Ambientalismo e politica. «Tutti addosso ai Verdi; e i risultati ottenuti nel Paese degli apoti?»

Dei Verdi vengono ricordati i parchi e le aree marine protette. E la prima legislazione organica in Europa sulle fonti energetiche rinnovabili e il risparmio? O il bando dell’amianto? O quello dell’Ozono? Non è stata la incessante battaglia dei Verdi sul territorio a portare alla ribalta anche i danni economici derivanti dall’incapacità di prevenire quel che rendeva catastrofici alluvioni e smottamenti? Quanto allo “snaturamento”, Edo Ronchi è stato il miglior ministro per l’Ambiente, e Rutelli il miglior sindaco di Roma degli ultimi trent’anni. Un clima nuovo oggi fa sperare in un’onda “verde” anche in Italia


L’intervento di MASSIMO SCALIA, fisico matematico e fondatore dei Verdi

¶¶¶ “Come mai i Verdi da noi sono scomparsi, mentre in Germania…?” Alla domanda, “pelosa”, si potrebbe rispondere che i Grünen hanno rappresentato una radicalità altrimenti assente in Germania, positivo richiamo anche per importanti movimenti protestanti. Qui da noi, invece, quando nacquero i Verdi c’era il Partito Comunista, “partito di lotta e di governo”, che tendeva a occupare politicamente tutto l’occupabile; e il cattolicesimo era “dominio dell’uomo sulla natura”. E poi, il grasso stato sociale tedesco aveva fornito all’avvio dei Grünen catene di biblioteche, centri, spacci alimentari. Ampia socialità, insomma. 

“Sì, va bene, ma i litigi, l’invasione politica di Radicali e Demoproletari che ha snaturato i Verdi… e poi l’assenza di una visione, di un progetto complessivo”. Da circa vent’anni va avanti questa litania, soprattutto da parte di “amici” prodighi di comprensione, che magari i Verdi non li hanno mai votati. È vero, i Verdi difficilmente hanno superato il 3%, ma hanno ottenuto per il nostro Paese più di quanto l’insieme di tutti gli altri Verdi europei per i loro. E non è solo chiusura definitiva del nucleare, oggi ancora in esercizio in Germania come in Francia o Spagna. 

Dei Verdi vengono ricordati i parchi e le aree marine protette. E la prima legislazione organica in Europa sulle fonti energetiche rinnovabili e il risparmio? O il bando dell’amianto (a Camere sciolte)? O quello dell’Ozono? Per non parlare dei rifiuti (decreto Ronchi) o delle leggi “sociali” e per il Terzo settore. Non è stata la incessante battaglia dei Verdi sul territorio a portare alla ribalta anche i colossali danni economici derivanti dall’incapacità di prevenire quel che rendeva catastrofici alluvioni, esondazioni e smottamenti? Non hanno fatto risuonare – unici in un Parlamento ostile, al meglio scettico – l’allarme sulla crisi globale del clima, quando Berlusconi la collocava su un futuro lontano dall’oggi tanto quanto gli antichi romani nel passato?

E, a proposito di “complessivo”, chi a ogni legge di bilancio proponeva con la contromanovra economica gli obiettivi della “green economy” e la finanziava per sottrazione alle faraoniche “poste” per l’asfalto, il cemento − e la corruzione − delle “grandi opere”? Mentre i “complessivi” o giravano la testa o inneggiavano alla crescita dei consumi; su questo la sinistra, anche quella più “estrema”, indistinguibile dalla destra. La tenace vigilanza dei Verdi sulle debolezze del nostro suolo e sui disastrosi interventi di regimazione delle acque portò Prodi a proporre la “manutenzione del Paese” come un obiettivo di governo; e il Governo D’Alema a rinunciare allo stanco stilema delle “politiche ambientali”, obbligato a inserire la difesa del suolo e le politiche di bacino come “priorità economica” alla stregua di strade e infrastrutture. Una priorità onorata con oltre 2500 miliardi di lire per il triennio 1999-2001. 

E allora perché nessun riscontro elettorale? Nel Paese degli “apoti”, dove il buon governo difficilmente paga e il populismo regna indisturbato, anche un tema così complesso e decisivo come la “riconversione ecologica dell’economia e della società” va banalizzato, magari strillato a colpi di vaffa’. E poi, mai farsi cogliere preparati, in grado di saper bene quel che si dice e si propone!

