Il Presidente, un transformer e il rigattiere di Scandicci: la crisi di governo prossima ventura

Senza retroscenisti e bla bla dei talk show a reti unificate, un arrembante Rottamatore non si sarebbe trasformato in triste rigattiere, e un impavido Capitano in avanzo di discoteca, nel breve espace d’un matin. E ci interrogheremmo utilmente su argomenti ben più corposi: disoccupazione, servizi socio-sanitari, abbandoni scolastici, ripartenza economica


L’editoriale di IGOR STAGLIANÒ

Il 2020 se n’è andato col sollievo di tutti. Horribilis quant’altri mai, l’anno che abbiamo alle spalle di rimpianti ne ha lasciati pochi. Stanchi dell’overdose di fatti angoscianti cui ci siamo dovuti piegare, più di un giornalista ha dato, così, libero sfogo ai propri sogni. Sogni privati messi subito in piazza.  

C’è chi s’è immaginato il sequel del presidente del Consiglio Conte in piedi a Montecitorio, la mano poggiata sulla spalla di un altro Matteo irrequieto. Stavolta per benservire il Renzi a corto di riflettori, dopo la strepitosa standing ovation incassata dal Conte 1 domatore del Salvini ebbro di mojito. Chi, fra le braccia di Morfeo, ha visto il transformer Conte 2 capo di un partito «del trenta per cento»: un lego multicolore di stelle cadenti, avanzi centristi, dem …volenterosi. 

Nella loro mente − ci hanno raccontato altri giornalisti − hanno preso forma onirica prospettive persino più edificanti: giovani immigrati che ricevono la cittadinanza italiana senza odissee interminabili, ragazzi di Friday for Future che amministrano i Fondi europei della Next Generation Eu, e così via. L’anno appena in fasce ci consegna − invece, subito − i vagiti di un incubo: da qui a qualche giorno si profila l’O.K. Corral tra un ex rottamatore in fondo alla classifica e un ex avvocato del popolo gratificato sin qui da inusitati successi demoscopici.  

Dovrebbe essere bastato il discorso del capo dello Stato dell’altro ieri sera a chiudere i battenti di un insulso teatrino. In piedi davanti a un leggio trasparente, la mano sinistra che sfiora la mascherina anticovid, lo sguardo fermo e accorato sulle sofferenze di un’intera comunità, il Presidente della Repubblica ha indicato l’urgenza di rimuovere le macerie sociali ed economiche lasciate nelle nostre vite dal Coronavirus. E di avviare senza altri indugi la ricostruzione post pandemia. Il consenso per lui, a parole, è stato unanime. 

Eppure, davanti a quella Vetrata del piano terra della palazzina Gregoriana al Quirinale, da cui ha voluto rivolgersi agli italiani il Presidente Mattarella, nelle intenzioni del senatore-rigattiere di Scandicci dovrebbe sfilare, a breve, la processione dei gruppi parlamentari: per dirci, udite udite, chi dovrà sedersi a capo tavola nella gestione dei 209 miliardi di euro del Recovery Fund. Buona parte dei quali (127, per la precisione) sono debito aggiuntivo − non dimentichiamocelo manco per un attimo −, quindi da restituire, seppure a lungo termine. Come non manca di ripetere, ancora in queste ore, il ministro dello Sviluppo economico Gualtieri e, l’altro giorno, il commissario europeo Gentiloni.  

È mia convinzione, radicata da tempo, che lo spettacolo imbastito quotidianamente dai cosiddetti “retroscenisti” della politica sia una delle invenzioni più tossiche del giornalismo nostrano. Con lettori in fuga ma ben retribuiti, evidentemente, da editori a corto di idee e progetti che vadano oltre l’intrattenimento a mezzo stampa. Dopo aver ammorbato l’opinione pubblica via etere in talk show permanenti, diffusi − oramai − a reti unificate, senza più distinzione tra servizio pubblico e tv commerciali, demolendo quell’ultimo lembo di autorevolezza e credibilità all’agire politico.

Provate a pensarci. Senza i loro bla bla, un arrembante Rottamatore non si trasformerebbe in triste rigattiere, e un impavido Capitano in avanzo di discoteca, nel breve espace d’un matin. E ci interrogheremmo utilmente su argomenti ben più corposi. Sui progetti per ripartire, ad esempio: ci sono, non ci sono, chi ci lavora, chi non fa la sua parte; sui problemi sociali più acuti: l’ondata dei licenziamenti in arrivo, la ripartenza delle attività economiche, le lezioni della pandemia nell’organizzazione socio-sanitaria; sulla crisi climatica catastrofica che incrocia le radici più profonde delle malattie emergenti (Covid 19 è quella sin qui più devastante), sugli abbandoni scolastici di un Paese che in questo campo galoppa all’indietro, sulla politica politicante che cancella dall’orizzonte le generazioni future, o sugli scenari internazionali inquietanti e instabili.  

Cercheremo di farlo al meglio nel nostro piccolo. Con la cura, la dedizione, la competenza dei nostri autorevoli collaboratori che i lettori vanno apprezzando sempre più. E con qualche ulteriore passo avanti nel nostro impegnativo progetto editoriale. Da qui a breve. Buon anno a tutti

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Igor Staglianò

Direttore - Da inviato speciale della Rai, ha lavorato per la redazione Speciali del Tg1 (Tv7 e Speciale Tg1) dal 2014 al 2020, per la trasmissione “Ambiente Italia” e il telegiornale scientifico "Leonardo" dal 1993 al 2016. Cura gli approfondimenti sui temi dei beni culturali, dello sviluppo sostenibile e della tutela del territorio, realizzando oltre mille inchieste e reportage per tutte le testate giornalistiche del servizio pubblico. Ha firmato nove documentari trasmessi su Rai 1, l'ultimo "La spirale del clima" sulla crisi climatica e la pandemia. Ha collaborato, fra l'altro, con le pagine di scienza e ambiente di "Panorama" diretto da Claudio Rinaldi. Per la casa editrice Rosenberg & Sellier ha curato, con Guglielmo Ragozzino, "Il conto del tempo", una riflessione a più voci sulla rivoluzione informatica alla Fiat e alla Olivetti negli anni Settanta del Novecento. Ha pubblicato saggi sulle innovazioni tecnologiche nei processi produttivi e sulla democrazia nell'era atomica.