Asti e il Recovery fund: il verde pubblico deperisce ma spunta un …giardino verticale

Il sindaco Rasero butta lì la copertura a giardino della facciata del palazzo che nella centralissima piazza Alfieri ospita Provincia e Prefettura. Gratti sotto la superficie e scopri che, su 113 milioni di euro disponibili per la transizione ecologica, solo il 17 per cento del piano municipale andrebbe nell’ottica Ue. Il resto è riciclaggio di ristrutturazioni rimaste nei cassetti, con scarso interesse per digitalizzazione e scuola. E il cemento? «Beh, se prima era il 47%, solo in ponti e infrastrutture vecchia maniera, ora siamo andati oltre il 70%. Alla faccia della nuova mission verde», denunciano i consiglieri di minoranza


Sede Associazione UNESCO per il Patrimonio dei paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato ad Asti.

L’analisi di BEPPE ROVERA, da Asti

¶¶¶ È la vecchia tecnica per distrarre l’attenzione da ciò che davvero è importante: provocare la reazione pubblica con un proposito improbabile. Ad Asti il sindaco Maurizio Rasero, alla testa di una giunta di destra, ha buttato lì la copertura a giardino della facciata del palazzo che nella centralissima piazza Alfieri ospita Provincia e Prefettura. Ed è subito stato “debat publique”, quello che da sempre invidiamo ai francesi e quasi mai riusciamo a fare da noi. A fronte delle determinanti scelte da operare in città con l’arrivo delle quote di Recovery fund, ecco svilupparsi un garrulo botta e risposta a diversi livelli tra politici, cittadini, professionisti. Inutile, perché c’è ben altro da portare a termine prima di imbarcarsi in una impresa di camufflage di un edificio mai piaciuto, gemello di un altro che a Torino offende la piazza della Cattedrale e delle Torri Palatine. Tanto più dopo anni di scarso interesse verso il patrimonio verde comunale, talora di autentico fastidio a fronte di richieste di maggiore cura per piante, aiuole,  parchi spesso lasciati degradare senza neppure più una struttura pubblica con le competenze per occuparsene. 

Asti dei contenitori vuoti da decenni, dei siti industriali mai davvero bonificati, del centro storico a rischio desertificazione, delle periferie dimenticate se non per gli insediamenti di grandi magazzini, delle frazioni inascoltate si rianima per …il giardino verticale su un palazzo certo non bello, ma sul quale tuttavia forse non sarà neppure così facile intervenire (ci sono vincoli?). Molto più interessante il resto del “pacco” consegnato da sindaco e giunta alla Provincia per investire i soldi che pioveranno: 38 schede di proposte per complessivi 113 milioni di euro. Frutto di un confronto allargato, insiste Rasero, tra tutti i consiglieri comunali, oltre che con la società civile. Ed è stimolante scrutare il “che fare” di una delle tante città d’Italia rispetto alla prospettiva di una pioggia di denaro europeo mai vista prima. Per capire dove si andrà a parare, quali idee vanno emergendo adesso che col governo di Mario Draghi si veleggia, con tanto di ministero specifico, verso la transizione ecologica.

Dunque, Maurizio Rasero, che con le dirette quotidiane facebook per aggiornare sul Covid s’è conquistato popolarità, non ha dubbi: «Se si pensa che a inizio dicembre la Provincia ci diede le schede da compilare e al 31 dello stesso mese avevamo già messo insieme progetti per 25 milioni di euro si capisce la portata del nostro impegno». Caspita, tutto in poco tempo. E di progetti, in effetti, se ne contano tanti. Praticamente tutti quelli che hanno ritirato fuori dai cassetti, presentati e sospesi negli anni per polemiche e mancanza di fondi, ridipinti ad arte per l’occasione. C’è un ponte sul fiume Borbore per 3,1 milioni, una passerella e un cavalcaferrovia per 1 milione, la costruzione di un parcheggio/silos nell’ex ospedale per 15 milioni, un altro garage sotto il piazzale dell’Università per 4 milioni, ripristini stradali per 6 milioni, un nuovo Palasport per 2 milioni, recupero della parte ancora degradata dell’ex Casermone per servizi ai cittadini per 20 milioni, recupero dell’ex caserma Colli di Felizzano a residenza universitaria e creazione di un polo di ricerca su enomeccanica e centro servizi start per 5,2 milioni. E via elencando con un teatro arena alle Antiche mura, 100 telecamere per cento strade, rilancio del parco paleontologico per 2 milioni di euro.

