“Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”: ambiente e documentari patinati 

Gigantesco scavatore in una miniera di lignite

Le questioni ambientali stanno a cuore anche al mondo del cinema. In “Antropocene” troviamo buoni (ma pochi) spunti per comprendere le principali problematiche che affliggono il nostro pianeta. Predomina la visione dell’umanità divisa tra buoni (noi, spettatori) e cattivi (chi violenta e abbruttisce la Terra): ma ognuno di noi prende parte a questo cortocircuito ambientale attraverso abitudini e stili di vita sbagliati e “inquinanti”. Se ripercorriamo a ritroso la cronistoria cinematografica, “Koyaanisqatsi” ci fa comprendere come non esista affatto una perfetta comunione tra uomini e natura


La sferza di FABIO BALOCCO / 

CI SONO ORMAI DIVERSI documentari incentrati sulle questioni ambientali: da Una scomoda verità a Punto di non ritorno, da Earth a L’undicesima ora, per approdare al recente Antropocene. Ma siamo sicuri che questi film rendano un buon servizio alla causa della salvaguardia (inesistente) del pianeta? Personalmente non ne sono molto convinto. Guardiamo proprio il più recente: Antropocene, un documentario del 2018. Con belle immagini ci mostra i disastri (ma solo alcuni, si badi bene) che l’uomo causa in giro per il mondo. Dal commercio d’avorio, alla miniera a cielo aperto di carbone; dall’estrazione del petrolio alle miniere di litio. Ecco quindi l’occasione per muovere una prima critica: nulla si dice della sovrappopolazione; nulla degli allevamenti intensivi; nulla dei danni causati dalle energie rinnovabili, dalle dighe ai pannelli solari a terra. Parentesi: sarà perché uno degli sponsor è Greenpeace? A pensar male talvolta ci si azzecca…

Fino a quanto pensiamo di poter accrescere la popolazione della terra? (fotogramma da “Koyaanisqatsi”)

Ma veniamo a un’altra considerazione, rimanendo alle immagini: va bene far vedere i pozzi di petrolio, ma perché non mostrare la plastica senza la quale il nostro sistema di vita non esisterebbe? Basta guardare oggi tutti i presidi sanitari realizzati in plastica per contrastare il Covid. E perché mostrare che le cave di marmo delle Apuane alimentano l’artigianato del marmo e non mostrare invece che il carbonato di calcio finisce nei nostri dentifrici? Senza contare che Antropocene, come tutti gli altri documentari apocalittici si conclude con parole di speranza: ma basate su cosa? La fede? Risultato: alla fine della visione si pensa che l’umanità si divida in buoni (che siamo noi spettatori) e in cattivi (che sono quelli che, abbruttiscono la Terra). Non ci si sente coinvolti per nulla, non si comprende che se sono altri che bucano, inquinano, abbruttiscono, siamo noi, noi con le nostre abitudini, con il nostro stile di vita, che alimentiamo il sistema. Non è molto diverso dal guardare una puntata di Geo&Geo, dove sembra che gli animali e le piante stiano alla grande, e il mondo sia tutto fatto di agricoltura biologica ed economia circolare. 

Se proprio, se davvero vogliamo immergerci nella realtà, se davvero vogliamo comprendere la follia delle nostre vite, evitiamo questi lungometraggi e guardiamoci Koyaanisqatsi, un documentario sperimentale del 1982, ma assolutamente attuale. Primo della trilogia qatsi, distribuito grazie alla lungimiranza di Francis Ford Coppola, il film inizia con una carrellata sulle bellezze della natura, per poi spostarsi sulla comunità degli uomini che, a piedi o in auto, popola le grandi città. È un susseguirsi di immagini tristi e/o caotiche che ti prendono letteralmente allo stomaco e ti fanno comprendere – senza che nessun commento sia necessario – quanto noi uomini non siamo più in comunione con la natura. Ammesso che lo siamo mai stati. © RIPRODUZIONE RISERVATA

About Author

Nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (attualmente in quiescenza), si è sempre battuto per difesa dell’ambiente e problematiche sociali. Ha scritto “Regole minime per sopravvivere” (ed. Pro Natura, 1991). Con altri autori “Piste o pèste” (ed. Pro Natura, 1992), “Disastro autostrada” (ed. Pro Natura, 1997), “Torino, oltre le apparenze” (Arianna Editrice, 2015), “Verde clandestino” (Edizioni Neos, 2017), “Loro e noi” (Edizioni Neos, 2018). Come unico autore “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino” (Edizioni Neos, 2017), “Lontano fa Farinetti” (Edizioni Il Babi, 2019), “Per gioco. Voci e numeri del gioco d’azzardo” (Edizioni Neos, 2019), “Belle persone. Storie di passioni e di ideali” (Edizioni La Cevitou, 2020). Ha coordinato “Il mare privato” (Edizioni Altreconomia, 2019). Collabora dal 2011 in qualità di blogger in campo ambientale e sociale con Il Fatto Quotidiano, Altreconomia, Natura & Società e Volere la Luna.