Analfabetismo funzionale: undici milioni di italiani leggono ma non comprendono il testo

Due italiani su tre non sanno utilizzare il linguaggio scritto per comporre messaggi con un discorso di senso compiuto, né comprendono e gestiscono informazioni necessarie alla vita di tutti i giorni. Per l’Ocse, in Italia c’è la più alta percentuale di analfabeti funzionali d’Europa e (quasi) la più alta del mondo. Errori di grammatica sono all’ordine del giorno, anche fra l’8 per cento dei laureati. Sotto accusa ci sono social, telefonini e tv che usano frasi fatte e ripetitive. Un tempo l’analfabetismo era fonte di vergogna. Ora la bassa istruzione è vissuta in modo inconsapevole, come pericolosa normalità. A rischio c’è il futuro democratico del paese che ha bisogno di cittadini consapevoli per essere difeso


L’inchiesta di ANNA MARIA SERSALE

¶¶¶ Più di 11 milioni di italiani tra i 16 e i 65 anni sono analfabeti funzionali. A scuola hanno imparato a leggere e a scrivere, ma le loro competenze sono scarsissime. Conoscono le lettere dell’alfabeto, leggono le singole parole, ma non sono in grado di comprendere compiutamente testi elementari, indispensabili alla vita quotidiana. Sono a rischio di esclusione sociale perché le loro competenze alfabetiche sono scarsissime, nonostante abbiano ricevuto l’istruzione scolastica per un certo numero di anni. 

«L’assenza di lettura e scrittura provoca una regressione con effetti disastrosi», sostiene Benedetto Vertecchi, professore emerito di pedagogia, “padre” della prima rilevazione fatta in Italia sulle competenze alfabetiche in collaborazione con l’Ocse. Era il 1999. Rispetto ad allora che cosa è cambiato? «La situazione è molto peggiorata», incalza il professor Vertecchi. Due italiani su tre non sanno utilizzare il linguaggio scritto per comporre messaggi che richiedano una sia pur modesta organizzazione del discorso, né sono in grado di comprendere e gestire informazioni necessarie nella vita di tutti i giorni. Hanno scarse capacità di lettura e un patrimonio lessicale modestissimo; anche davanti al foglio informativo di un farmaco come l’aspirina sono in difficoltà. 

L’analfabetismo funzionale, o illetteratismo come preferiscono definirlo pedagogisti e linguisti, è un fenomeno trasversale, che colpisce maggiormente le fasce meno abbienti ma non risparmia neppure chi ha condizioni economiche agiate. Che fare? «Gli adulti − osserva il professor Vertecchi − dovrebbero tornare a scuola anche per brevi cicli di formazione». La percentuale dei low skilled in literacy, adulti con bassi livelli di competenze, aumenta con il crescere dell’età, passando dal 20 per cento della fascia 16-24 anni ad oltre il 41 per cento degli over 55. Tra gli undici milioni di analfabeti funzionali c’è chi non è in grado di elaborare un pensiero compiuto sulla base di messaggi che gli vengono proposti. Del tipo: «In un’assemblea Giovanna è a favore dello sciopero, Andrea è contro. Che cosa pensa Giovanna?». L’esempio è estratto da uno dei test.  

Infine, come se non bastasse, l’Italia ha anche una quota di cittadini completamente analfabeti: sono due milioni. «In passato abbiamo combattuto e superato l’analfabetismo strutturale con l’espansione della scuola di massa, ora − sostiene Luigi Berlinguer, ministro dell’Istruzione dal 1996 al 2000 − ci troviamo di fronte a un fenomeno nuovo. Un basso livello di capacità alfabetica in persone che hanno fruito anche di un numero considerevole di anni di istruzione. Per combattere l’incultura dobbiamo prevedere una scolarizzazione più ampia, adottando forme di educazione permanente». Da un’indagine promossa dall’Ocse risulta che la situazione italiana sia tra le peggiori: abbiamo la più alta percentuale di analfabeti funzionali d’Europa e (quasi) la più alta del mondo. Nel confronto internazionale ci posizioniamo al quarto posto: dopo di noi soltanto Indonesia, Cile e Turchia. Un tempo l’analfabetismo veniva vissuto con vergogna. Ora, invece, i bassi livelli di istruzione e l’analfabetismo funzionale vengono vissuti in maniera inconsapevole, in una pericolosa normalità. Ciò mette a rischio il nostro futuro e la democrazia stessa, che per essere difesa ha bisogno di cittadini consapevoli. 

Preoccupa anche la situazione dei giovanissimi. Inseguono videogiochi e messaggini, ma poi capita che a 18 anni molti fatichino per comprendere la pagina di un libro. Errori di grammatica sono all’ordine del giorno, un fenomeno che non risparmia i laureati: l’8 per cento commette “sviste” imperdonabili. Sotto accusa social, telefonini e tv. Lì si usano linguaggi semplici, frasi fatte e ripetitive. Molto più facile fare zapping che leggere un libro. Significa che non ci siamo ancora liberati di uno stato di arretratezza culturale che pesa come un macigno ora che l’Italia si prepara alla sfida del cambiamento economico puntando sull’innovazione. Nei mesi scorsi Italia Libera ha pubblicato un’inchiesta sull’abbandono precoce degli studi, cifre drammatiche, soprattutto nelle regioni del Sud, con un 35 per cento di quattordicenni in fuga dai banchi. Ebbene, molti di quei ragazzi che la scuola (da anni) non riesce a trattenere sono oggi una parte di quegli analfabeti funzionali di cui stiamo parlando. 

Il Paese dovrebbe interrogarsi sulle cause e sui possibili rimedi. «Occorre dare sostegno a chi lavora nei settori più svantaggiati − osserva il professor Vertecchi − perché i lavori a bassa specializzazione, meccanici e ripetitivi, allontanano dalla scrittura e dalla lettura “cancellando” le abilità alfabetiche acquisite». Ora si spera che i processi di modernizzazione di cui tanto si discute possano servire anche a rimuovere le sacche di povertà culturale, occupandosi dei tanti adulti che faticano a comunicare per iscritto, a cogliere il senso di un testo o di un discorso minimamente articolato. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

[Il testo integrale dell’inchiesta di Anna Maria Sersale potete leggerlo nel quindicinale scaricabile gratuitamente qui sotto].

Nel n. 6 RESISTENZA&LIBERTÀ scaricabile gratis: “Il virus da sé fuggito” e l’informazione scientifica distorta [di Maurizio Menicucci]; Undici milioni di italiani analfabeti funzionali [l’inchiesta di Anna Maria Sersale]; Montenero di Bisaccia, la Dubai alla molisana [l’inchiesta di Lilli Mandara]; Papa Bergoglio nella terra di Abramo [il reportage integrale di Laura Silvia Battaglia e Elena Lea Bartolini De Angeli]; Eolico pro-contro-perché? O forse dove? [l’analisi di Giorgio Boscagli]; Le tracce di Einstein sulla via del sale [con gli acquarelli originali di Gabriele Reina]

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Giornalista professionista, ha lavorato al “Messaggero” dal 1986 al 2010. Prima la “gavetta” in Cronaca di Roma, fondamentale palestra per fare esperienza e imparare il mestiere, scelto per passione. Si è occupata a lungo di degrado della città, con inchieste sugli abusi che hanno deturpato il centro storico. Dal 1997 ha lavorato alle Cronache italiane, con qualifica di vice caposervizio, continuando a scrivere. Un filo rosso attraversa la sua carriera professionale: scuola, università e ricerca per lei hanno sempre meritato attenzione, con servizi e numerose inchieste.