Delitto Khashoggi. Riyadh, un principe e il suo mercante

Per un mese, a chiedere conto a Matteo Renzi dei suoi rapporti politici ed economici col mandante dell’uccisione del giornalista del Washington Post sono stati tre soli organi di stampa: Domani, Il Fatto Quotidiano e il foglio digitale che state leggendo. Interrogativi scaturiti da informazioni e analisi accurate, scivolate come acqua sull’olio nei giornali mainstream del nostro Paese. Ancora domenica, il Corriere della Sera ha fatto la cronaca anodina di una finta intervista nella E-News dell’ex premier


L’editoriale di IGOR STAGLIANÒ

¶¶¶ «Non solo è giusto intrattenere rapporti con l’Arabia Saudita, ma è anche necessario». Parola di Matteo Renzi, sabato 27 febbraio. Qualche ora prima che il senatore di Scandicci aprisse bocca, Joe Biden ha desecretato il rapporto della Cia chiuso nel cassetto da Donald Trump: «il principe regnante Mohammed bin Salman ha ordinato l’operazione di Istanbul per rapire o uccidere Jamal Khashoggi». I due − bin Salman e Renzi − li avevamo lasciati faccia a faccia un mese prima su un palco elettronico di Riyadh: il primo a bearsi dei complimenti “a gettone” del secondo, accorso alla sua corte dopo aver appiccato l’incendio a Roma con la crisi del governo Conte.

Rimettiamo a fuoco i fatti, nudi e crudi. È il primissimo pomeriggio del 2 ottobre 2018. Un signore attempato, fra due ali di transenne di sicurezza, varca l’ingresso dell’ambasciata saudita a Istanbul. Jamal Khashoggi è immortalato di spalle per l’ultima volta dalle telecamere di sicurezza esterna alle 13:13:53. Da mesi aspetta un ultimo documento dal suo paese per sposare la giovane fidanzata turca. Sapeva di essere nel mirino del regime di Riyadh, sperava − quel giorno − di poter coronare il suo sogno d’amore con l’accademica Hatice Cengiz. Dall’edificio dell’ambasciata, usciranno solo poveri resti del giornalista del Washington Post, fatto a pezzi con una sega elettrica, insaccato in buste di plastica, richiuso e spedito in due valige diplomatiche nella capitale del Regno dei Saud. 

Per un mese, a chiedere conto all’ex premier italiano dei suoi rapporti politici ed economici col mandante dell’uccisione di Khashoggi sono stati tre soli organi di stampa italiani: Domani, Il Fatto Quotidiano e il foglio digitale che state leggendo. Interrogativi scaturiti da informazioni e analisi accurate, scivolate − tutte − come acqua sull’olio nei giornali mainstream del nostro Paese. Ancora domenica, il Corriere della Sera se l’è cavata con la cronaca anodina di quanto pubblicato come finta intervista nella E-News dell’ex sindaco di Firenze. 

Nel numero 2 del magazine, la lunga analisi di Laura Silvia Battaglia su cosa si muove nella Penisola arabica, scambiata da Matteo Renzi come il luogo del rinascimento prossimo venturo, e l’inchiesta di Ugo Mattei sulla vertenza pilota contro l’elettrosmog avviata dai genitori di Frossasco, un piccolo comune dell’hinterland torinese, contro i giganti del 5G

Dalla pagina 48 del secondo numero del magazine scaricabile gratuitamente dalla home page del nostro sito (o cliccando qui a fianco) a partire da oggi, troverete l’analisi integrale di Laura Silvia Battaglia, fra le rare reporter italiane − una delle poche al mondo − che la Penisola Arabica la racconta lavorando da anni sul campo. Alle domande che emergono dal quadro impressionante di traffici e responsabilità geopolitiche che si consumano all’ombra della cosiddetta Davos del deserto, l’opinione pubblica internazionale attende risposte chiare. Da un senatore della Repubblica ancora in carica, o da un lobbista al soldo di un “rinascimento” su cui egli solo vaneggia e commercia. Scelga lui in che veste darcele. Se pensa di essersela cavata con due frasette, ogni volta che prenderà la parola in aula − senza aver scelto prima per quale mestiere farsi pagare − dovrebbe esserci almeno una parte dell’emiciclo pronto a ricordarglielo. Con un semplice foglio alzato. È lecito ancora sperarlo? Da parte nostra quelle risposte continueremo a pretenderle. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Igor Staglianò

Direttore - Da inviato speciale della Rai, ha lavorato per la redazione Speciali del Tg1 (Tv7 e Speciale Tg1) dal 2014 al 2020, per la trasmissione “Ambiente Italia” e il telegiornale scientifico "Leonardo" dal 1993 al 2016. Cura gli approfondimenti sui temi dei beni culturali, dello sviluppo sostenibile e della tutela del territorio, realizzando oltre mille inchieste e reportage per tutte le testate giornalistiche del servizio pubblico. Ha firmato nove documentari trasmessi su Rai 1, l'ultimo "La spirale del clima" sulla crisi climatica e la pandemia. Ha collaborato, fra l'altro, con le pagine di scienza e ambiente di "Panorama" diretto da Claudio Rinaldi. Per la casa editrice Rosenberg & Sellier ha curato, con Guglielmo Ragozzino, "Il conto del tempo", una riflessione a più voci sulla rivoluzione informatica alla Fiat e alla Olivetti negli anni Settanta del Novecento. Ha pubblicato saggi sulle innovazioni tecnologiche nei processi produttivi e sulla democrazia nell'era atomica.