I vestiti di carta dell’imperatore: «Temo tre giornali più di centomila baionette»

Tra il 1789 e il 1799 in Francia si pubblicavano circa duemila organi di informazione. Solo a Parigi c’erano 74 giornali di ogni tendenza. Con Napoleone imperatore ne rimasero 14 per ridursi subito a 4. Lui i giornali li fondava, faceva chiudere redazioni, minacciava redattori e direttori. Svegliava di notte il capo redattore per ritoccare un aggettivo o un sostantivo. Avendo conosciuto da giovane la potenza e il valore del “quarto potere”, decise di metterlo sotto controllo. Il celeberrimo pubblicista còrso presentato ai lettori di Italia Libera dall’autore di “Napoleone giornalista, lungimirante ma interessato“


Il racconto di ROCCO TANCREDI

¶¶¶ Il 5 maggio, in Francia e all’estero, dovrebbe (il condizionale oggi è d’obbligo) essere commemorato il Bicentenario della morte di Napoleone Bonaparte. A causa della pandemia del Covid-19 il vasto programma predisposto rischia di essere annullato. La Fondazione Napoleone ha approntato un calendario di incontri e manifestazioni, distribuite fino a marzo 2022, non solo a Parigi. Napoleone, ha rivelato il Sunday Times – secondo un software creato da due ricercatori, utilizzando internet per calcolare il livello di notorietà – è il personaggio storico più famoso al mondo, subito dopo Gesù Cristo. L’uomo, che sia adorato o odiato, affascina ancora e non solo in Francia. Esistono “società napoleoniche” in tutti i paesi, comprese quelle in cui l’imperatore non mise mai piede, come Cuba. Solo la Spagna e l’Inghilterra restano riluttanti al culto.

Cosa si sa di Napoleone? A scuola abbiamo appreso che fu generale, primo Console e poi imperatore. È noto per le sue imprese militari, politiche, e per il suo regime autoritario. Le campagne di guerra furono pagate a caro prezzo dai francesi per le migliaia di morti nella “Grande Armée”. La fine della sua epopea cominciò con la sconfitta di Waterloo nel 1815 e finì, dopo i 100 giorni all’isola d’Elba, il 5 maggio 1821 a Sant’Elena. Nelle sue 18 ore di lavoro al giorno l’imperatore dei francesi, e primo presidente della Repubblica Italiana (1802-1805), trovò anche il tempo di dedicarsi personalmente alle varie forme di comunicazione. La sua notevole attività di giornalista (anche se a modo suo) è sminuita e misconosciuta. Il celeberrimo còrso fondava giornali, “Courrier de l’Armée d’Italie”, “Courrier d’Egypte” “La Décade égyptienne”, “La France vue de l’Armée d’Italie”; faceva chiudere redazioni, minacciava redattori e direttori. Controllava le bozze e svegliava di notte il capo redattore per ritoccare un aggettivo o un sostantivo. Il “suo” giornale era “Le Moniteur”, autorizzato in esclusiva, a pubblicare gli atti del governo quale organ house della sua politica. 

Dopo il colpo di Stato del 1799 quando si proclamò Primo Console di Francia, prima tappa per incoronarsi, 5 anni dopo, imperatore dei francesi (Napoleone I), era preoccupato di essere condizionato da una stampa libera. Confessò al suo segretario, Bourienne: «Se lascio le briglie alla stampa, resterò al potere solo tre mesi». Prima di metterla sotto controllo si era lasciato sfuggire: «Temo tre giornali più di centomila baionette». Avendo conosciuto da giovane la potenza dei giornali, aveva deciso di metterli sotto controllo per consolidare la sua autorità che, nei primi anni della sua ascesa al potere, era ancora debole. È utile ricordare che nel decennio 1789-1799 in Francia si pubblicavano circa duemila organi di informazione di tipo diverso. Solo a Parigi vi erano 74 giornali di ogni tendenza. Con Napoleone imperatore ne rimasero 14 che, subito, si ridussero a 4.  L’imperatore mira sempre al controllo dei giornali. Senza infingimenti parla di «miei giornali» che contrappone a quella stampa che, ancora liberamente, riesce a esprimere le proprie opinioni, critica il governo, chiede il rispetto dell’art. 11 della “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino” del 1789.

