Il contratto d’oro di Lionel Messi mette in ginocchio il Barcellona. È il calcio d’oggi, bellezza!

210 mila euro netti al giorno per la Pulce del Barça, senza contare i diritti di immagine. L’accordo di 30 pagine prevede un contratto di lavoro (85% dei compensi) e uno per i diritti di immagine (15%) per un totale di 555.237.619 milioni lordi. A naso decisamente troppi. Il suo tecnico Ronald Koeman dichiara che senza Leo sarebbe difficile aspirare ai massimi traguardi; il presidente della Lega Calcio spagnola Javier Tebas assicura che il crac blaugrana è solo colpa della pandemia


di MARCO FILACCHIONE

¶¶¶ Adesso è il momento della negazione, la prima delle cinque fasi del lutto. Messi non è un problema, non lascerà il Barcellona e ogni euro che guadagna è sacrosanto. Dichiarazioni che rimbalzano attorno all’ambiente blaugrana da domenica, da quando cioè il Mundo Deportivo ha rivelato con dovizia di particolari il faraonico contratto che lega il fuoriclasse argentino al club catalano: un accordo da oltre mezzo miliardo lordo, anzi per la precisione 555.237.619 milioni. Una cifra talmente fuori scala da provocare un’esplosione di curiosità, stupore, sdegno e meraviglia in tutta Europa. Anche perché non rientra nella casistica dei contratti all’americana, quelli che a fronte di compensi monumentali legano l’atleta al suo club per una decina d’anni. No, nel caso di Messi si tratta di un “normale” quadriennale, con scadenza giugno 2021. 

L’architettura dell’accordo (30 pagine) prevede un contratto di lavoro (85% dei compensi) e uno per i diritti di immagine (15%). Con l’autentica chicca del premio “fedeltà” (Messi è praticamente nato nel Barça) pari a quasi 80 milioni di euro. In pratica, la Pulce guadagna ogni giorno 210 mila euro netti, senza contare i diritti di immagine. A naso decisamente troppi, considerati soprattutto due fattori: uno prevedibile, il sensibile calo del fuoriclasse, che nel giorno della firma aveva già trent’anni e oggi va per i trentaquattro; l’altro assolutamente imprevedibile, il Covid che ha troncato di netto i ricavi delle società calcistiche e ha messo in ginocchio il Barcellona, i cui debiti sono saliti a oltre un miliardo. 

Naturalmente, i compensi di Messi, come di qualsiasi altra stella degli sport più popolari, non coprono solo le prestazioni agonistiche, ma anche i ritorni economici e pubblicitari che il campione garantisce a chi lo stipendia. Si può però supporre che in questo meccanismo sia saltata qualche rotella, se è vero che molti dei più importanti club calcistici internazionali denunciavano, già prima della pandemia, buchi di bilancio inquietanti. 

In ogni caso a Messi, come si accennava, non manca l’appoggio di opinionisti ed addetti ai lavori, pronti a ricordare che soprattutto per merito dell’argentino il Barcellona è divenuto il primo club al mondo per ricavi. E così il suo tecnico Koeman dichiara che senza Leo sarebbe difficile aspirare ai massimi traguardi; il presidente della Lega Calcio spagnola Javier Tebas assicura che il crac blaugrana è solo colpa della pandemia; commentatori popolari come David Sanchez (Radio Marca) giudicano i compensi del campione perfettamente in linea con i vantaggi che assicura. 

C’è poi una solidarietà a sfondo propagandistico, quella che arriva dai candidati alla presidenza del club, in vista delle elezioni del 7 marzo. «Ha meritato tutti i soldi che riceve», è l’opinione dell’uomo d’affari Victor Font. «Non si può essere taccagni con il miglior giocatore del mondo», rincara Joan Laporta, che del Barça è già stato presidente dal 2003 al 2010. Di sicuro, al di là dei proclami, chi sarà eletto dovrà fare i conti con la Pulce. Garantire a un fuoriclasse attempato un altro contratto pesante come il piombo, sfidando deficit e pandemia, o lasciare che se ne vada il prossimo giugno a parametro zero: questo il nodo, tutt’altro che facile da sciogliere. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Marco Filacchione, romano, ha esplorato ogni periodicità del giornalismo scritto, lavorando per mensili, settimanali, quotidiani e agenzie di stampa. Ha cominciato negli anni Ottanta con “Il Messaggero”, poi ha seguito da inviato per anni Giro d’Italia, Tour de France e classiche del Nord per il mensile “Bicisport”. In seguito si è occupato di calcio con il mensile “Newsport” e ha fatto parte della redazione del “Corriere dello Sport”, di cui è tutt'ora collaboratore. È autore di una decina di volumi di carattere sportivo.