Ambientalismo e politica. Perché in Italia manca un movimento verde incisivo e maturo?

Nelle piazze virtuali tornano oggi a mobilitarsi i giovani di Friday for Future. Ridaranno linfa vitale all’ambientalismo italiano che sembra attraversare una crisi irreversibile? Ne ha scritto qui Fabio Balocco e il suo ragionamento prende atto di una serie di sconfitte dei movimenti ecologisti dagli anni Ottanta a oggi. Eppure l’ambiente non è mai stato così al centro del dibattito politico come ora. Cosa manca in Italia rispetto ai paesi del centro e nord Europa per avere un’espressione incisiva dei movimenti ambientalisti? Altrove i Verdi crescono, in Italia no. Il dibattito su queste pagine continua…


L’intervento di PAOLO SCARPA

¶¶¶ L’ambiente in Italia è ormai al centro dell’agenda politica, grazie all’Europa, assai più che per moto spontaneo nazionale. Il Green deal e i soldi del Recovery plan hanno indotto un’improvvisa attenzione collettiva alla “transizione ecologica”, ma in questo campo il nostro paese segna un grave ritardo, soprattutto culturale. Non basterà cambiare nome a un ministero, non basteranno forse neppure alcuni macro investimenti sull’ambiente e sull’energia, se non si radicherà un’attitudine diffusa, a partire dalle persone, dagli stili di vita, dal modo di concepire le città, la mobilità, il rapporto con il paesaggio. 

Questa arretratezza si manifesta anche nel peso dei partiti verdi: in quasi tutta Europa i movimenti ambientalisti sono perno del sistema. Non in Italia e forse è il caso di interrogarsi sul perché. In Germania i Verdi sono in continua crescita e hanno raggiunto il 20 % dei voti. Allo stesso modo, in Francia viaggiano oltre il 13 %, in Olanda sono al 16%, il 15 % per cento in Belgio. Nel Parlamento europeo siedono 74 parlamentari verdi.  

I Verdi in Germania hanno iniziato la loro marcia attraverso le istituzioni alla fine degli anni Settanta, partendo dal no al nucleare, crescendo in autonomia, raccogliendo sempre più consensi, sino a conquistare il governo di municipi importanti: Friburgo, città verde, è diventata un modello di sostenibilità in tutto il mondo. E i Verdi tedeschi sono riusciti anche ad esercitare influenza sulle altre forze politiche, se un partito conservatore come la Cdu di Merkel e Von der Leyen ha fatto propri gli obiettivi di riduzione delle emissioni e di neutralità climatica, trasferiti anche alla Comunità europea.

In Italia invece il “partito del sole che ride” ristagna nei sondaggi su percentuali sconfortanti. Troppo diviso al suo interno, ridotto a partito satellite del Pd nelle competizioni elettorali, a rischio di irrilevanza. Forse manca un leader, di fatto manca un’autonomia politica e una strategia. Eppure le potenzialità ci sono tutte, a volte basta un cenno di vita, come è accaduto con Europa verde che alle elezioni europee del 2019 raccolse un 2,3 %, considerato un successo. Passate le elezioni i vari esponenti si sono sparpagliati, secondo la migliore tradizione della sinistra, in gruppi microscopici, tra verdi doc, civatiani, ex civatiani, o esuli riassorbiti nell’orbita Pd.

A parte i Verdi, nei partiti tradizionali l’ecologia è un capitolo di tutti i programmi elettorali, salvo poi finire nel dimenticatoio, una volta che si arriva a governare, soprattutto nelle comunità locali. Il centro destra sembra considerare l’ambiente una sorta di optional, bellissimo, ma di cui si può fare a meno, se si traduce in costi o limitazioni per cittadini e aziende. E il Pd, dove amministra, è perennemente in bilico tra buoni propositi e cattive pratiche. Il Pd non ha l’ambiente nel suo Dna, non lo hanno i partiti di origine socialista in genere, per un’attenzione prioritaria allo sviluppo industriale, che ha concesso molto negli anni passati (e ancora concede) agli interessi privati, alla cementificazione delle periferie, a infrastrutture impattanti. 

Un capitolo a parte lo si potrà forse scrivere sui Cinque Stelle, ma devono fare ancora molta strada per darsi una identità, che oggi non hanno. All’inizio i Cinque Stelle erano affascinati dalle teorie di Latouche e della decrescita felice, poi al governo si sono adattati a un pragmatismo camaleontico, tra le altalene decisionali sull’Ilva del ministro Di Maio (nel Conte uno) e il via accordato in parlamento alla Tav Torino-Lione. Di fatto la casella politica dell’ambiente in Italia rimane vuota e vuote sono le praterie di cui ha scritto recentemente Vittorio Emiliani. Saranno i giovani a farsene carico, sparigliando il campo? Ma i giovani ne avranno voglia? O saranno rassegnati a una politica che li esclude, o cerca di cooptarli nei vecchi sistemi del potere?

La prospettiva ecologica si pone l’obiettivo di riconsegnare il mondo alle generazioni che verranno in condizioni migliori di quelle in cui lo abbiamo trovato. Parla di speranza, di futuro, di stili di vita individuali e collettivi. Sono i temi che più dovrebbero portare i giovani a ribellarsi. Sapendo però che non bastano i cortei dei Fridays for Future o le piazze delle sardine se poi ti fermi lì, ti accontenti del titolo sui giornali, di qualche intervista in Tv o, peggio, degli apprezzamenti strumentali di un governatore di turno, se non provi a scalzare davvero chi occupa gli scranni del potere per cambiare radicalmente i fondamenti a cui è incatenata la democrazia. La transizione ecologica avrà un senso solo se partirà dal basso. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Paolo Scarpa

Ingegnere, laureato all’Università di Genova nel 1983, vive e lavora a Parma. Si dedica all’analisi della città e del governo del territorio, ha diretto sino al 2017 l’associazione culturale “Il Borgo”, con cui ha coordinato vari studi in collaborazione con l’Università di Parma e ha dato vita nel 2014 a una scuola di politica per giovani, tutt’ora attiva. È stato editorialista della rivista “il Nuovo di Parma” dal 2010 al 2013, ha pubblicato articoli di urbanistica su “il manifesto” e “il Giornale dell’Architettura”. Pubblicazioni (curatore, autore): Città e comunità, contributi per un futuro sostenibile, pubblicazioni il Borgo, anno 2011; Una gestione sostenibile dei rifiuti (autori vari, curatore ed autore), pubblicazioni Il Borgo 2013; Viaggio in Italia (curatore G. Bevilacqua, autore capitolo su Parma), 2017, Edizioni Il Manifesto; Laboratorio Emilia (studi per l’Area vasta), anno 2016 pubblicazioni il Borgo; Ripensare la Giustizia, via per il bene comune (co-autore) Edizioni Comunione e Diritto anno 2016