Gargano: un Parco nazionale «in balia delle onde», tra mega parcheggi e superstrade

Per il numero uno dell’area protetta, Pasquale Pazienza, le associazioni ambientaliste garganiche sono “ambientaloidi” e Greta Thunberg una “modella bambina”. Chiusa l’Oasi di Lago Salso zona di sosta dei migratori, licenziata in tronco la direttrice Maria Villani “revocando” un decreto ministeriale. Alle viste un mega parcheggio nella Foresta Umbra, fra i boschi vetusti più importanti d’Italia, e una superstrada da Peschici a Vieste. Il ministro Costa ne è informato. Ha qualcosa da dire?


L’analisi di ENZO DEL VECCHIO, da Bari

¶¶¶ Si chiama Pasquale Pazienza. Dall’agosto 2019 è il nuovo presidente del Parco nazionale del Gargano, il quinto della storia, dopo due candidati di centro sinistra (Petrilli e Fusilli) e gli ultimi due di centro destra (Gatta e Pecorella). Pazienza è docente di economia politica nell’Università di Foggia, con un passato da assessore all’Ambiente nella giunta di centro-destra della Provincia di Foggia. 

Dopo due anni di attesa, lunghe trattative (tra governo centrale e governo regionale) e l’affondamento di molte candidature, la nomina è arrivata sul filo di lana della caduta del primo governo Conte, frutto − com’è noto − della coalizione giallo-verde tra 5 Stelle e Lega. E così molti si chiesero, in quei giorni, se Pazienza fosse ascrivibile ai leghisti o ai grillini: tutti e due inneggiarono alla nomina ma Pazienza, pur rifiutandosi di manifestare la propria appartenenza, con una decisione che irritò i 5 Stelle si recò di persona a salutare l’allora ministro e leader leghista Matteo Salvini, in tour sul Gargano in quei giorni. Poche settimane dopo capitò anche, per caso (così sostenne per giustificarsi), nei pressi del palco di una manifestazione elettorale leghista.  

Con queste premesse il mondo ambientalista garganico entrò in un silenzio carico di attesa. E di preoccupazioni, che trovarono subito conferme nelle prime uscite pubbliche del numero uno del Parco. A nomina appena giunta, qualificò come “ambientaloide” l’arcipelago delle associazioni ambientaliste garganiche. Pochi giorni dopo la frase fu seguita da due parole − riduttive fino al dileggio − “modella bambina”, riservate a Greta Thunberg. 

La prima decisione operativa non si distanziava da queste prese di posizione pubbliche a dir poco sorprendenti. Pazienza decideva la chiusura dell’Oasi di Lago Salso, un santuario di biodiversità con cicogne, tarabusi, morette tabaccate, e tante altre specie di volatili stanziali e di passo, essendo − tra l’altro − una importante zona di sosta dei grandi stormi migratori. Nata assieme al Parco all’inizio degli anni ’90, l’oasi era gestita da una società mista composta da Ente Parco e Associazione Centro Studi Naturalistici “Pro natura”. Con l’interruzione immediata dei rapporti con l’Associazione dei volontari di “Pro Natura”, Pazienza ha negato loro qualunque forma di collaborazione, mettendo in liquidazione la società mista con un commissario liquidatore. Tuttora non si sa se e come l’Oasi riaprirà alle visite guidate, mentre sono forti i timori che i cacciatori di frodo possano approfittare di questa situazione, facendo strage di anatidi tra specchi d’acqua e canneti.

Le sorprese non erano ancora finite: a tre mesi dal suo insediamento, con una decisione clamorosa, il presidente Pazienza ha rimosso la direttrice Maria Villani, con un passato in Federparchi, di cui tutti dicevano un gran bene a Monte Sant’Angelo. Una rimozione fortemente punitiva e mai ufficialmente spiegata, che provocava una dura presa di posizione dell’Aidap, Associazione italiana dei direttori e dei funzionari delle Aree protette. Annotava l’Aidap, chiedendo l’intervento del ministero: «Con una semplice lettera il presidente Pasquale Pazienza ha rimosso il direttore , Maria Villani, ed ha revocato, di fatto, un decreto del ministro dell’Ambiente. È una decisione senza precedenti che non sembra avere alcun fondamento giuridico; non si capisce, infatti, come sia possibile procedere al licenziamento del direttore con una procedura simile e, per giunta, senza il coinvolgimento del Consiglio Direttivo, che non ci risulta abbia deliberato alcunché». 

