In Abruzzo è battaglia sulla Majella: si scrive con la “i” o con la “j”? Spunta pure la “y”

Era la dea più bella delle Pleiadi, fuggì dalla Frigia per portare in salvo, sulla Montagna madre, il suo unico figlio. L’amatissimo Ermes morì sotto la neve e fu seppellito sul Gran Sasso. Sulla Majella morì anche la madre, stremata, con lo sguardo fisso al mare. Da allora il monte prese la forma della donna impietrita dal dolore. L’Accademia della Crusca mette fine alla leggenda di Maja e riscrive il nome della montagna più amata dagli abruzzesi senza la i lunga. Fra lo sconcerto dei più


di Lilli Mandara, da Pescara

¶¶¶ Toglietele tutto ma non quella “j”. Si chiama Majella con la i lunga, si è sempre chiamata così dicono ora i nostalgici, i tradizionalisti, i vecchi dei paesini abruzzesi e persino i social che hanno accolto con un moto di stupore l’iniziativa del presidente del Parco nazionale Lucio Zazzara che ha approvato una petizione di studiosi, tra i quali il presidente dell’Accademia della Crusca Francesco Sabatini, per cambiare il nome della montagna più amata dagli abruzzesi: non si chiamerà più Majella con la i lunga, termine “desueto e arbitrario” è stato detto, ma più semplicemente “Maiella”.

Uno smacco, un sopruso secondo i nostalgici, perché quel nome con la “j” racconta della Montagna madre e della sua leggenda, con Maja la dea più bella delle Pleiadi che fuggì dalla Frigia per portare in salvo il suo unico figlio. Qui, tra i monti abruzzesi la dea si rifugiò per cercare l’erba miracolosa che avrebbe guarito l’amatissimo Ermes. Ma la montagna era coperta di neve e così il figlio morì: racconta la leggenda che Maja lo seppellì sul Gran Sasso dove ancora oggi si vede il Gigante che dorme. Anche lei alla fine stremata dal dolore morì e fu seppellita proprio sulla Majella dai pastori che la trovarono circondata da vasi preziosi, fiori ed erbe aromatiche. E se la Majella ha questa forma di donna impietrita dal dolore con lo sguardo fisso al mare, lo si deve proprio alla dea e alla sua leggenda.

Il fatto è che gli abruzzesi alla Montagna madre sono legatissimi, tanto da dare vita alla famosa esclamazione “Oh pe’ la Majella” resa celebre dal poeta Raffaele Patricelli. E a quella “j”, in uso da decenni, proprio non ci vogliono rinunciare. «Eppure non ci sono tracce di questa j nella storia della montagna – precisa il presidente Zazzara, e persino nel decreto istitutivo sulle aree protette la Maiella viene indicata così, senza la i lunga. Ripristinare la verità era doveroso, ce lo hanno chiesto autorevoli linguisti e lo stesso ministero ha approvato senza obiezioni». 

Ma sarà la leggenda, sarà la consuetudine, la novità non è stata per niente  digerita. Bisognerebbe vederci chiaro, capire chi ha ragione, indagare sulle origini di questa contestatissima “j”. Che nella storia della montagna non compare mai. Non compare nella cartina topografica del 1943, né in quelle del Touring club. E neppure nelle cartine della Scuola di guerra del 1922, a cura di un colonnello docente di Geografia. Compare però nel nome della Brigata Majella che all’origine si chiamava proprio così, con la “j”, spiega la micropaleontologa Adele Garzarella, ricercatrice all’Università D’Annunzio di Chieti-Pescara. «E fu proprio il comandante della Brigata, Ettore Troilo, a decidere di sostituire quella “j” con la “i” per evitare le storpiature del nome da parte degli alleati inglesi che la pronunciavano “Magella”».

Ma quella “j” è comunque un’intrusa, precisa la studiosa, e non si può neppure attribuirla alla dea Maja, perché non è una lettera greca, semmai si chiamerebbe Maya con la ipsilon. E allora è un mistero, un gran mistero l’origine della “i lunga” nel nome della montagna abruzzese. «Scavando, ho scoperto che in albanese Maya ma con la “j” significa “cima montuosa” e che invece in polacco, ma con la ipsilon, significa “maggio”. Ecco, forse quest’ultima potrebbe rappresentare una traccia, visto che le pendici della Maiella sono coperte di maggiociondoli». 

Andrà a finire che di nuovo bisognerà cambiare tutto e per tornare alle origini si dovrà rispolverare la ipsilon e così rendere omaggio ai vecchi alleati polacchi. Proprio loro, riflette la Garzarella, sotto il cui comando combatté la Brigata Maiella (che già non si chiamava più con la “j” ) prima della liberazione di Monte Cassino. E in attesa di scoprire se è meglio la “j” o la “y”, teniamoci stretta la Maiella con la i. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Foto: sotto il titolo, in alto e al centro, scorci della Maiella; in basso, bivacco Pelino sul Monte Amaro

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Lilli Mandara

Ha lavorato nella redazione abruzzese del “Messaggero” dal 1984 al 2014. Ha seguito per il quotidiano di Roma molte vicende dell’attualità italiana. Dal 2015 è direttore responsabile del blog “Maperò”, testata giornalistica che si occupa in Abruzzo di politica, cultura e cronaca. Collabora col “Fatto quotidiano” e con “Donne Chiesa Mondo”, il mensile dell’“Osservatore Romano”.