Convenzione d’oro per il Napoli Calcio: 14 milioni di euro dalla Regione Abruzzo alla squadra di De Laurentiis

Per i ritiri pre-campionato a Castel di Sangro, la Giunta Marsilio concede 1.200.000 euro l’anno per sei anni, rinnovabili per altri sei. In cambio: qualche servizio fotografico, 4 palloni autografati, un paio di banner promozionali e 80 biglietti in tribuna d’onore al San Paolo. Uno schiaffo per le attività economiche regionali al collasso. Presentato un esposto alla Corte dei Conti


di LILLI MANDARA, da Pescara

⚈ Erano i giorni dei morti che continuavano a salire, dell’Aquila diventata “la nuova Bergamo” con i reparti del “San Salvatore” chiusi per Covid, della gente in fila per ore all’ospedale di Avezzano e con qualcuno che moriva lì nell’attesa, dell’ospedale di Pescara inaugurato a luglio in pompa magna ormai pieno fino a scoppiare, erano i giorni che precedevano la decisione del presidente della Regione Marco Marsilio di chiudere tutto, di marcare col rosso fuoco l’Abruzzo che fino a quel momento si trastullava nella libertà condizionata dell’arancione.

Proprio in quei giorni − erano i primi di novembre − la Giunta di centrodestra che guida la Regione Abruzzo approva una convenzione col Napoli Calcio da un milione di euro per i ritiri estivi pre-campionato a Castel di Sangro. Un milione e 220 mila euro, per l’esattezza, per sei anni rinnovabili che finiscono nelle tasche della squadra di Rino Gattuso. Lo fa con una procedura d’urgenza: il Napoli non può aspettare e se ritardiamo, scrive Marsilio, se ne andrà da un’altra parte.

Da un’altra parte per la verità già ci andava da un bel po’, e continua a farlo, nonostante il milioncino dell’Abruzzo: ogni estate, da sei anni a questa parte, la squadra di De Laurentiis i ritiri li fa a Dimaro Folgarida in Trentino e nella prossima estate, assicurano in Val di Sole, sarà di nuovo lì, come un fedifrago che torna dalla moglie dopo una parentesi un po’ scapestrata. In effetti l’Abruzzo nella convenzione sottoscritta già a luglio scorso lascia la squadra libera di andare dove vuole, oltre che a Castel di Sangro, basta non pestarsi i piedi e non farlo negli stessi periodi.

È uno schiaffo in faccia per l’Abruzzo in piena pandemia e le attività economiche al collasso. Le opposizioni si armano, presentano esposti alla Corte dei Conti e alla Procura perché con la procedura d’urgenza e senza bando di gara, tanto per fare un esempio, non si possono elargire così tanti soldi. La motivazione inserita nella variazione di bilancio approvata a novembre parla di «attività finalizzate alla ripresa post Covid delle attività produttive e turistiche sul territorio di competenza» (anche se in quei giorni di ripresa post-Covid proprio non si poteva parlare, e neanche adesso per la verità). E fa gridare allo scandalo imprenditori e sindaci, soprattutto nella Marsica.

Con quel mare di denaro − è il pensiero diffuso − ci si poteva fare altro, ospedali per esempio, oppure nuovi reparti di terapia intensiva: 1.200.000 euro l’anno per sei anni rinnovabili per altri sei fanno un totale di circa 14 milioni di euro. E tutto in cambio di qualche servizio fotografico, 4 palloni autografati, un paio di banner promozionali e 80 biglietti in tribuna d’onore e tribuna sponsor al San Paolo, che nella convenzione occupano 4 pagine di spiegazioni.

Una cifra esagerata secondo i Cinquestelle che hanno presentato anche un esposto all’Anac. Soldi sottratti al microcredito e alle imprese locali, e poi chissà se davvero ci sarà quel ritorno turistico auspicato da Marsilio per Castel di Sangro e l’Abruzzo considerando che siamo in piena pandemia. Roccaraso, la località turistica più famosa della regione che è proprio lì a due passi, è praticamente da decenni territorio incontrastato dei napoletani che lì hanno comprato ville e appartamenti dove trascorrono da sempre vacanze estive e invernali.

Insomma, che bisogno c’è di attirare napoletani se i napoletani in Abruzzo, su quelle montagne, già ci trascorrono le vacanze? E poi parlare di vacanze in tempi di pandemia sembra davvero una presa per i fondelli. ◆

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Lilli Mandara

Ha lavorato nella redazione abruzzese del “Messaggero” dal 1984 al 2014. Ha seguito per il quotidiano di Roma molte vicende dell’attualità italiana. Dal 2015 è direttore responsabile del blog “Maperò”, testata giornalistica che si occupa in Abruzzo di politica, cultura e cronaca. Collabora col “Fatto quotidiano” e con “Donne Chiesa Mondo”, il mensile dell’“Osservatore Romano”.