La formazione al bivio post pandemia: integrazione scuola-lavoro e competenze scientifiche alte 

La nuova maturità del ministro Patrizio Bianchi: un elaborato ampio e personalizzato sulle materie di indirizzo, da concordare con il Consiglio di classe. Libera scelta del mezzo espressivo. Il premier Draghi punta sulla preparazione tecnica degli Istituti superiori. Con il Programma nazionale di ripresa e resilienza, 1,5 miliardi di euro saranno destinati a questi istituti, 20 volte il finanziamento di un anno normale pre-pandemia. Fallita l’attuale alternanza scuola-lavoro, si passa all’integrazione scuola-lavoro come in Germania, con la reale presenza dei ragazzi in azienda


L’analisi di ANNA MARIA SERSALE

¶¶¶ Maturità al tempo del Covid. Come nel 2020 solo colloquio orale e niente scritti. Il sedici giugno il via alle prove. Clima disteso, dopo questo strano anno di scuola a singhiozzo − tra didattica a distanza e poche lezioni dal vivo −, gli esaminatori terranno conto delle difficoltà vissute da tutti per l’emergenza sanitaria. Ma c’è una novità, introdotta dal neo ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi: «I candidati dovranno presentare un elaborato ampio e personalizzato sulle materie di indirizzo, da concordare preventivamente con il consiglio di classe». Libera la scelta del mezzo espressivo. Potrà essere un testo scritto, un prodotto multimediale, oppure una prova pratica. Il lavoro svolto sarà l’incipit, per passare poi al colloquio orale toccando le diverse discipline. L’intento di Bianchi è duplice: valutare meglio la preparazione dei ragazzi e dare loro la possibilità di esprimere un pensiero critico, attraverso l’argomento scelto. Sarà valutato anche il percorso scolastico, comprese le attività in altri ambiti, sport, volontariato, attività culturali. 

Patrizio Bianchi, sessantotto anni, si è messo subito al lavoro. Un curriculum denso il suo. Laureato in economia all’università di Bologna con Romano Prodi, si è specializzato alla London School of Economics and Political Sciences. Ha poi fondato la facoltà di Economia dell’università di Ferrara, di cui poi è divenuto rettore. È stato anche presidente della Fondazione della Conferenza dei rettori e successivamente assessore per scuola, università e lavoro dell’Emilia-Romagna, nonché direttore scientifico della Fondazione Big Data e intelligenza artificiale. Ha guidato infine la task force voluta dalla ministra uscente Lucia Azzolina. Ma c’è un altro suo incarico, come titolare della cattedra Unesco “Educazione, crescita e uguaglianza”, che fa capire quali saranno le sue priorità. Bianchi vuole combattere l’abbandono scolastico e recuperare le ore di scuola perse perché sa che ci sono carenze formative e di apprendimento che il covid ha fatto aumentare in modo preoccupante. Per farlo vuole ripartire dal Mezzogiorno. 

Si calcola che almeno seicentomila ragazzi (in Italia) siano svantaggiati per la prolungata chiusura delle scuole, ma ora i fondi messi a disposizione dall’Europa sono l’occasione storica per un cambio di passo. Lo ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi durante il discorso in Senato. Ma al premier interessa un progetto di più ampio respiro. Per lui è urgente ripensare l’intero percorso scolastico, dando una particolare attenzione agli Istituti tecnici. Infatti, dopo avere usato parole di apprezzamento per la cultura umanistica, ha detto con chiarezza che il mondo globalizzato e le trasformazioni tecnologiche incalzanti ci spingono a ridisegnare alcuni percorsi. Partendo dal Next generation Eu, un’opportunità per rilanciare il Paese e guardare al futuro, andando anche oltre. Perché abbiamo davanti sfide epocali: non solo «la transizione verso la green economy» ma anche  «la transizione culturale». 

Nella presentazione del suo programma in Parlamento Draghi ha poi sottolineato che siamo chiamati a disegnare un percorso educativo che combini «la necessaria adesione agli standard qualitativi richiesti anche nel panorama europeo con innesti di nuove materie e metodologie». Ha in testa il modello tedesco e in parte quello francese. In Francia e in Germania, ad esempio, gli Itis sono un pilastro importante del sistema educativo, che tiene conto delle esigenze del mercato. Dice Draghi che è stato stimato in circa 3 milioni, nel quinquennio 2019-23, il fabbisogno di diplomati degli istituti tecnici nell’area digitale e ambientale. Il Programma nazionale di ripresa e resilienza assegna 1,5 miliardi di euro a questi istituti, 20 volte il finanziamento di un anno normale pre-pandemia. «Però − ammonisce il premier − senza innovare l’attuale organizzazione di queste scuole rischiamo che quelle risorse vengano sprecate».

La Germania, primo paese manifatturiero in Europa, ha consolidato un primato non da poco nella formazione professionale. Da noi, invece, c’è una situazione a macchia di leopardo, con aree di eccellenza in Lombardia, Piemonte e particolarmente in Emilia-Romagna. Prima della crisi economica e prima del Covid molte industrie del Nord “prenotavano”  i ragazzi migliori mentre erano ancora a scuola e li assumevano appena conseguito il titolo. La globalizzazione, la trasformazione digitale e la transizione ecologica stanno da anni cambiando il mercato del lavoro e richiedono continui adeguamenti. Il premier vorrebbe poter contare su un diverso modello di istituti tecnici, capaci di formare giovani con competenze scientifiche alte, preparati a lavorare nella economia del futuro. Non a caso Draghi ha scelto come ministro dell’Istruzione Bianchi, che ha sempre pensato a una scuola che guarda al lavoro e all’apporto delle nuove tecnologie. Il primo passo dovrebbe essere quello di abbandonare l’attuale alternanza scuola-lavoro (fallita nella gran parte dei casi) per passare all’integrazione scuola-lavoro, che prevede, come in Germania, la reale presenza dei ragazzi in azienda. Un mondo diverso per quando usciremo dalla pandemia. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: in alto, il nuovo ministro della Pubblica istruzione P<trizio Bianchi

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Giornalista professionista, ha lavorato al “Messaggero” dal 1986 al 2010. Prima la “gavetta” in Cronaca di Roma, fondamentale palestra per fare esperienza e imparare il mestiere, scelto per passione. Si è occupata a lungo di degrado della città, con inchieste sugli abusi che hanno deturpato il centro storico. Dal 1997 ha lavorato alle Cronache italiane, con qualifica di vice caposervizio, continuando a scrivere. Un filo rosso attraversa la sua carriera professionale: scuola, università e ricerca per lei hanno sempre meritato attenzione, con servizi e numerose inchieste.