Il nuovo governo e la miscela Draghi: tra tecnici e politici, il passato e il futuro

Il nuovo premier ha riservato ministri tecnici ad alcuni ministeri-chiave, con Daniele Franco direttore generale di Bankitalia all’Economia. Sul duo Cingolani-Colao poggia l’innovazione e, in parte, la ripresa che ci si aspetta da Draghi. L’ex presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, alle Infrastrutture è gradito alle forze avverse ai cementificatori. Poche donne, e però quelle presenti occupano ruoli fondamentali: Luciana Lamorgese consolidata agli Interni (nonostante le frecciate di Salvini), Marta Cartabia alla più impegnativa Giustizia, Maria Cristina Messa all’Università. Nessuna donna del Pd e questo non va bene


L’editoriale di VITTORIO EMILIANI

¶¶¶ Ogni governo destinato a gestire una emergenza nazionale non può che essere un cocktail fra ministri tecnici e ministri politici. Dipenderà molto dal suo presidente se la miscela funzionerà o meno. Riuscì con Ciampi nel vortice di Tangentopoli, ma il presidente aveva una sua caratura politica (Giustizia e Libertà) e nella compagine aveva esponenti di partiti storici sia pure in versione prevalentemente tecnica (Barucci, Andreatta, Elia, Spini, Contri, ecc.) e inserimento di altri come indipendenti (Conso, Cassese, ecc.), oppure provenienti del Pds (Visco). Ma nelle due Camere l’appoggio era garantito da Dc, Psi, Pri, Psdi, Pli, ecc. Non c’era  mescolanza di ministri provenienti dalla maggioranza giallorosa (Pd-5 Stelle) e dall’opposizione (Lega, Forza Italia), come ora. Una situazione ben diversa dunque rispetto a Ciampi. Semmai più assimilabile a quella del governo Monti che non viene ricordato con particolare trasporto per la sua politica restrittiva.

Draghi ha riservato ministri tecnici ad alcuni ministeri-chiave, con Daniele Franco direttore generale di Bankitalia all’Economia. Ma è sul duo Cingolani-Colao che poggia l’innovazione e, in parte, la ripresa che ci si aspetta da Draghi. Come sull’ex presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, il quale alle Infrastrutture è gradito alle forze avverse ai cementificatori. I tecnici più accreditati del settore Covid 19 (come Galli o Crisanti) si erano espressi per il ministro uscente della Sanità Roberto Speranza (Leu); e Speranza, maldigerito da alcune parti, ha invece avuto la fiducia di Draghi nel pieno della pandemia. E si spera che pure il vice-ministro Sileri (5 Stelle) rimanga a completare il team uscente. 

Il M5s conserva gli Esteri per Di Maio, posto di assoluto prestigio. Il Pd si dichiara soddisfatto per aver ottenuto il Lavoro (Orlando) e la Difesa (Guerini) oltre alla riconferma del sempiterno Franceschini, senza più il Turismo passato alla Lega, che vede nella compagine in posizione eminente (Sviluppo economico) quel Giorgetti dato per il più filo-governativo dei suoi. A Forza Italia, oltre al “rieccolo” Brunetta alla Pubblica amministrazione, appare Mara Carfagna con l’impegnativo dicastero per il depresso Sud e una rediviva Gelmini colpevole anni fa di tagli quanto mai nocivi alla scuola pubblica (che brutti ricordi). All’Istruzione una novità positiva. Il prodiano professor Patrizio Bianchi di lunga e concreta esperienza (Nomisma, Regione Emilia-Romagna, ecc.). E Italia Viva che con Matteo Renzi ha voluto fortemente la crisi del governo Conte? Un solo ministero e non dei primi (Pari opportunità).

Poche donne, e però quelle presenti occupano ruoli fondamentali: Luciana Lamorgese consolidata agli Interni (nonostante le frecciate di Salvini), Marta Cartabia alla più impegnativa Giustizia, Maria Cristina Messa all’Università. Nessuna donna del Pd e questo non è un bel segnale anche se le ministre uscenti non erano sembrate dei fenomeni. Adesso vedremo la legione di sottosegretarie e sottosegretari, speriamo di livello, presidente Draghi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Vittorio Emiliani

Direttore onorario - È nato a Predappio in Romagna. Ha iniziato l’attività giornalistica a Voghera concorrendo con Alberto Arbasino e altri giovani pubblicisti a creare nel 1956 “Il Cittadino” e dirigendo, a Pavia, “Ateneo Pavese”. Collaboratore dal ’56 di “Comunità” di Adriano Olivetti, poi del “Mondo” di Mario Pannunzio e de “L’Espresso” di Arrigo Benedetti. Dal 1961 al 1974 ha lavorato al “Giorno” di Italo Pietra, redattore e poi inviato di economia e politica. È stato inviato speciale anche al “Messaggero” che ha poi diretto dall’80 all’87. Collabora a quotidiani e riviste. Ha all’attivo una trentina di libri, gli ultimi “Roma capitale malamata” (il Mulino) e “Raffaello tradito” (Edizioni Bordeaux). Autore di numerose inchieste tv prima dell’avvento dei craxiani. Membro del Consiglio d’amministrazione della Rai dal ’98 al 2002, di cui è stato anche presidente pro tempore per alcuni mesi. Collabora attivamente con Radio Radicale.