Conquistato il potere, egli impartì ordini perentori per imbavagliare l’informazione proteggendo però il suo Moniteur. La lettura di questo giornale era obbligatoria nei vari luoghi d’incontro controllati dal governo. Sorvegliava la stampa francese che, dal 1800 al 1814, gli era completamente asservita. Verso i giornali stranieri, soprattutto inglesi, si sentiva inefficace. Per superare questo handicap, Napoleone utilizzò la controinformazione finanziando giornali inglesi idonei alla sua causa. La sua incessante cura nella redazione dei “Bulletins officiels de la Grande Armée” e dei giornali che fondò, sul modello dell’odierno reporter di guerra, rivela un politico convinto della notevole influenza che l’informazione potesse esercitare sull’opinione pubblica, riconoscendole il valore di quello che, ancora oggi, continuiamo a definire “quarto potere”. Per la diffusione dei suoi articoli Napoleone aveva escogitato un sistema, spregiudicato e ben oleato, che coinvolgeva sindaci, preti e professori di liceo. Dopo aver reso obbligatoria la lettura del Moniteur, all’arrivo (dai vari campi di battaglia) dei Bulletins, nei comuni si dovevano suonare le campane e il banditore invitava i cittadini a riunirsi in piazza dove il sindaco doveva leggerli. Poi lo stesso primo cittadino si coordinava con il parroco che, a sua volta, era tenuto a leggerli e spiegarli durante l’omelia della domenica. 

Certamente il giornalismo non è stata la parte preponderante dell’attività di Napoleone: bisogna, però, riconoscere che, anche in questo campo, ha lasciato un’impronta notevole del suo ingegno. È stato il primo uomo politico, in assoluto, a utilizzare la stampa che usava come megafono. E oggi, sparsi per il mondo, tanti altri piccoli o grandi “Napoleoni” cercano di replicare su scala nazionale o locale il suo modello di egemonia politica e culturale. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Foto: al centro, Napoleone imperatore, olio su tela, Anne-Louis Girodet de Roussy-Trioson (1767-1824). Detail. [Durham, Barnard Bowes Castle]

About Author

Rocco Tancredi

Ha lavorato a Montpellier e Grenoble come lettore di italiano, insegnando nei licei e nell’Università di Bari (sede di Taranto). Nel 1971 entra al “Corriere del Giorno” di Taranto. Dal 1974 al 1993 ha lavorato per l’Avanti! E ha scritto per “Prima Comunicazione”, Il Sole 24 Ore. Negli anni Novanta è tornato al Corriere del Giorno. Nelle Tv regionali è stato vicedirettore di Videolevante, direttore di Studio100 Tv. Per BlustarTv ha condotto 24 puntate del settimanale “Vivere l’Europa” (sono tutte su YouTube) coprendo numerose sedute del Parlamento Europeo. Per la carta stampata è stato direttore al quotidiano “Taranto Sera” (2005-2007), editorialista del quotidiano “Taranto Oggi”. Ha pubblicato, autore e coautore, “I Mezzogiorni d’Europa” (Lacaita, 1972);, con Ruggero Orlando “L’Europa di fronte al dialogo tra Usa e comunismo” (Punto Zero, 1974), “La couture, le costume, la Mode, Paris” (Scorpione 1992 e 2000); “Il porto di Taranto tra vecchie e nuove sfide” (Scorpione, 2004), una dispensa universitaria “Le long chemin de l’Ue” (distribuzione gratuita, 2007) e “Napoleone giornalista, lungimirante ma interessato” (Lupetti editore, 2013).