La democrazia “partecipativa”, tra Ekklesiasterion e Bouleuterion nell’Agorà di Metaponto 

In mezzo ai rocchi e alle colonne in rovina del maestoso tempio di Apollo Liceo, era stato appena portato alle luce un cippo, con incisa, in greco antico, la scritta “Agorà”, in quelle che erano state sino ad allora delle rovine informi. Il prof. Adamesteanu, più semplicemente Don Bastiano (per le ragioni che scoprirete leggendo), ci spiegò che nell’Agorà si riunivano i cittadini (in questo caso, i Metapontini) aventi diritto al voto e proponevano le leggi. Poi, in un edificio accanto le si scriveva, per essere infine codificate. Leggi, come si vede, che scaturivano direttamente dalla volontà del popolo, mentre ora…


Il racconto di ARTURO GUASTELLA, nostro inviato speciale in Magna Grecia 

Ekklesiasterion di Metaponto subito dopo il restauro dell’archeologo-architetto Dieter Mertens

UN DOLCE MERIGGIO dell’aprile del 1975, squilla il telefono di casa (i cellulari erano ancora di là da venire), e una voce dall’inconfondibile accento rumeno, dopo avermi apostrofato con il solito «scarrafone come stai?», senza aspettare la mia altrettanto solita risposta, «con tutte le mie quattro zampe ancora intatte», mi invita ad andare subito a Metaponto, perché era stata appena fatta una straordinaria scoperta archeologica. L’idioma slavo era quello del prof. Dinu Adamesteanu, solo da qualche mese soprintendente della nuovissima Soprintendenza Archeologica della Basilicata (prima era un’appendice di quella pugliese), e mi aveva chiamato perché era stato appena portato alle luce un cippo, con incisa, in greco antico, la scritta “Agorà”, in quelle che erano state sino ad allora delle rovine informi nei pressi della stazione ferroviaria del paesino di villeggiatura lucano. 

L’archeologo aveva chiamato lo “scarrafone” perché era, allora, uno dei pochi giornalisti che scriveva di archeologia. Egli, lo “scarrafone”, aveva fatto violenza alla sua formazione universitaria scientifica, preferendo rispolverare i suoi studi classici, leggendo e studiando tutto quello che c’era da leggere su questa disciplina, tanto da venire considerato dal professor Adamesteanu alla stregua di un altro dei suoi allievi. Così, in mezzo ai rocchi e alle colonne in rovina del maestoso tempio di Apollo Liceo, facevano corona a questo ritrovamento, il professore e i suoi giovani allievi, Antonio De Siena, fino all’altro ieri a capo della Soprintendenza della Basilicata, Salvatore Bianco, poi, per molti anni, direttore del Museo della Siritide, Elena Lattanzi, poi Soprintendente della Calabria, Angelo Bottini, altro futuro Soprintendente e, a sorpresa, anche quel Francesco D’Andria che, dopo aver vinto il concorso per Ispettore, passato qualche mese, aveva preferito la cattedra universitaria a Lecce, ma era rimasto legatissimo al suo professore. 

Dinu Adamesteanu negli anni Sessanta del Novecento

Come ogni racconto che si rispetti, concedete al vostro narratore un inciso. Da qui in avanti, chiamerò il prof. Adamesteanu, semplicemente Don Bastiano, come lo chiamavano gli operai siciliani quando il nostro professore, faceva mirabilie archeologiche a Gela e a Piazza Armerina, in Sicilia. A questo proposito, essendo ancora Don Bastiano un apolide, gli operai degli scavi lo nascondevano a bella posta dai carabinieri di Caltanissetta, che, invece, lo cercavano da tre giorni, per comunicargli di aver ottenuto la cittadinanza italiana. Don Bastiano, che fra le tredici lingue parlate correntemente, vi includeva anche il dialetto siciliano, soleva raccontare che i suoi operai, non fidandosi, avevano voluto accompagnarlo alla Prefettura di Caltanissetta e, quando il nostro professore uscì sventolando il documento della sospirata cittadinanza, non potette trattenersi dall’esclamare: «ormai, sono come voi». Gli operai, in coro, gli risposero, «mischino», poveretto, se davvero era come loro… 

