Fondi pubblici e agricoltura al bivio: produzioni di nicchia o sostenibili? 

Alcune forme di agricoltura (come l’agricoltura biodinamica) non possono essere considerate, anche per le basi poco scientifiche su cui si fondano, alla stregua dell’agricoltura sostenibile. E i fondi pubblici devono aiutare la ricerca per fornirci prodotti sicuri e salubri, sostenibili sotto il profilo tecnico, economico, ambientale e sociale. Alcune produzioni di nicchia hanno il diritto di esistere, ma non possono essere scambiate con l’agricoltura praticata dalla maggior parte delle aziende, con livelli di sicurezza e sostenibilità non riscontrabili neppure in paesi portati ad esempio di efficienza. Possiamo dircelo?


L’intervento di MARIA LODOVICA GULLINO, direttore Centro Agroinnova, Università di Torino /  

LA DECISIONE DI EQUIPARARE, tra le righe, in un disegno di legge appena approvato al Senato, agricoltura biologica e agricoltura biodinamica, permettendo a quest’ultima di ricevere finanziamenti pubblici, ha scatenato la reazione di molti, tra cui ricercatori operanti anche in altri ambiti scientifici. Sono un ricercatore anche io (mi occupo di salute delle piante) e da più di 40 anni cerco, con la massima serietà, alternando successi a insuccessi, alternative sostenibili ai prodotti chimici utilizzati in agricoltura. Ho iniziato tali ricerche in tempi non sospetti, quando ancora si faceva ampio uso di mezzi chimici, affrontando gli aspetti collaterali legati al loro impiego. Ma sempre riconoscendo e rispettando il ruolo che gli agrofarmaci (non chiamiamoli pesticidi, per favore!) hanno (e avranno, a meno che siamo dei sognatori) per la difesa delle colture agrarie dai parassiti, se vogliamo sfamare una popolazione esigente nei paesi industrializzati, crescente nei paesi emergenti. Da ricercatore cerco sempre, nel mio piccolo, di portare risultati e dati a confermare (o smentire) le mie ipotesi di lavoro e non mi piace fare il tifoso.  

Agricoltura biologica e agricoltura convenzionale possono coesistere

Esistono tante forme di agricoltura e tutte quante, se praticate con serietà, hanno il diritto di esistere e coesistere. In un paese come il nostro, caratterizzato da aziende relativamente piccole, non sempre è facile fare coesistere tutte le forme di agricoltura, ma la ricerca ci ha fornito i parametri necessari per far sì che un’azienda condotta secondo le norme dell’agricoltura biologica possa confinare con un’azienda che pratica l’agricoltura convenzionale. Se vogliamo essere concreti e ragionevoli dobbiamo riconoscere che alcune forme di agricoltura (tra cui proprio la biodinamica), pur praticate con grande passione e direi fervore, non possono essere considerate, anche per le basi poco scientifiche su cui si fondano, alla stregua di quell’agricoltura sostenibile a cui dobbiamo tendere. Proprio per questo motivo, da ricercatore, non mi va di scontrarmi con chi la pratica e ci crede, ma mi sento di dire con fermezza che i fondi pubblici dovrebbero essere utilizzati per sostenere la ricerca tesa a rendere competitiva ed efficiente l’agricoltura sostenibile. Un’agricoltura cioè capace di fornirci prodotti sicuri e salubri e sostenibile sotto il profilo tecnico, economico, ambientale e sociale.  

Mi piacerebbe spostare l’attenzione, piuttosto, sulla scarsa attenzione che quasi tutti i governi prestano a due ministeri che invece dovrebbero essere fondanti per un Paese come il nostro: Ambiente e Agricoltura. Due ministeri considerati così marginali da non comparire mai nei toto-ministri, ad ogni (purtroppo troppo frequente) cambio di governo. Ministeri spesso occupati in passato, tranne purtroppo rare eccezioni, da ministri che li hanno usati come trampolino di lancio per “posti” più rappresentativi. La situazione attuale ha portato, con il governo Draghi, a rivalutare l’importanza del ministero dell’Ambiente. Il ministero delle Politiche agricole resta invece fanalino di coda. Un po’ polveroso, come la sua sede, bisognoso di una energica cura ricostituente. Se soltanto ci fosse più attenzione a cosa succede attorno a noi, al ruolo dell’agricoltura, all’importanza di sostenere, valorizzare, migliorare l’agricoltura che sfama noi e il mondo intero, non si prenderebbero scivoloni del genere. 

I livelli di sicurezza dell’agricoltura italiana sono molto elevati

Negli ultimi anni, invece, troppi (comprese anche parti consistenti delle organizzazioni professionali) hanno seguito pedestremente facili mode, promuovendo e facendo credere che alcune forme di agricoltura di nicchia fossero le uniche forme di agricoltura possibili e praticabili. Forme di agricoltura di nicchia che hanno il diritto di esistere, meritano rispetto, ma che non possono essere scambiate con quell’agricoltura praticata dalla maggior parte delle aziende, che in Italia ha livelli di sicurezza e sostenibilità non facilmente riscontrabili neppure in paesi a noi vicini spesso portati ad esempio di efficienza. Perché non dircele queste cose e pretendere che i sostegni pubblici siano utilizzati secondo metodi concreti, scientifici e corretti? Senza per questo offendere o screditare nessuno. Perché ognuno deve essere libero di scegliere personalmente e/o seguire l’agricoltura, la religione, la squadra, la moda che preferisce. Ma le risorse pubbliche devono invece essere assegnate con trasparenza e correttezza a progetti basati su solide basi scientifiche. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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È nata a Saluzzo, origine di cui è molto orgogliosa. Dalla fine degli anni ’70 si occupa di malattie delle colture orto-floro-frutticole all’Università di Torino, dove è ordinario di Patologia vegetale e Vice-Rettore per la valorizzazione del capitale umano e culturale dell’Ateneo. Figlia di imprenditori agricoli e imprenditrice lei stessa, ha vissuto e lavorato per lunghi periodi all’estero. A Torino dirige il Centro di Competenza Agroinnova dell’Università di Torino, da lei fondato nel 2002. È anche giornalista pubblicista. Dopo tanti lavori e libri scientifici, ha voluto cimentarsi con una scrittura più lieve. Ha cominciato con “Spore” (Daniela Piazza Editore, 2014), cui sono seguiti, sempre con lo stesso editore, nel 2015  un libro per ragazzi, “Caccia all’alieno” e, nel , “Valigie: cervelli in viaggio”. Nel 2018 ha pubblicato, con Gabriele Peddes, un libro a fumetti “Angelo, il Dottore dei  Fiori” con Edagricole, Business Media. In occasione dell’Anno Internazionale sulla Salute delle piante ha preparato un altro libro per ragazzi, “Healthy plants, healthy planet” (Fao), tradotto in numerose lingue.