Demenziale speculare sui paesaggi di Tuscania e di Orvieto con pale e altro

Pale eoliche, anche di grandi dimensioni, proliferano e funestano paesaggi bellissimi. Possibile che non si comprenda il valore assoluto di questi autentici capolavori del passato? Quando si capirà che sulle energie rinnovabili occorre giungere ad un grande, serio piano nazionale che individui le zone idonee e non obbedisca a logiche speculative a volte piratesche?


di VITTORIO EMILIANI

¶¶¶ La questione delle energie rinnovabili è stata posta male in Italia fin dall’inizio e continua a svilupparsi anche peggio. Una proliferazione di pale eoliche, anche di grandi dimensioni che funestano paesaggi bellissimi. Integri, senza che vi sia vento per alimentarle: studi “neutrali”, del Cai (Club alpino italiano) per esempio, hanno dimostrato che la ventosità è in Italia la metà di quella del Centro e Nord Europa e che quindi le pale sono “redditizie” soltanto in Daunia e in poche zone (pregiate turisticamente) di Sardegna e Sicilia. Per il resto quelle pale hanno ingrassato i bilanci di società magari fittizie che, intascate le ingenue provvidenze comunali o regionali, o sono state colte con le mani nel sacco oppure si sono date alla fuga prima dei controlli. Così si attraversano intere vallate interne dell’Abruzzo o della Calabria con foreste di pale eoliche desolatamente ferme, con le quali intanto si sono scassati interi crinali accrescendo lo sfascio idrogeologico del nostro Appennino.

Ma cos’hanno in testa certi “responsabili” regionali? La Regione Lazio ha proposto l’installazione di pale eoliche nel paesaggio mirabile di Tuscania sfregiandolo (e così ha fatto la consorella umbra per Orvieto). Possibile che non si comprenda il valore assoluto di questi autentici capolavori del passato? Siamo al centro di paesaggi fra i più straordinari d’Italia. Non basta: la Regione Lazio ha pure presentato un progetto per coprire di specchi fotovoltaici centinaia di ettari di terreni coltivati stravolgendo anche qui paesaggi tutelati ricevendo l’avallo di alcune associazioni ambientaliste (Legambiente, Greenpeace, persino il Wwf…) e il no secco, motivato, del ministero per i Beni culturali e paesaggistici. 

Quando si capirà che sulle energie rinnovabili occorre giungere ad un grande, serio piano nazionale che individui le zone idonee e non obbedisca a logiche speculative a volte piratesche? Pianificare bisogna, seguendo logiche e occasioni nazionali. Un grande piano, ad esempio, di pannelli fotovoltaici nei poli industriali e portuali, e di pannelli condominiali soprattutto nel Mezzogiorno, e in tutto il Paese dove vi siano zone di clima temperato, mediamente ben soleggiate. E le Regioni non possono ripetere la litania del “green, green” per poi proporre piani eolici e fotovoltaici riprovevoli. Anzi dannosi. © RIPRODUZIONE RISERVATA 

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Foto: sotto il titolo, il paesaggio di Tuscania; al centro, le pale eoliche sullo sfondo del paesaggio di Orvieto

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Vittorio Emiliani

Direttore onorario - È nato a Predappio in Romagna. Ha iniziato l’attività giornalistica a Voghera concorrendo con Alberto Arbasino e altri giovani pubblicisti a creare nel 1956 “Il Cittadino” e dirigendo, a Pavia, “Ateneo Pavese”. Collaboratore dal ’56 di “Comunità” di Adriano Olivetti, poi del “Mondo” di Mario Pannunzio e de “L’Espresso” di Arrigo Benedetti. Dal 1961 al 1974 ha lavorato al “Giorno” di Italo Pietra, redattore e poi inviato di economia e politica. È stato inviato speciale anche al “Messaggero” che ha poi diretto dall’80 all’87. Collabora a quotidiani e riviste. Ha all’attivo una trentina di libri, gli ultimi “Roma capitale malamata” (il Mulino) e “Raffaello tradito” (Edizioni Bordeaux). Autore di numerose inchieste tv prima dell’avvento dei craxiani. Membro del Consiglio d’amministrazione della Rai dal ’98 al 2002, di cui è stato anche presidente pro tempore per alcuni mesi. Collabora attivamente con Radio Radicale.