In ricordo di Mario Torelli, maestro di archeologia e di coraggio civile

Conosceva il prima, il durante e il dopo della nostra storia. Con le sue ricerche a Gravisca trovò l’approdo del porto di Tarquinia dove si coltivava il mito di Adone. Accademico dei Lincei e vincitore del prestigioso Premio Balzan, il nostro più illustre etruscologo ci ha lasciati e nessun “giornalone” se n’è accorto. Povera Italia!


di VITTORIO EMILIANI   

Mario Torelli è stato uno dei grandi e originali archeologi degli ultimi cinquant’anni. Ma, tranne, meritoriamente, il domenicale del Sole 24 Ore, non gli è stato dedicato dai giornali nazionali e tantomeno dalle Tv un solo rigo, una sillaba per ricordarne l’immenso lavoro, anche didattico svolto soprattutto sul periodo etrusco, ma non solo. Amava definirsi “archeologo classico”, cioè uno che conosceva il prima, il durante e il dopo. Eppure Mario era Accademico dei Lincei, vincitore del prestigioso Premio Balzan e di altri premi. Niente di niente.  

Io ne sono stato molto amico e ne ho fatto un Ritratto per Radio Radicale rinvenibile nel sito “Maestri da ricordare” (questo è il link per riascoltarlo: http://www.radioradicale.it/scheda/620640/maestri-vittorio-emiliani-ricorda-mario-torelli). Vorrei però ricordare qui, in breve, alcuni episodi. Alla fine degli anni ’50 (era nato nel 1937 a Roma) Mario conosceva bene il Cinese al punto di essere scelto come interprete per la prima delegazione della Cina di Mao venuta a Roma. Talmente brillante che gli offrono borse di studio e altro a Pechino. Non se la sente e diventa un iscritto alla Sapienza, allievo di Massimo Pallottino (di destra), ma di nascosto frequenta il corso di Ranuccio Bianchi Bandinelli (di sinistra), e ha seri problemi col primo.  

Farà ricerche straordinarie a Gravisca il porto etrusco di Tarquinia e troverà, dopo il porto di Civitavecchia, l’approdo, distrutto dagli “invasori” romani, dove si coltivava il mito di Adone. Il ragazzo amato senza rimedio dalla stessa Afrodite è avversato dal dio della guerra Ares che, trasformatosi in feroce cinghiale, lo sbrana. Ma Afrodite non ci rinuncia, lo segue all’Ade, lo “ricrea” come un anemone… A Gravisca la “festa della canicola” è dedicata ad Adone, con raduni di prostitute che ballano, ballano, bevono, sfrenate. Ebbene l’equipe di Torelli, cerca e ricerca, trova sulla costa, sott’acqua, tutta una serie di reperti di quelle remote feste.  

Poi diventa docente universitario, prima a Cagliari e poi a Perugia dove terrà corsi ammirati, molto liberi e originali, sempre vulcanico. Lo ingaggio per il Messaggero negli anni ’80 anche perché scrive in un italiano chiaro ed elegante e racconta. A Perugia ha polemiche forti quando i “baroni di Medicina” praticamente cancellano le riviste di archeologia. Quando, in pensione, gli viene di fatto negato il titolo di Emerito. «Sono il solo docente universitario non emerito per cattivo carattere», ridacchia con me. Uomo di sinistra sta per diventare col ministro Diliberto di Rifondazione direttore del Ministero. Purtroppo Oliviero Diliberto va altrove. Poi Mario torna a scavare, molto anche nel Sud, per esempio a Policoro in Basilicata, ma pure a Capaccio (Paestum), però il suo più grande e approfondito lavoro di ricognizione e di scavo lo svolge a Cortona, Lucumonia etrusca fondamentale. 

Recupera materiali straordinari e li espone col suo rigore scientifico e con la sua chiarezza di visione. Ma il nuovo Museo è comunale e in Comune combinano un pasticciaccio affidandolo ad un elemento locale “gradito”, non archeologo qualificato. Vado a Cortona con mia moglie Annarita per questo suo nuovo Museo, Mario ce le racconta e ce lo spiega. Ma è furibondo: «Adesso vi saluto e me ne vado, non salgo certo sul palco con le autorità», mi fa sarcastico. E così sarà. Un italiano straordinario, mai rassegnato, un maestro di coraggio civile. Eppure non ha meritato neppure una citazione sui giornaloni, né tantomeno sulla Rai-Tv nazionale. Viva l’Italia!

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Foto: sotto il titolo, Mario Torelli a Pompei nell’insula dei casti amanti [foto di Massimo Osanna, credit “Globalist Syndication”]; al centro, un primo piano di Torelli e una sua lectio magistralis fra gli scavi di Tarquinia; in basso, scavi a Gravisca nell’antico porto di Tarquinia

About Author

Vittorio Emiliani

Direttore onorario - È nato a Predappio in Romagna. Ha iniziato l’attività giornalistica a Voghera concorrendo con Alberto Arbasino e altri giovani pubblicisti a creare nel 1956 “Il Cittadino” e dirigendo, a Pavia, “Ateneo Pavese”. Collaboratore dal ’56 di “Comunità” di Adriano Olivetti, poi del “Mondo” di Mario Pannunzio e de “L’Espresso” di Arrigo Benedetti. Dal 1961 al 1974 ha lavorato al “Giorno” di Italo Pietra, redattore e poi inviato di economia e politica. È stato inviato speciale anche al “Messaggero” che ha poi diretto dall’80 all’87. Collabora a quotidiani e riviste. Ha all’attivo una trentina di libri, gli ultimi “Roma capitale malamata” (il Mulino) e “Raffaello tradito” (Edizioni Bordeaux). Autore di numerose inchieste tv prima dell’avvento dei craxiani. Membro del Consiglio d’amministrazione della Rai dal ’98 al 2002, di cui è stato anche presidente pro tempore per alcuni mesi. Collabora attivamente con Radio Radicale.