Dharma, Tremal-Naik e lo spirito delle 70 tigri uccise fra le mangrovie del Bengala

Ricercato dalle autorità del Bangladesh, è stato catturato il più noto (e spietato) sterminatore di tigri in circolazione. Stufo di fare la fame come raccoglitore di miele selvatico, Habib Talukder aveva scoperto che era più redditizio battere gli intrichi di mangrovie delle Sundarbans. Adesso che è stato preso, gli spiriti delle tigri uccise nella più grande foresta di mangrovie del mondo, potranno finalmente trovare requie nella agognata vendetta. L’uomo arrestato fa venire in mente Tremal-Naik, uno dei figli letterari prediletti di Emilio Salgari, che non uccideva tigri ma serpenti e gli odiosi Thugs, adoratori della dea Kalì

Tigre del Bengala e, nel riquadro, Habib Talukder, lo sterminatore di 70 felini fra le mangrovie delle Sundarbans


Il racconto di CARLO GIACOBBE / 

Le tigri del Bengala sono una specie in via di estinzione

LA NOTIZIA È DI QUELLE talmente ghiotte che non c’è stato giornale che non ne abbia dato conto, con dovizia variabile di particolari più o meno plausibili e verificabili. Riassumo: dopo una ventina d’anni che era ricercato dalle autorità del Bangladesh, qualche giorno fa, grazie a una soffiata, è stato catturato il più noto (e spietato) sterminatore di tigri del Bengala in circolazione. Habib Talukder, 50 anni, stufo di fare la fame come raccoglitore di miele selvatico, aveva scoperto che era molto più redditizio battere gli intrichi di mangrovie delle Sundarbans e fare fuori quante più tigri possibile, facendo assegnamento, vedremo perché, sulla umana ferocia mista a coglioneria. Adesso che è stato preso, gli spiriti delle 70 tigri che si calcola abbia ucciso, una buona parte di tutte quelle rimaste libere nella più grande foresta di mangrovie del mondo, potranno finalmente trovare requie nella agognata vendetta. 

Detta così la storia, per quanto suggestiva dati gli ingredienti narrativi che la compongono, potrebbe esaurirsi qui. Con un sospiro di sollievo degli animalisti per il cattivo di turno messo in condizioni di non più nuocere. Chi però come me è cresciuto e si è formato leggendo i libri di avventure e i racconti di viaggi in luoghi esotici, prima ancora che si potesse immaginare di farne una meta per il turismo di massa, ha avuto un sussulto: quel nome, che denuncia una inequivocabile origine musulmana, Habib Talukder, si è andato sbiadendo e al suo posto, come in sovrapposizione, è apparso il suo contrario, che a molti “vecchi ragazzi” fa tornare alla mente pagine indimenticabili. In realtà, una realtà simbolica e archetipale, molto più vera del fatto di cronaca in un mondo assurdamente globalizzato, l’uomo arrestato si chiama Tremal-Naik, arrestato non per tigricidio ma per scorrettezza politica. Proverò a raccontarvelo un po’, ispirandomi al sommo maestro di scorrettezza Emilio Salgari; che tanto amava Tremal-Naik, uno dei suoi figli letterari prediletti, quanto c’è da giurare che avrebbe detestato Habib, il suo moderno doppio in carne e ossa. 

Perché tanto accanimento di Habib Talukder nei confronti dei poveri felini?

Parlando di carne e ossa, converrà spiegare perché tanto accanimento di Habib contro i poveri felini. Per quanto se ne sa i cinesi non portano più il codino, hanno da tempo sostituito l’oppio con le sigarette e hanno smesso di torturare la gente con la famosa goccia; ma in certe zone seguitano a divorare milioni di cani e riguardo alla loro farmacopea tradizionale devono essersi evoluti poco. Grazie a certe loro credenze, prospera il traffico di parti di animali esotici di ogni genere, di cui ossa triturate, sangue disseccato, carne e pelle variamente trattate sono la panacea di molti mali e, soprattutto, fanno impallidire, al confronto, le prestazioni erotiche di un Rocco Siffredi. Che gode solo perché, poveraccio, si accontenta. Le tigri in pillole, insomma, risvegliano anche i sensi più intorpiditi, altro che certi azzurri confettini! 