Mario Malandrone, insegnante di matematica e fisica, consigliere di minoranza, s’è preso la briga di analizzare le cartelle con le proposte di impiego del Recovery fund alla luce degli obiettivi di sostenibilità ambientale richiesti dall’Europa. Risultato: solo il 17 per cento del piano municipale andrebbe nell’ottica Ue mentre il resto è nella logica di sempre, col riciclaggio di ristrutturazioni rimaste in sospeso e scarso interesse invece per digitalizzazione e scuola. «Ho pensato che nei 113 milioni di euro ci sarebbe stato tanto contrasto alla povertà, scuola, ambiente e invece vi ho trovato 100 milioni di euro per la Tso, la Tangenziale Sud Ovest, quella bocciata clamorosamente anni fa dai cittadini. Con metà denaro si realizzerebbe la metropolitana leggera che coprirebbe da ovest a est la mobilità dei cittadini». E per la transizione ecologica? «Beh, ho verificato le percentuali della parte in cemento: se era il 47% prima, solo in ponti e infrastrutture vecchia maniera, ora siamo saliti a oltre il 70%. Alla faccia della nuova mission verde». 

Ma il sindaco non sente critiche. Anzi, attacca la minoranza che «non ha collaborato», tranne Italia Viva, direttamente interessata a interventi di rifacimenti e migliorie nei servizi alla Casa di riposo, la più grande in Europa. Macchè, replicano i consiglieri sotto accusa. Rasero ha convocato un paio di riunioni, poi ha seguito la sua strada; ha uno strano concetto di partecipazione, bisogna pensarla sempre come lui. Certo, l’occasione del Recovery merita il coinvolgimento più ampio, una discussione aperta a tutta la società civile. Per una visione comune lungimirante. Ma si corre, non c’è poi tutto sto tempo, meglio tirare giù proposte e progetti pescando qua e là.

Ottavio Cofano, scenografo e ex docente all’Accademia, già presidente della Biblioteca, affida a un post sconsolato su Facebook il suo amaro realismo, pur se scherzoso: «Ridiamoci su. La vita culturale ad Asti continua a generare piacevoli sorprese. Sono tante le novità, alcune interessanti. È bello che la gestione sia affidata a “esperti e specialisti” che detengono anche i necessari fondi e non più ai rappresentanti eletti dal popolo. Ci mancherebbe che i cittadini potessero far sentire le loro voci: sai quante cazzate!».

«La città − continua ironicamente Cofano − non è più crivellata da locali espositivi dove i giovani artisti potevano esporre le loro opere, generando interesse e quindi confusione. È tutto chiuso e si circola meglio in una città deserta. I musicisti hanno ancora spazi? Ricordo le orchestrine di Paolo Conte, di Gian Bravo ed altri che suonavano il jazz e le loro composizioni in vari locali. Anche loro generavano afflusso di pubblico e confusione, meglio fare a meno della musica. La poesia, la letteratura e i luoghi del pensiero, come la nostra biblioteca, sono ancora aperti, ma il loro finanziamento è stato quasi azzerato: finalmente, speriamo chiudano presto. Ottima anche la scelta di annullare ogni attività museale, mettendo in cassa integrazione tutto il personale… Beviamoci su. Brindiamo alla cultura e continuiamo a fare strade del vino, folli insegne, inutili monumenti, fontane senza un filo d’acqua ed altre cose utilissime». 

Conclusione? «Ci manca il bosco verticale, ma arriverà certamente. E non parleremo più di quelli orizzontali: hanno rotto le palle loro, il verde, la natura, la difesa ambientale. Basta, basta e auguri a tutti da Ottavio Coffano». Amen… ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA 

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Foto: sotto il titolo, Piazza San Secondo con il Municipio della Città di Asti e, più in basso, il Palazzo della Prefettura e della Provincia da “foderare” con un giardino verticale; in alto, la Torre Rossa; al centro, raccordo per la tangenziale; in basso, via dello shopping

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Beppe Rovera

Giornalista, è stato per 25 anni il curatore e conduttore della trasmissione di Raitre nazionale “Ambiente Italia”, oltre che redattore del Tg3 Piemonte. Ha iniziato la professione ad “Avvenire” nei primi anni ’70. Per 12 anni è stato redattore all’Ansa di Torino. Tra l’85 e il 1990 ha ricoperto anche la corrispondenza da Torino del “Corriere della Sera”. Ha pubblicato per Rai Eri “Ambiente Italia il Paese com’è” ripercorrendo le tappe del viaggio con le telecamere di Rai 3 tra le bellezze e le contraddizioni della penisola.