Ci vogliono foreste urbane. Altro che nuove bonifiche

Anziché piantare alberi per purificare l’aria da polveri sottili e smog, i ministri dell’Agricoltura e dei Beni culturali assumono provvedimenti “mussoliniani”: tagliare boschi per fare campi agricoli. La “fame di terra” è però finita da un pezzo


  Il corsivo di VITTORIO EMILIANI

⚈ Fra il ministero delle Politiche agricole e quello dei Beni culturali deve avere imperversato una tempesta di follia passatista. Mentre gli scienziati e gli ambientalisti veri, nelle aree urbane e suburbane italiane più ammorbate da smog, polveri sottili, virus vari volitanti, propugnano la creazione, da subito, di vere e proprie “foreste urbane” (in tal senso un bel convegno, prima del Covid, a Mantova), i ministri Franceschini e Bellanova rispolverano un provvedimento che va in senso esattamente contrario. 

Lo fa notare con osservazioni competenti e taglienti il Gruppo di Intervento Giuridico. La onlus ambientalista contesta un provvedimento per lo meno ottocentesco, per non dire “mussoliniano”, col quale si va a ripescare il taglio dei boschi per consentire nuove colture agrarie, nuove “bonifiche”. Una politica che rimonta al pauperismo di fine ’800, con la legge Baccarini per esempio, e che ebbe allora una nobiltà ed una efficacia sociale molto importante. Ma è un’epoca chiusa da decenni, come quella delle bonifiche delle “zone umide”, alcune delle quali – vedi la Valle della Falce nelle Valli di Comacchio – sono state opportunamente riallagate e lo stesso bisognerebbe avere il coraggio di fare per altre Valli perché la “fame di terra” è finita da un pezzo.  

Il provvedimento ministeriale va ovviamente contro il parere della Soprintendenza competente – scrive Stefano Deliperi per il Gruppo d’Intervento Giuridico – che è «finalizzato alla conservazione del valore ambientale/paesaggistico (aggiungerei oggi, con forza, “igienico-sanitario”, ndr) del bosco e della foresta, proprio perché bosco e foresta non sono banali cataste di legna come a qualcuno piacerebbe». E come invece è avvenuto per gli abbattimenti nel Bosco Demaniale del Marganai nel Sulcis «difesi dalla santa prescrizione», e per i tagli boschivi nella riserva naturale del Farma «di cui si occuperà il Tribunale di Grosseto». Ma dove vivono, cosa leggono, chi ascoltano questi decisivi ministri? Qui bisogna riforestare gran parte della stessa Valpadana oggi “pelata” da fare senso, l’area più inquinata d’Europa in tutti i campi.

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Vittorio Emiliani

Direttore onorario - È nato a Predappio in Romagna. Ha iniziato l’attività giornalistica a Voghera concorrendo con Alberto Arbasino e altri giovani pubblicisti a creare nel 1956 “Il Cittadino” e dirigendo, a Pavia, “Ateneo Pavese”. Collaboratore dal ’56 di “Comunità” di Adriano Olivetti, poi del “Mondo” di Mario Pannunzio e de “L’Espresso” di Arrigo Benedetti. Dal 1961 al 1974 ha lavorato al “Giorno” di Italo Pietra, redattore e poi inviato di economia e politica. È stato inviato speciale anche al “Messaggero” che ha poi diretto dall’80 all’87. Collabora a quotidiani e riviste. Ha all’attivo una trentina di libri, gli ultimi “Roma capitale malamata” (il Mulino) e “Raffaello tradito” (Edizioni Bordeaux). Autore di numerose inchieste tv prima dell’avvento dei craxiani. Membro del Consiglio d’amministrazione della Rai dal ’98 al 2002, di cui è stato anche presidente pro tempore per alcuni mesi. Collabora attivamente con Radio Radicale.