favorendo non solo lo sviluppo fisico, ma anche quello del cervello, del sistema nervoso e dell’intelligenza. Importante che i bambini continuino a mantenere gli orari e che vadano a scuola per quanto possibile. Per loro la scuola è un mondo ricco di esperienze».

Quanto sia alto il livello di preoccupazione lo rivela anche un altro provvedimento contenuto nel nuovo Dpcm: l’uso obbligatorio delle mascherine in classe anche per i bambini delle scuole elementari. Una misura adottata guardando ad altri paesi europei ma che ha suscitato molte critiche. Il governo sostiene che, come per gli adolescenti, le misure di distanziamento fisico non bastano. E proprio gli adolescenti sono l’altro soggetto in sofferenza. Trascorrono l’intera giornata davanti agli schermi, connessi tra lezioni a distanza e chat parallele con compagni di classe e amici. 

Paradossalmente, ora, è proprio l’istituzione scuola che sdogana l’uso di smartphone, tablet e pc, inevitabile conseguenza delle misure restrittive. «È vero − osserva ancora la professoressa Oliverio Ferraris −, l’interruzione di attività basilari come quelle scolastiche, chiusure, limitazioni e solitudine creano danni alle nuove generazioni che passano troppe ore navigando in rete». Ora tutto passa dalla rete, lavoro, scuola e rapporti sociali. E in casa aumentano le tensioni, con baruffe tra genitori e tra genitori e figli. Dunque, nell’era Covid i ragazzi sono maggiormente spinti a costruirsi vie di fuga attraverso i social, a “vivere” nella dimensione virtuale del web, connessi ma sganciati dalla vita, con il rischio di restare ancorati alla loro interminabile adolescenza.  (1 – Continua) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Anna Maria Sersale

Giornalista professionista, ha lavorato al “Messaggero” dal 1986 al 2010. Prima la “gavetta” in Cronaca di Roma, fondamentale palestra per fare esperienza e imparare il mestiere, scelto per passione. Si è occupata a lungo di degrado della città, con inchieste sugli abusi che hanno deturpato il centro storico. Dal 1997 ha lavorato alle Cronache italiane, con qualifica di vice caposervizio, continuando a scrivere. Un filo rosso attraversa la sua carriera professionale: scuola, università e ricerca per lei hanno sempre meritato attenzione, con servizi e numerose inchieste.