Ciao Dad? «La scuola torni ad essere un ascensore sociale»: buoni propositi del ministro Bianchi

«Per contrastare la dispersione scolastica, studenti fra i banchi e lezioni in presenza per tutti» dichiara a Italia Libera il nuovo titolare della Pubblica istruzione. Attilio Oliva, ex presidente della Luiss: «improponibile il raddoppio delle lezioni, ma possiamo aprire le scuole anche al pomeriggio». È utopico andare a cercare di persona i ragazzi che buttano la spugna, come fanno i maestri di strada a Napoli? «No, è da lì che si ricomincia», afferma Cesare Moreno, presidente dell’Associazione dei maestri di strada partenopei. Ma quante risorse metterà sul tavolo il governo Draghi per la formazione scolastica?


L’inchiesta di ANNA MARIA SERSALE

¶¶¶ Il dieci febbraio Ursula von der Leyen da Bruxelles ha dichiarato che la Next generation Eu non è un sogno ma una cosa concreta, che ha un valore anche più grande dei soldi perché contiene «un fortissimo messaggio di solidarietà e fiducia». Ha poi aggiunto che per l’Europa «è l’ora di mantenere le promesse», alludendo ai provvedimenti destinati alle nuove generazioni. Significa che per noi è davvero iniziata la corsa contro il tempo per presentare i progetti, che il neonato governo Draghi dovrà riscrivere. Quale sarà l’ammontare del finanziamento per la scuola? Vedremo. 

Con l’economia da ricostruire e il rischio di pregiudicare il futuro di intere generazioni stiamo facendo solo ora la prima conta dei danni morali e materiali. E solo ora, a un anno dall’inizio della pandemia, stiamo tentando di capire il malessere dei ragazzi e il loro senso di vuoto per l’improvvisa chiusura delle scuole, prime vittime delle misure anticovid. Da questa operazione dolorosa sono emersi problemi mai risolti. Con una speranza, però. Questa volta il Paese sembra intenzionato a riscoprire il valore delle competenze. Ciò obbliga a rimettere la scuola al centro della scena politica insieme alle altre priorità. «Anche perché − avverte l’economista Luigi Paganetto, professore emerito di Economia politica e docente di Economia europea all’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” − dobbiamo recuperare il ritardo dell’Italia in materia di istruzione». I test internazionali dicono che i risultati ottenuti dai nostri studenti sono insoddisfacenti «e non ce lo possiamo permettere; rispetto all’Europa siamo, inoltre, uno dei Paesi con il minor numero di laureati, eppure sappiamo che l’economia, lo sviluppo e il benessere di un Paese dipendono in larga misura dai livelli di istruzione della popolazione». 

Dunque, più attenzione alla scuola e al futuro dei giovani. Patrizio Bianchi, neoministro dell’Istruzione nel governo Draghi, professore ordinario di Economia applicata presso l’Università di Ferrara, appena assunto l’incarico ha dichiarato che intende riportare tutti gli studenti sui banchi, con didattica sempre in presenza «per contrastare il preoccupante fenomeno della dispersione scolastica». Bianchi vuole che la scuola torni ad essere un «ascensore sociale». Un principio contenuto già nel suo libro da poco dato alle stampe, “Nello specchio della scuola” (edizione Il Mulino), che fa capire quanto sia inscindibile il nesso tra istruzione e benessere sociale. «È tempo di investire in educazione, non solo per superare l’emergenza Covid − scrive il ministro Bianchi nel libro − ma per guardare oltre, per ritrovare quel cammino di sviluppo che sembra essersi perduto». Infatti, avere abbandonato per decenni la scuola ha prodotto un danno secco alla crescita civile ed economica del nostro Paese. Inevitabili le conseguenze. A cominciare dall’aumento dell’abbandono scolastico (dal 14,5 media nazionale al 35/37 per cento in molte regioni del Sud). 

