Draghi-Mattarella e la carica scalcinata dei sottosegretari, dopo il braccio di ferro nei partiti 

L’avevamo detto fin dall’inizio che il premier difficilmente avrebbe potuto formare (e con lui il Presidente della Repubblica) una compagine di governo degna del suo nome e del suo prestigio nazionale e internazionale. Ed ecco spuntare Bergamini, Sisto, Borgonzoni ed altra solfa arcinota. In confronto il governo Dini (1995-96) sembra composto da marziani: Leopoldo Elia, Antonio Paolucci, Vincenzo Visco, Paolo Baratta, Adriano Ossicini, eccetera. Ma allora i partiti esistevano. Adesso bisogna proprio rifarli ex novo. Altro che fanfaluche sulla democrazia diretta et similia


Il commento di VITTORIO EMILIANI

¶¶¶ Purtroppo Draghi e Mattarella non hanno potuto resistere alla carica scalcinata dei sottosegretari, nettamente peggiori per qualità dei ministri. È riemersa ad esempio Deborah Bergamini che venne messa in Rai in posizioni strategiche col preciso compito di rifare l’immagine molto offuscata all’epoca del Cavaliere unificando in tal senso i programmi della Rai e di Mediaset. Fedelissimo di Berlusconi risulta Giuseppe Moles che va ad occupare un posto strategico: quello di sottosegretario all’Editoria. Recidiva risulta la Lega la quale mette di nuovo Lucia Borgonzoni alla Cultura, la stessa che nel governo gialloverde confessò spontaneamente di non leggere un libro da tre anni: Franceschini può stare tranquillo. Ma qui siamo al folklore. 

Un ruolo concreto l’avrà Francesco Paolo Sisto l’avvocato che forse più ha attaccato i magistrati autori di inchieste “pericolose”, per il Cavaliere. Mentre agli Interni Matteo Salvini si è preoccupato di infilare gente in grado di ostacolare il ministro Lamorgese nella sua saggia politica nei confronti dell’immigrazione. All’Ambiente va Vannia Gava di cui si sa che ha avuto scontri durissimi con l’uscente (peccato) ministro Sergio Costa, e adesso spera di coltivare il suo ambientalismo tenue, morbido.

Inutile continuare perché la musica − o meglio la solfa − è quasi sempre la stessa. Tanto da far dire a Moni Ovadia una sciocchezza storica e cioè che a questo Pd preferisce Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni scordandosi del fascismo e di tutto il resto. È vero che il Pd è diviso (e te pareva) e che alcuni “governatori” come Bonaccini (che promuove alla Cultura, l’ex reuccio di Caserta, Mauro Felicori) è meglio perderli che trovarli, però non esageriamo in esibizionismo.  

L’avevamo detto fin dall’inizio che Mario Draghi difficilmente avrebbe potuto formare (e con lui  Mattarella) una compagine di governo degna del suo nome e del suo prestigio nazionale e internazionale. In confronto il governo Dini (1995-96) sembra composto da marziani: Leopoldo Elia, Antonio Paolucci, Vincenzo Visco, Paolo Baratta, Rosa Russo Jervolino, Adriano Ossicini, eccetera, eccetera,  Ma allora i partiti esistevano. Adesso bisogna proprio rifarli ex novo. Altro che fanfaluche sulla democrazia diretta et similia. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Foto: sotto il titolo, esterno Palazzo Chigi [credit Ansa/Angelo Carconi] 

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Vittorio Emiliani

Direttore onorario - È nato a Predappio in Romagna. Ha iniziato l’attività giornalistica a Voghera concorrendo con Alberto Arbasino e altri giovani pubblicisti a creare nel 1956 “Il Cittadino” e dirigendo, a Pavia, “Ateneo Pavese”. Collaboratore dal ’56 di “Comunità” di Adriano Olivetti, poi del “Mondo” di Mario Pannunzio e de “L’Espresso” di Arrigo Benedetti. Dal 1961 al 1974 ha lavorato al “Giorno” di Italo Pietra, redattore e poi inviato di economia e politica. È stato inviato speciale anche al “Messaggero” che ha poi diretto dall’80 all’87. Collabora a quotidiani e riviste. Ha all’attivo una trentina di libri, gli ultimi “Roma capitale malamata” (il Mulino) e “Raffaello tradito” (Edizioni Bordeaux). Autore di numerose inchieste tv prima dell’avvento dei craxiani. Membro del Consiglio d’amministrazione della Rai dal ’98 al 2002, di cui è stato anche presidente pro tempore per alcuni mesi. Collabora attivamente con Radio Radicale.