Ursula von der Leyen: «Chiediamo soldi ai nostri figli, investiamoli per loro». Un progetto per i Parchi d’Italia


Evitiamo di trasformare i nostri Parchi in luna park. La Next Generation Eu serva a tutelare il futuro di chi verrà dopo di noi. Le proposte del “Gruppo dei 30” al ministro dell’Ambiente Costa: «il verde dei boschi, il fruscio di un cervo che fugge nella foresta, il muso di una foca monaca che affiora dall’acqua, o la sagoma di un’aquila reale che si staglia contro il cielo; tutto questo è salute»


L’analisi di GIORGIO BOSCAGLI, Società italiana per la storia della fauna

Ursula von der Leyen ha ridefinito il tanto vagheggiato Recovery Fund [1], configurandolo come la pietra angolare della Next Generation Eu: «È un’alleanza tra generazioni. Per la prima volta, noi, l’Unione europea, stiamo chiedendo soldi in prestito ai nostri figli. Quei soldi, allora, li dobbiamo investire per loro» [2]. Bellissimo. Ci si è allargato il cuore. Finalmente una Presidente, prima donna nella storia dell’Unione, che guarda al futuro. A quel futuro che i nostri figli (e i suoi: ne ha sette) e discendenti dovrebbero trovarsi intorno quando sarà il loro tempo. 

Brava Ursula! E ci piace anche il tuo nome “piccola orsa”. Beneaugurante (vogliamo interpretarlo così) pure per i nostri orsi, appenninici e alpini. Adesso però il problema starà nella capacità dei Paesi membri dell’Unione di declinare in concreto il significato di Next Generation Eu, perché abbiamo sentito troppe volte proclami rivolti al futuro poi rivelatisi pindarici esercizi dialettici. Traduzione: promesse elettorali… come quelle di Antonio La Trippa (l’inarrivabile Totò).

Noi ci occupiamo “ventre a terra” di ambiente & natura, per passione e per mestiere. Siamo convinti che, nelle infinite variabili che misurano la qualità della vita, fra quelle prioritarie ci siano il verde dei boschi, il fruscio di un cervo che fugge nella foresta, il muso di una foca monaca che affiora dall’acqua, o la sagoma di un‘aquila reale che si staglia contro il cielo quando i venti lo consentono. Certamente non sono le uniche; tanto per dire va aggiunta la salute (specialmente ora). Dove si celerà questo patrimonio idilliaco? Bene. In Italia c’è, ed è nei nostri Parchi. Che corrono il rischio di essere trasformati in qualcosa di ben diverso, in omaggio al dio denaro. Idealmente assai lontani da ciò che quelli della mia generazione (dopoguerra & dintorni) prima hanno contribuito a disegnare nella Legge quadro sulle Aree Protette, la 394/91. Poi a cercare di dargli anima e corpo.

Il politically correct impedisce (ai furbi) di aprire guerre frontali contro i parchi. Nessuno si permetterebbe di metterne in aperta discussione l’esistenza, ma… Ecco, c’è un “ma” grande e pieno di incognite, perché quello che sta accadendo è una lenta (neppure tanto) e progressiva erosione del concetto di parco come istituzione che dovrebbe avere per fine prioritario la conservazione della natura. Un modesto  esempio cliccando in questo link sul progetto di funivia e su un parcheggio nella foresta umbra del parco del Gargano [3]

Assistiamo, turbati, a un ripiegamento del loro ruolo verso quello di Enti deputati prima di tutto alla promozione socio-economica. La chiave di lettura è totalmente compresa in quel “prima di tutto”. Nella definizione delle priorità; ovvero, con parole più prosaiche, la fetta dei Bilanci delle Aree protette che viene destinata alla conservazione della natura e quella, ben più corposa e straripante, rivolta alla fruizione turistica, sportiva, ludica, tutte rigorosamente “ecosostenibili”; spesso a elettoralistico supporto degli spiantati piccoli Comuni e/o altri Enti che ne fanno parte. Secondo alchimie ed equilibrismi che hanno come scopo, neppure troppo recondito, le piccole scalate al potere. Altra traduzione: presidenti nominati col bilancino delle convenienze dei partiti (competenze? no comment!); selezione di direttori addomesticati o addomesticabili; dotazioni organiche dei parchi spesso misurate col peso delle raccomandazioni e delle appartenenze, ben raramente col quadro professionale del quale ogni singolo parco avrebbe bisogno per le sue specificità ambientali. 

C’è speranza per quello che esiste. Non c’è dubbio: abbiamo − per ora e caso raro − un ministro per l’Ambiente che tenta (tenta!) meritevolmente di onorare il proprio mandato. Come “Gruppo dei 30” – coacervo senza padroni rappreso attorno alla battaglia in difesa della Legge quadro nella passata legislatura – abbiamo cercato di far arrivare a questo ministro qualche amichevole e solidaristico suggerimento. Per esempio «come vogliamo impiegare la quota del Next Generation Eu destinata all’ambiente» [4]? È sperabile che vi venga incluso uno specifico progetto dedicato ad un salto in avanti, per qualità e quantità, dei parchi?

E perché tutto non restasse lamento sterile e piagnucoloso abbiamo provato anche a proporre contenuti. Qualche esempio pratico lo illustreremo ai lettori di Italia Libera nella seconda parte dell’articolo). − (1. Continua) ◆

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Foto: sotto il titolo, l’aquila reale in volo; in alto, cavalli allo stato brado; in basso, fondali di Punta Campanella

About Author

Giorgio Boscagli

Laureato in Scienze Biologiche alla Sapienza di Roma nel 1978, da sempre si occupa di studi e ricerche su comportamento, ecologia, problemi di gestione e conservazione mammiferi carnivori: lupo degli appennini e orso bruno marsicano. Ha elaborato e applicato al territorio italiano il wolf-howling, per la stima delle popolazioni di lupi. Nella vasta pubblicistica ha contribuito alla realizzazione di film, documentari, e monografie; tra queste “Nidi e Tane” per Longanesi, “Il Lupo”, per Lorenzini, “L’Orso”, sempre per Lorenzini e numerose altre pubblicazioni. È stato, fra l’altro, ispettore di sorveglianza al Parco nazionale d’Abruzzo, direttore del Parco regionale Sirente-Verino, poi del Parco nazionale Foreste Casentinesi. Si occupa, inoltre, di Formazione professionale nel campo del monitoraggio faunistico di campo, nonché di organizzazione e gestione strutture e personale di sorveglianza su ambienti naturali.