Una emergenza spesso sottaciuta o ignorata. Ora occorre un piano strategico per invertire la rotta, partendo dai ragazzi silenziosamente “spariti” dai radar delle scuole, per sottrarli alla strada, alla dipendenza ossessiva dei telefonini, al vuoto senza sogni e prospettive, per farli tornare in un circuito formativo, restituendo loro la possibilità di avere un domani. Quei ragazzi, che sono migliaia, bisognerebbe avere il coraggio di andare a cercarli di persona come fanno i maestri di strada a Napoli. È utopia? «No, è da lì che si ricomincia», afferma Cesare Moreno, presidente dell’Associazione dei maestri di strada partenopei. Poi aggiunge: «Abbiamo dati sconvolgenti; con il Covid l’abbandono scolastico da noi, nei territori più disagiati, a Ponticelli ma anche in altre aree periferiche, ha raggiunto il 60 per cento. Mi riferisco ai ragazzi tra i 14 e i 16 anni, che se ne vanno durante il biennio dopo la terza media. Se non li cerchiamo resteranno tagliati fuori». 

Si ricomincia dal contatto umano per riannodare i fili spezzati. Perché l’abbandono significa esclusione, precarietà, insicurezza. Anche il Censis studia il fenomeno: «Nel lungo periodo è innegabile che siano stati fatti passi in avanti, anche perché stanno nascendo delle avanguardie educative in alcuni istituti, anche del Sud, ma la dispersione scolastica è ancora troppo ampia e lo scoppio della pandemia ha messo in luce la fragilità, e forse anche l’insufficienza, del quotidiano lavoro di inclusione delle fasce di alunni più a rischio».  Sull’onda della prima emergenza pandemica non si poteva che chiudere i battenti degli istituti come è stato fatto per palestre, piscine e discoteche. Però poi le chiusure degli istituti si sono protratte. Calcolando che sono più di 3 milioni i minori a rischio di povertà o esclusione sociale, e 1,6 milioni quelli che vivono in condizioni di povertà assoluta, possiamo immaginare quanti di loro siano stati in difficoltà a proseguire gli studi con la didattica a distanza. Intanto, da Nord a Sud, in molti licei i giovani protestano contro la Dad, con occupazioni soprattutto a Roma e a Milano. Vogliono una scuola capace di offrire sicurezza e lezioni in presenza. 

«È urgente ricorrere anche a provvedimenti straordinari per recuperare, almeno in parte, quanto i ragazzi hanno perduto a causa dell’emergenza sanitaria. Oltre al tempo scuola ridotto, agli studenti è mancata la socialità. Certo, è improponibile il raddoppio delle lezioni, ma possiamo aprire le scuole anche di pomeriggio», sostiene Attilio Oliva, presidente di Treellle. Associazione di cui fanno parte, tra gli altri, Giuseppe De Rita, Luigi Berlinguer e Domenico Fisichella, avendo come obiettivo l’apprendimento permanente e il miglioramento della qualità dell’istruzione. Oliva, in passato anche vice presidente e amministratore delegato della Luiss, lancia una proposta: «Dobbiamo tenere le scuole aperte fino al pomeriggio, con orario continuato. Al mattino lezioni, poi la mensa e attività varie, per esempio musica, arte, sport. Siamo l’unico Paese europeo a chiudere i portoni tra le 13 e le 14 mandando tutti a casa». Secondo Oliva il progetto è realizzabile approfittando delle assunzioni di personale che il ministero si appresta a fare. © RIPRODUZIONE RISERVATA

About Author

Anna Maria Sersale

Giornalista professionista, ha lavorato al “Messaggero” dal 1986 al 2010. Prima la “gavetta” in Cronaca di Roma, fondamentale palestra per fare esperienza e imparare il mestiere, scelto per passione. Si è occupata a lungo di degrado della città, con inchieste sugli abusi che hanno deturpato il centro storico. Dal 1997 ha lavorato alle Cronache italiane, con qualifica di vice caposervizio, continuando a scrivere. Un filo rosso attraversa la sua carriera professionale: scuola, università e ricerca per lei hanno sempre meritato attenzione, con servizi e numerose inchieste.