Sulla vicenda hanno preso posizione gli esponenti del Movimento 5 Stelle, promotori del rinnovamento degli incarichi nel Parco del Gargano, d’intesa col ministro Costa. I grillini hanno assicurato piena luce sull’accaduto ma, al momento, il ministro avrebbe avviato una ispezione di cui nessuno conosce le conclusioni. Se il ministro valuta ancora il da farsi, lo stallo continua. Dall’iniziale riserbo, il Wwf di Foggia è passato alle critiche durissime: «Nel primo anno di mandato abbiamo registrato solo negatività, mai aperture dal nuovo presidente Pazienza». Ha aggiunto Maurizio Marrese, presidente del Wwf di Capitanata: «Basta sfogliare il sito dell’Ente Parco, fra delibere e determine, per capire che finora si è fatto poco e male; e si è fatta anche confusione. Non si sono affrontati i temi più importanti, lasciando il Parco in balìa delle onde: nulla per completare l’iter del Piano del parco, nulla per tutelare le specie protette, come il capriolo italico, la lontra e il “famigerato” lupo appenninico, come anche per la tutela delle attività degli allevatori: punti di forza, entrambi, del Gargano». 

Per il Wwf foggiano le prese di posizione del presidente Pazienza sono gravi anche su altri fronti: «la richiesta di voler rivisitare le norme che vietano in area protetta la bruciatura dei residui vegetali, pratica ritenuta inutile e pericolosa dall’Unione Europea e dal mondo scientifico, così come le sue idee sulle biomasse, nel momento in cui la Foresta Umbra è stata riconosciuta fra le foreste vetuste più importanti d’Italia». Le associazioni ambientaliste garganiche sono fortemente preoccupate anche per proposte non meno inquietanti: dalla richiesta di realizzare un grande parcheggio in Foresta Umbra − e come? disboscando l’area protetta? −, ai lavori sulla superstrada garganica, da Peschici a Vieste, di cui si parla da anni, con un pesante impatto sull’area protetta.

Di quanto Pazienza ha bisogno ancora il Gargano? © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Foto: sotto il titolo, Foresta Umbra a Apulia Rodi Garganico; in alto, scorcio della Baia delle Zagare; in basso, stormo di fenicotteri in sosta nel Lago Salso 

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Enzo Del Vecchio

Inviato Rai per 40 anni, prima per Radio Rai (“Tutto il calcio minuto per minuto”), poi per Tgr Puglia. Ha cominciato negli anni ’60 indagando sulla sabbia rubata di notte, su commissione di imprenditori edili, nel litorale adriatico tra Puglia e Molise. Collaboratore di “Paese Sera" e dell’“Espresso” si è occupato di “cattedrali nel deserto”, dagli ospedali mai completati ai villaggi turistici fantasma, dall’abusivismo edilizio, alla distruzione di aree verdi, alla corruzione nella pubblica amministrazione. Per la trasmissione “Ambiente Italia” ha curato i servizi sulle più importanti emergenze ambientali della Puglia, dall’Ilva a punta Perotti, dai fanghi ai rifiuti scaricati nell’alta Murgia, alle ecomafie. Ha curato la rubrica “Pugliesi nel mondo” dedicata alle comunità di emigrati sparsi nei 5 continenti. Un suo saggio di denuncia “Il San Paolo di Bari: l’ospedale negato” è stato premiato nel concorso nazionale di saggistica del Premio nazionale dei Trulli. Il suo documentario Rai su “Fiorello La Guardia” è stato premiato a New York dalla Casa italiana “Zerilli Marimò”, della New York University.