Il Covid, le zone rosse, gialle e arancioni. E l’imbecille della porta accanto

«Con il sorriso sulle labbra, come fosse la cosa più naturale del mondo, lo stupido apparirà improvvisamente per rovinare i tuoi progetti, distruggere la tua pace, complicarti la vita e il lavoro, e tutto questo senza malizia, senza rimorsi e senza ragione. Stupidamente»: così Carlo Maria Cipolla. Affacciandomi dal balcone, vedo le strade affollate, con il rosso che si accende solo al semaforo, e mi trovo ad almanaccare sul termine “ipostasi”: la stupidità si personifica, così, in gran parte di coloro che mi transitano sotto gli occhi. E non ce la faccio con questo “sopporta, resisti e bada di fingerti allegro”


Il commento di ARTURO GUASTELLA, da Taranto

¶¶¶ «Gli stupidi sono più temibili della mafia, del complesso militare-industriale o dell’Internazionale comunista. Sono un gruppo non organizzato, senza un leader o norme, ma nonostante ciò agiscono in perfetta armonia, come guidati da una mano invisibile». E ancora: «Con il sorriso sulle labbra, come fosse la cosa più naturale del mondo, lo stupido apparirà improvvisamente per rovinare i tuoi progetti, distruggere la tua pace, complicarti la vita e il lavoro, farti perdere denaro, tempo, buonumore, salute, produttività, e tutto questo senza malizia, senza rimorsi e senza ragione. Stupidamente». Così Carlo Maria Cipolla (1922-2000) − un economista, ma anche un raffinato sociologo − ha cercato, in un suo memorabile saggio sulla stupidità, di tratteggiare la figura dell’imbecille, che, sottovalutato da tutti, è nocivo, invece, a tutti. 

Ma lo scrittore pavese, a proposito della stupidità, è in buonissima compagnia, in quanto, prima di lui, il romanziere austriaco Robert Musil (1880-1942), noto per il suo gran romanzo “L’uomo senza qualità”, aveva dedicato, anch’egli, un saggio all’imbecillità. E, ancor prima di lui, Johann Eduard Erdmann (1805-1892), un allievo di Hegel, che, ad una conferenza nel 1866, annunciando l’argomento che avrebbe trattato, fu accolto da una platea di risate. «È, invece, un argomento serissimo − ribattè il filosofo tedesco − in quanto l’imbecille è l’uomo della porta accanto, quello che incontri per strada, che trovi al ristorante, che ti sfiora mentre cammini e che, senza un motivo razionale, ti sbarra, per ridere, la porta di casa, ti dà una pacca sulla spalla fecendoti finire in ospedale, urta il tuo tavolo al ristorante, insozzando il tuo unico vestito». 

«No, non è maldestro, l’imbecille. Ma solo uno stupido che fa del male a te, e anche a se stesso». Sconsolato, Robert Musil constatava come «non c’è praticamente nessun pensiero importante che la stupidità non sia in grado di utilizzare; essa è mobile in tutti i sensi e può indossare tutti i vestiti della verità. La verità invece ha solo una veste in ogni occasione, e solo una via, ed è sempre in svantaggio». E, quanto Musil, Erdmann, o Carlo Maria Cipolla abbiano avuto ragione, lo possiamo constatare in questo periodo oscuro di Covid. I contagi dilagano, le imprese di pompe funebri fanno gli straordinari ed essi, gli “eroi” del filosofo e dei romanzieri, continuano ad affollare le strade, bivaccano nei pressi dei bar, sciamano per le città in lungo e in largo, infischiandosene di divieti e di limitazioni, facendo male agli altri, ma anche a se stessi. Eppure. 

Eppure, ormai si contano a decine di migliaia le vittime del virus, gli ospedali sono al collasso, i reparti di rianimazione liberano qualche posto solo quando qualcuno non ce la fa. E, di questo passo, non ci sarà più nessuno di noi che non sarà toccato, e, perfino, funestato dal contagio. Ed anche allora vedrete che essi, gli imbecilli − giusto la massima latina del “nihil lacrima citius arescit”, del niente cioè si secca più velocemente della lacrima (Apollonio, in Rhetorica ad Herennium, 2,31,50) −, si scrolleranno di dosso il dolore e continueranno a fare quello che non hanno mai smesso di fare. Noi, io, ci sentiamo indifesi. Malgrado abbiamo in questi mesi contato tutti i mattoni di casa, scovato libri che credevamo di non avere, che usciamo solo quando è indispensabile, che rinunciamo a vedere per mesi figli e parenti, può capitare che, per la strafottenza imbecille di “tanti qualcuno”, rischiamo di ammalarci. E, per chi non è di primo pelo come il vostro cronista, lasciarci col pelo anche le penne. 

Ora mi viene perfino da sorridere, quando, affacciandomi dal balcone, vedo le strade affollate, con il rosso che si accende solo al semaforo, e mi trovo ad almanaccare sul termine “ipostasi”. Essa, questa parola, significa nei fatti la “rappresentazione visiva di una realtà ideale, astratta, ma personificata”. E, personifico, visivamente, il concetto di imbecillità di Musil, Erdmann o Cipolla, adattandolo a gran parte di coloro che mi transitano sotto il balcone. Non tutti, naturalmente. Perché qualcuno esce per vera necessità. E sono quelli che si affrettano, che non indugiano in capannelli, o che si tolgono la mascherina per meglio intrattenersi con gli amici. Ma davvero, vorrei chiedervi, avete notato un significativo cambiamento nel traffico veicolare (che brutto aggettivo) o in quello dei pedoni, nei giorni in cui la Puglia è stata dichiarata zona rossa? 

Forse, la mia, è una di quelle domande che non meritano risposta, in quanto suona pleonastica perfino a me che l’ho appena formulata, dato che essa, la risposta, non può che essere negativa. E, allora, “perfer et obdura”, trovo conforto nel “latinorum” di Ovidio (Tristia, 5,11,7). “Sopporta e resisti”, consigliava, infatti, il poeta latino. Non sono d’accordo, però, con il venosino Orazio e con il suo “perfer et obdura simularequia gaudia cura”. Non ce la faccio, proprio, infatti, con questo “sopporta, resisti e bada di fingerti allegro”. Non so come si traduca nella lingua di Cicerone, ma sono, invece, “incazzatissimo!”. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Arturo Guastella

Giornalista dal 1971. Ha alternato la sua carriera di biochimico con quella della scrittura. Ha diretto per 14 anni “Videolevante”, una televisione pugliese. Ha tenuto corrispondenze dall’Italia e dall’estero per “Il Messaggero”, “Corriere della Sera”, “Quotidiano”, “La Gazzetta del Mezzogiorno” per la quale è editorialista. Con la casa editrice Scorpione, ha pubblicato “Fatti Così” e, con i Libri di Icaro, “Taranto - tra pistole e ciminiere, storia di una saga criminale”, scritto a due mani con il Procuratore Generale della Corte d’Assise di Taranto, Nicolangelo Ghizzardi. Per i “Quaderni” del Circolo Rosselli, ha pubblicato, con Vittorio Emiliani, Piergiovanni Guzzo e Roberto Conforti, “Dossier Archeologia” e, per il Touring club italiano, i “Musei del Sud”.