I graffiti di Roca Vecchia, ex voto per Thaotor Audirahas, l’Esculapio dei Messapi 

All’interno di una sorgente di acqua limpidissima le pareti erano ricoperte di epigrafi, sicuramente messapiche. Grotta della “Poesia” venne subito chiamata la spettacolare caverna. Il termine “posia” nel tardo greco significava sorgente. E molte delle iscrizioni forse erano ringraziamenti della gente messapica per il dio taumaturgico, scritte anche nelle lingue greche e latine. Una sorta di Stele di Rosetta per decrittare la misteriosa lingua della Gricìa salentina, che si parla a Calimera, come a Sternatia o a Martano. Molto più prossima al greco moderno che alla lingua di Omero


Il racconto di ARTURO GUASTELLA, nostro inviato in Magna Grecia

¶¶¶ Popolo misterioso, i Messapi. Forse quanto e più degli Etruschi, anche perché erano perfettamente bilingui, come più tardi le popolazioni basche. Parlavano il greco e più avanti il latino, usati negli scambi commerciali, mentre la loro lingua (il messapico, per l’appunto) è rimasta per secoli sconosciuta. Si conoscevano, difatti, soltanto epigrafie funerarie senza alcun corrispettivo in latino e in greco, che − come nella Stele di Rosetta in Egitto per i geroglifici − potessero permettere un confronto con alfabeti già noti e, quindi, la loro decrittazione. Così, quando nell’ottobre del 1983 del secolo scorso, un altro studioso della covata del prof. Dinu Adamesteanu, Cosimo Pagliara, mi fece sapere di una scoperta che, forse, avrebbe fatto fare significativi passi avanti nella comprensione di questo misterioso idioma, mi precipitai da lui e fui subito presente. 

Al tempo Cosimo Pagliara e Francesco d’Andria stavano costruendo la Facoltà dei Beni Culturali all’Università di Lecce; e dei Messapi si erano occupati a lungo, sia a Manduria che a Vaste o a Poggiardo. Era stata scoperta, infatti, a Roca Vecchia, nella marina di Melendugno − a un tiro di schioppo da Lecce − una grotta straordinaria, con all’interno una sorgente di acqua limpidissima. Le pareti erano letteralmente ricoperte di graffiti, di epigrafi, sicuramente messapiche. Stavolta, però, a differenza di altre grotte (quella Porcinara, per esempio, a Santa Maria di Leuca), esse, le iscrizioni, avevano probabilmente dei corrispettivi in latino. Grotta della “Poesia” venne subito chiamata questa spettacolare caverna, perché, nel tardo greco, il termine “posia” significava sorgente. 

Mimmo Pagliara, dunque, come Jean François Champollion, lo straordinario linguista ed archeologo francese che aveva decrittato, dopo millenni, la lingua dei Faraoni? «Non scherziamo», protestò, con la sua voce cavernosa il professor Pagliara, mentre insieme ai suoi colleghi D’Andria e il linguista Gino Rizzo faceva da guida nella scoperta della grotta a me e a Fernando Ferrigno. Il caporedattore della Cultura del Tg3 Rai lo avevo messo al corrente subito dell’esistenza di questo straordinario ritrovamento e della sua importanza, non solo linguistica ma anche filologica, per l’intera penisola salentina e per gran parte della provincia di Taranto. E così il prof. Pagliara si mise a spiegare pazientemente come quella divinità così ricorrente nei graffiti, Thaotor Audirahas, avrebbe potuto essere l’equivalente di Esculapio. E, con ogni probabilità, molte di quelle iscrizioni erano una sorta di ex voto di gente messapica che aveva voluto ringraziare il dio taumaturgico anche nelle lingue greche e latine. Del resto, Lecce e la sua Università, in quanto a linguistica, avevano davvero pochi equivalenti negli altri Atenei italiani, con quell’Oronzo Parlangeli da annoverare, sicuramente, fra i massimi glottologi e dialettologi italiani. 

Prima di tornare ai Messapi e al loro misterioso idioma, e agli studi del prof. Pagliara, val la pena ricordare l’esistenza, nel Salento, di quell’isola greca che è la Grecìa, il cui dialetto si parla a Calimera, come a Sternatia o a Martano, tanto per citare qualcuno dei comuni in cui si parla “Griko”. Una lingua, questa, che, stranamente, è molto più prossima al greco moderno che a quella di Omero. Questa sorta di anomalia linguistica è stata spiegata dal Parlangeli e da un altro grandissimo glottologo tedesco, Gherard Rohlfs – che il nostro Sud lo aveva girato in lungo e in largo, tanto da essere in grado di scrivere un “Vocabolario dei Dialetti Grecanici”. Essi, Parlangeli e Rohlfs, ci hanno fatto sapere, infatti, che il «greco moderno non è nato, come si è sempre supposto, intorno al decimo secolo, ma ha, viceversa, profonde radici in un greco volgare, in uso in molte isole della Grecia continentale. Da dove, appunto, erano arrivate le genti che hanno fondato Calimera o Castrignano del Capo». 

Grazie agli studi di Cosimo Pagliara − che ha dimostrato sul campo, come suol dirsi, le ipotesi di un altro grande studioso dei Messapi, Francesco Ribezzo −, la lingua messapica, grammatica compresa, ora è stata persino codificata. Pagliara (venuto a mancare molto giovane), lungi dall’essere uno studioso barboso (era, in realtà, barbuto), possedeva uno straordinario senso dello humour. E, al termine della lezione, ai suoi studenti citava sempre il paradosso del glottologo Ribezzo: «Il messapico agonizzante, dopo lunga lotta, tra le braccia del suo avversario, il Greco, disse che mai e poi mai gli avrebbe rivelato la sua lingua». Egli, invece, Mimmo Pagliara, questa lingua segreta l’ha rivelata. Ma solo a noi, gente del Sud. E se qualcuno del Settentrione vuole conoscerla − finito questo flagello del Covid − lo aspettiamo qui volentieri. Siamo gente ospitale, noi! ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

_____

Foto: sotto il titolo e in alto, le grotte di Roca Vecchia nei pressi di Melendugno; sotto la firma e in basso, i graffiti messapici dedicati a Thaotor Audirahas 

About Author

Arturo Guastella

Giornalista dal 1971. Ha alternato la sua carriera di biochimico con quella della scrittura. Ha diretto per 14 anni “Videolevante”, una televisione pugliese. Ha tenuto corrispondenze dall’Italia e dall’estero per “Il Messaggero”, “Corriere della Sera”, “Quotidiano”, “La Gazzetta del Mezzogiorno” per la quale è editorialista. Con la casa editrice Scorpione, ha pubblicato “Fatti Così” e, con i Libri di Icaro, “Taranto - tra pistole e ciminiere, storia di una saga criminale”, scritto a due mani con il Procuratore Generale della Corte d’Assise di Taranto, Nicolangelo Ghizzardi. Per i “Quaderni” del Circolo Rosselli, ha pubblicato, con Vittorio Emiliani, Piergiovanni Guzzo e Roberto Conforti, “Dossier Archeologia” e, per il Touring club italiano, i “Musei del Sud”.