Fra le colline dell’Unesco si coprono i binari con nastri di plastica per far posto a piste ciclabili?

Viaggio nel Piemonte che vorrebbe coniugare promozione turistica, sviluppo economico, bellezza controfirmata Unesco, e rinascita di comunità afflitte dall’abbandono. Una regione che si dibatte e contraddice: blocca le piste di motocross fra i filari del Ruchè o il parco-mercato Agrivillage, ma copre con un nastro di plastica i binari delle ferrovie lungo la linea Asti-Chivasso per attrarre eco pedalatori


Il reportage di BEPPE ROVERA, da Asti

¶¶¶ A Castagnole Monferrato si è consumata l’ultima battaglia ambientalista contro una pista di motocross che avrebbe snaturato un bosco e stravolto lo scandire semplice e un po’ monotono di una terra famosa per quel Ruchè che, trasformando il Grignolino, solo lì può dare il meglio − scoperto da un parroco che, oltre alle anime, sapeva coltivare bene anche la vite. Anni di battaglie, conferenze di servizio, pubbliche assemblee, ricorsi al Tar, infine la resa di sindaco, imprenditore e fissati del trial in favore dei tutori della biodiversità e del paesaggio autentico. 

Ma il Piemonte che vorrebbe coniugare facilmente promozione turistica, sviluppo economico, bellezza controfirmata Unesco, e rinascita di comunità afflitte dall’abbandono, si dibatte e contraddice: se stoppa l’Agrivillage − un parco/mercato di cultura contadina ai piedi di una delle più spettacolari chiese romaniche astigiane, a Viatosto − per salvaguardarne tutta la serena maestosità sullo sfondo del Monviso, poi però sacrifica un’intera tratta ferroviaria inseguendo il sogno di una pista ciclabile capace di attrarre frotte di eco pedalatori da mezza Europa.

Senza più una propria identità, privati dell’industria che ad Asti occupava migliaia di persone tra indotto auto, componentistica e la storica Vetreria, l’ossessione è adesso come riconvertire il lavoro perduto insieme ai capannoni ed edifici ormai da troppo tempo dismessi preda del degrado estremo, trattenendo i giovani, offrendo occupazione. Così, da Chivasso a Casale, la scommessa è oggi sulla tratta ferroviaria da anni lasciata a erbacce e vandalismo: un pool di imprenditori vorrebbe ricoprire i binari con una speciale pista in plastica per bici così da richiamare cicloturisti e sfruttare il potenziale dell’inserimento del Monferrato nel club Unesco insieme a Langhe e Roero. 

Se l’economia langue, qui, forse più che altrove, ogni strada è dunque buona per inseguire una svolta. Difatti, lo stesso neo presidente della Cassa di Risparmio di Asti, Giorgio Galvagno, s’è prestato a promuovere in video l’idea. Che fa sempre riferimento al positivo esperimento di Imperia, dove, da San Lorenzo a Sanremo e oltre, hanno tolto i binari della ferrovia e trasformato quel tragitto un po’ a picco un po’ a fianco del mare in un percorso ciclabile mozzafiato. Ma lì si è trattato di uno spostamento della rotabile più all’interno, per scongiurare i pericoli immani generati dall’erosione della costa. 

Qui, teatro di un pezzo importante dell’Italia che è stata contadina e poi industriale, dominata da scenari incantevoli di colline e vigneti, pievi e borghi, castelli e boschi, crocevia di traffici, culture, abitudini… No: si tratta di rinnegare un po’ della propria storia gloriosa, che vedeva i binari fatti correre da Cavour per collegare quasi ogni angolo del Piemonte assicurando scambi, economia. E da quando le corse sono cessate, i treni mandati in pensione sull’onda di una rivoluzione ferroviaria tutta giocata sulle grandi reti di alta velocità al prezzo del disarmo della fitta ragnatela di tracciati locali, sindaci, assessori, presidenti dei vari enti si spremono per individuare una strada, un progetto, una trovata che squarci il grigio velo dell’incerto, del precario. 

Così, se qualcuno suggerisce di puntare sulla logistica, altri guardano soprattutto al turismo consapevole, o alla valorizzazione dei siti naturalistici paleontologici (il Villafranchiano è qui) che muovano nuove ricerche da studiosi di tutto il mondo; altri ancora vedono nella cultura − nel nome soprattutto di un riscoperto Vittorio Alfieri − un volano di rilancio formidabile; mentre per alcuni la forza autentica del territorio è rappresentata dalla varietà di produzioni agricole di qualità, a cominciare dal peperone di Capriglio. 

E dunque: sbarazzarsi delle vecchie rotaie da troppi anni “sospese” in favore di ciclabili con contorno di chioschi, agriturismi, nuovi servizi diffusi per garantire la miglior fruizione possibile degli ambienti attraversati. O, al contrario, quello di ripristinare le linee esistenti accompagnando un progresso che non esclude affatto i tragitti, magari paralleli, per le due ruote, ma assicura trasporti di persone e merci tra piccoli e grandi centri in una visione più ampia di opportunità. 

Il dibattito infuria perché (…) [il reportage completo nel numero del magazine del 15 marzo] ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Beppe Rovera

Giornalista, è stato per 25 anni il curatore e conduttore della trasmissione di Raitre nazionale “Ambiente Italia”, oltre che redattore del Tg3 Piemonte. Ha iniziato la professione ad “Avvenire” nei primi anni ’70. Per 12 anni è stato redattore all’Ansa di Torino. Tra l’85 e il 1990 ha ricoperto anche la corrispondenza da Torino del “Corriere della Sera”. Ha pubblicato per Rai Eri “Ambiente Italia il Paese com’è” ripercorrendo le tappe del viaggio con le telecamere di Rai 3 tra le bellezze e le contraddizioni della penisola.