Volendo fare un calcolo a spanne, in Cina ci sono oltre un miliardo e 400 milioni di persone. Supponendo (come è probabile) che i consumatori di animali esotici siano esclusivamente uomini e che su circa 700 milioni di maschi solo l’uno per cento sia interessato alla medicina tradizionale, ci sarebbe sempre un bacino di utenza di sette milioni di imbecilli. Ora, se sommiamo la popolazione di sesso maschile e di religione islamica di India e Bangladesh, arriviamo a un totale di almeno 150 milioni di persone. Quando si tratta di sopprimere creature viventi (per motivi e con metodi diversi, che siano esseri umani o animali non fa molta differenza) certi musulmani hanno ben pochi rivali. Supponendo che di soggetti abbastanza mascalzoni, assetati di soldi e allo stesso tempo coraggiosi o incoscienti da addentrarsi da soli nello sterminato ecosistema delle Sunderbans ce ne sia appena uno su un milione, anche defalcandone una metà che potrebbero essere stati a giusto titolo sbranati dalle tigri, fatti fuori da squali d’acqua salmastra, gaviali e/o altri sauriani o morsi da serpenti velenosi, ci potrebbero essere una settantina di bracconieri in attività. 

Tremal-Naik e Sandokan nel film “I misteri della Giungla Nera”

Ai tempi che Tremal-Naik si aggirava per la Giungla Nera, solo o accompagnato dal fido servo (pardon, collaboratore forestale) Kammamuri, non cacciava tigri (se non costretto dalle circostanze) ma serpenti e, ancora più volentieri, gli odiosi Thugs, adoratori della dea Kalì. I quali erano gli stessi birbaccioni che rapivano incolpevoli e nubende ragazze (per lo più bionde figlie di albionici ufficiali) e strangolavano allegramente tutti quelli che riuscivano a sorprendere nel loro mandamento (pardon, territorio). E se qualche volta il buon Tremal-Naik si trovava con le spalle al muro, l’arma scarica o la scimitarra spezzata, circondato da Thugs sitibondi del suo sangue, bastava un fischio e accorreva Dharma, che di quei cattivoni faceva uno spicinìo. Dharma, per chi non ricordasse bene, era tigre-pet di Tremal-Naik. Con lui si comportava come Rin Tin Tin con Rusty, ma coi nemici seguiva quello che gli etologi chiamano l’etogramma di specie. Ossia seguiva la sua natura di belva feroce. Immaginarsi quindi se Tremal-Naik poteva far fuori le tigri come fossero palloncini al tirassegno. 

Oggi, purtroppo, Tremal-Naik non c’è più da oltre un secolo, le tigri del Bengala sono quasi estinte e i Thugs, se ne sono rimasti, hanno appeso il laccio di seta al chiodo. Peccato! Si poteva riconvertirli in funzione anti bracconieri. Anzi, giacché c’erano li si poteva inviare in trasferta contro certi fanatici maomettani: tipi religiosissimi che amano tagliare teste, seminare bombe, brutalizzare donne e, se capita, far saltare con la dinamite anche qualche tempio, costruito molti secoli prima che loro attribuissero a dio  il proprio insopportabile fanatismo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Mi divido tra Roma, dove sono nato, e Lisbona, dove potrei essere nato in una vita precedente. Ho molte passioni, non tutte confessabili e alcune non più praticabili, ma che mai mi sentirei di ripudiare. In cima a tutte c'è la musica, senza la quale per me l'esistenza non avrebbe senso. Non suono alcuno strumento, ma ho studiato canto classico (da basso) anche se ormai mi dedico (pandemia permettendo) al pop tradizionale, nei repertori romano, napoletano e siciliano, e al Fado, nella variante solo maschile specifica di Coimbra. Al centro dei miei interessi ci sono anche la letteratura e le lingue. Ne conosco bene cinque e ho vari gradi di dimestichezza con altrettante, tra vive, morte e, temo, moribonde. Ho praticato vari generi di scrittura; soprattutto, ma non solo, saggi e traduzioni dall'inglese e dal portoghese. Per cinque anni ho insegnato letteratura e cultura dei Paesi lusofoni alla Sapienza, mia antica alma mater. Prima di lasciare, con largo anticipo, l'Ansa e il giornalismo attivo, da caporedattore, ho vissuto come corrispondente e inviato in Egitto, Stati Uniti, Canada, Portogallo, Israele e Messico. Ho appena pubblicato “100 sonétti ‘n po’ scorètti", una raccolta di versi romaneschi. Sono sposato da 40 anni con Claudia e insieme abbiamo generato Viola e Giulio