Dunque, tutti intorno alla scritta Agorà. «Ma perché così importante?», chiese a mezza voce il vostro sprovveduto cronista. Domanda accolta da risatine e da sorrisini, mentre Don Bastiano, fulminando tutti con un uno sguardo, spiegò che aver trovato la piazza principale dell’antica polis greca, significava che nei pressi si doveva trovare anche l’Ekklesiasterion, mentre la “Boulè” poteva benissimo coincidere con le rovine di quel teatro greco, poi, fatto restaurare ad opera di quel grandissimo archeologo-architetto di Dieter Mertens, più tardi Direttore della Scuola Archeologica Germanica di Roma. In quella circostanza, Don Bastiano ci tenne una lezione sulla “Democrazia partecipativa” del mondo greco, rispetto a quella “rappresentativa” dei giorni nostri. In buona sostanza, il professore ci spiegò che nell’Agorà si riunivano i cittadini (in questo caso, i Metapontini) aventi diritto al voto e proponevano le leggi. Poi, estratti a sorte una parte di loro, questi si riunivano in un edificio adiacente, l’Ecclesiasteron (assemblea), appunto, dove le leggi venivano scritte, per poi passare al Bouleuterion, dove venivano codificate. Leggi, come si vede, scaturite direttamente dalla volontà del popolo, mentre ora…  

Chiaromonte (PZ) – Elmo tipo corinzio di lamina di bronzo (metà VI secolo a.C.).

La venuta in Basilicata di Don Bastiano fu davvero un momento magico per l’archeologia lucana, in quanto il nostro professore era stato l’inventore della fotografia area (aerofotogrammetria) che, nei fatti, portò a nuove e insospettabili scoperte archeologiche. Essendo egli, inoltre, un grandissimo topografo antico, era in grado di ricavare dalle foto delle mappe straordinariamente precise, che permettevano di individuare antiche strade, corsi di fiumi e, persino, insediamenti paleolitici. Non si era spento ancora l’eco di questa scoperta archeologica, che Don Bastiano fa un’altra telefonata al vostro “scarrafone-cronista”, invitandolo a precipitarsi in Basilicata, a Chiaromonte, per l’esattezza, dove erano state scoperte delle straordinarie tombe enotrie, con tanto di guerrieri completi di armature. A conferma che la ricerca archeologica sul campo si deve articolare sempre in base al contesto storico di quelle aree, rifuggendo dalla semplice cristallizzazione museale dei reperti, Don Bastiano e i suoi ispettori sapevano benissimo che quelle terre prima della colonizzazione greca avevano ospitato un’avanzata civiltà osco-enotria e, forse anche,  popolazioni di Coni e Bretti, o Bruzi, per cui la straordinaria scoperta dei guerrieri di Chiaromonte partiva da una base di studi ben definita. 

Le tombe, questa volta, erano state scavate da Angelo Bottini e Salvatore Bianco, sulle indicazioni, naturalmente, delle “mappe aeree” di Don Bastiano, che, come raccontò più tardi, confermavano i toponimi della valle del Sinni, del primo etnologo della storia, Ecateo di Mileto, del VI sec. avanti Cristo, ripresi, successivamente, da Stefano di Bisanzio. Essi parlavano, nella Valle del Sinni e in quella dell’Agri, di nomi come Arinthe, Artemision, Erimon, Ixias, Menekine, Kossa, Kyterion, Malanios, Ninaia. C’era, poi, da capire come gli antichi abitanti della Lucania si fossero rapportati ai colonizzatori greci e, per meglio studiare questi rapporti, Don Bastiano fece venire in Basilicata il suo antico amico, Piero Orlandini, con il quale − raccontava − avevano una notte pernottato in due antichi avelli a Gela. Tutto questo, e molto altro ancora, è Magna Grecia. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Giornalista dal 1971. Ha alternato la sua carriera di biochimico con quella della scrittura. Ha diretto per 14 anni “Videolevante”, una televisione pugliese. Ha tenuto corrispondenze dall’Italia e dall’estero per “Il Messaggero”, “Corriere della Sera”, “Quotidiano”, “La Gazzetta del Mezzogiorno” per la quale è editorialista. Con la casa editrice Scorpione, ha pubblicato “Fatti Così” e, con i Libri di Icaro, “Taranto - tra pistole e ciminiere, storia di una saga criminale”, scritto a due mani con il Procuratore Generale della Corte d’Assise di Taranto, Nicolangelo Ghizzardi. Per i “Quaderni” del Circolo Rosselli, ha pubblicato, con Vittorio Emiliani, Piergiovanni Guzzo e Roberto Conforti, “Dossier Archeologia” e, per il Touring club italiano, i “Musei del Sud”.