“Sì, va bene, ma i litigi? E lo snaturamento?” In una visione un po’ meno pettegola e provinciale, litigi, ed errori assai più grandi, hanno costellato il percorso trionfante dei Verdi tedeschi: la lunga querelle tra “realos” e “fundis”, la “toppa” storica sulla Germania Est e via elencando. Litigi ed errori hanno marcato tutte le esperienze del movimento ambientalista nel passaggio alla politica istituzionale. Quanto allo snaturamento, Edo Ronchi è stato, a tutt’oggi, il miglior ministro per l’Ambiente, e Rutelli, coadiuvato da un team eccezionale con portavoce Paolo Gentiloni, il miglior sindaco di Roma degli ultimi trent’anni. E quanto sono stati “snaturati” i Verdi europei da politici puri, come i sempre citati Joschka Fischer o Daniel Cohn-Bendit?

“Ma allora, è stato il destino cinico e baro!?” In qualche modo, sì. Questo destino si chiama Italia, un Paese in cui la parola “responsabilità” suona spesso come un insulto; dove il perseguimento a ogni costo del tornaconto, proprio e dei più intimi, si è affermato come religione di massa a coprire l’ahimè giustificato vuoto di fiducia nello Stato. Che vai a parlare di impegno civico o di lotta contro il global warming, di pratiche virtuose, di saper fare un passo indietro perché tutti possano fare un passo avanti nel Paese in cui invece della Riforma c’è stata la Controriforma, a sgretolare la morale in precettistica, e dove non c’è stata una vera “borghesia”, come ruling class che orienti le grandi scelte? Queste due osservazioni – ho scoperto dopo anni di vanagloria – le aveva già avanzate Piero Gobetti.

“Nessuna speranza, allora?” No, il Covid-19, in mezzo a lutti e dolori, ci ha regalato una salutare uccisione: quella dell’austerity. Ne è nato “Next Generation Eu”, il primo programma globale di politica economica europea che proprio all’insegna del green new deal supera le ottiche nazionali, come conferma il 37% dei fondi da destinare alla crisi ambientale, cambiamenti climatici in testa. Un clima nuovo, che fa sperare “verde” anche in Italia. Dalla tenuta ed efficacia dei Friday For Future a qualche importante recente conversione… ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA 

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Foto: sotto il titolo, Roma 16 novembre 2016, manifestazione davanti a Montecitorio per i 30 anni del partito dei Verdi [credit Giuseppe Lami, Ansa]; in alto, la bandiera dei Verdi europei; al centro, Roma 1993 Francesco Rutelli sindaco della Capitale e Paolo Gentiloni suo portavoce; in basso, Greta Thunberg fra i ragazzi romani in uno sciopero per il clima

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Massimo Scalia

Massimo Scalia (1942), scienziato e politico, è stato leader del movimento antinucleare e tra i fondatori di Legambiente e dei Verdi. Fu primo firmatario, insieme ad Alex Langer, dell’appello che nell’autunno 1984 portò alla costituzione nazionale di Liste Verdi per le amministrative del 1985. Eletto alla Camera per i Verdi (1987-2001) ha portato a compimento la chiusura del nucleare, le leggi su rinnovabili e risparmio energetico, la legge sul bando dell’amianto. È stato presidente delle due prime Commissioni d’inchiesta sui rifiuti (“Ecomafie”), che hanno indagato sui traffici illeciti internazionali, sulla waste connection (assassinio di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin) e sulla gestione delle scorie nucleari. Ha per anni proposto insieme ai Verdi i cardini e le azioni della Green Economy; e ha continuato le battaglie ambientaliste a fianco della ribellione di Scanzano (2003) e contro la centrale di Porto Tolle e il carbone dell’Enel (2011-14). Co-presidente del Decennio per l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile dell’Unesco (2005-14). Tra i padri dell’ambientalismo scientifico ha prodotto (2020) un modello teorico di “stato stazionario globale”, reperibile, insieme a molte altre pubblicazioni scientifiche, su https://www.researchgate.net/profile/Massimo-Scalia