Ambientalismo e politica. La malinconica parabola dei Verdi italiani

Nati con una forte impronta ideologica, in politica si sono smarriti dando vita a un partito delle tessere. Portavoce Luigi Manconi, in Parlamento ebbero un ruolo decisivo a metà degli anni Novanta con Massimo Scalia alla Camera e Maurizio Pieroni al Senato. In pochi anni, grazie a loro e a indipendenti di sinistra come Antonio Cederna e Gianluigi Ceruti, i Parchi nazionali balzarono dai soliti quattro ad una ventina. Poi prevalse lo spregiudicato Alfonso Pecoraro Scanio con lo schermo di alcuni immacolati personaggi come Grazia Francescato. Che ne pensano i protagonisti della migliore stagione dei Verdi?


L’intervento di VITTORIO EMILIANI

¶¶¶ Molti si domandano: perché i Verdi sono così forti in Germania, in Francia, in Austria o in Scandinavia e praticamente non esistono più in Italia dove il solo Angelo Bonelli tenta di tenere alto un isolato vessillo? Eppure il movimento ha conosciuto, da Alexander Langer in poi, anni migliori ed ha pure contato in materie strategiche, a cominciare dalle aree protette, dai Parchi Nazionali e (quando c’erano ancora le Provincie) Provinciali. Con una crescita impetuosa negli anni 80 e 90, per poi avvitarsi in una crisi che sembra non aver fine. 

Lo stesso dicasi per le associazioni ambientaliste o comunque per la tutela. Italia Nostra, dopo anni di quasi latitanza susseguente alla fine della presidenza Bassani e poi Pasolini dall’Onda, dà con Ebe Giacometti segnali di ripresa con rassegne stampa quotidiane Nord-Centro-Sud utili e incisive. Alcune sue sezioni regionali e locali sono rimaste vive anche in regioni come l’Emilia-Romagna che, dall’avanguardia (legge Galasso), sono passate alla retroguardia col governatore Stefano Bonaccini: ultima perla il “sì” a pale eoliche alla dantesca Acquacheta sull’Appennino fra Firenze e la Romagna in pieno Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, pur avendo ricevuto un secco no dall’ente Parco stesso, dalla Soprintendenza, quindi dal ministero per i Beni Culturali. Una vera e propria sfida di tipo leghista. Ma che ci sta a fare in maggioranza Elly Schlein se poi passano certe scelleratezze? E le Sardine non hanno nulla da dire in merito?

Da anni il Wwf, finita la lunga e gloriosa presidenza effettiva di Fulco Pratesi, è come diventato afono. Legambiente ha scelto da decenni ormai la via “arrendevole all’ambientalismo” (come Symbola del resto), appoggiando parchi eolici e distese fotovoltaiche a tutto spiano. Discorso analogo purtroppo per Greenpeace. Me le sono trovate contro quando, con altri, il Comitato per la Bellezza si opponeva al parco eolico sul Monte Nerone, sopra Urbania e in vista di Urbino, istallazione bloccata dal referendum promosso da un sindaco abile e sensibile agli ospiti stranieri (i tedeschi avevano già giurato che se ne sarebbero andati) che ha sonoramente bocciato nell’urna il parco eolico. Che, oltre tutto, avrebbe scassato con strade e scavi un Appennino già dissestato e franoso. Mi sono preso gli acerbi rimproveri di Pippo Onufrio. Pazienza. Per Urbania, Urbino e il Montefeltro questo e altro.

Si parla tanto di “rinnovabili” in bolletta, ma se uno va a vedere, la parte preponderante la fornisce il vecchio “carbone bianco” delle dighe idroelettriche. Coi dati reali non si scherza, in Italia la ventosità è la metà di quella europea ed è sufficiente solo nella Daunia riempita di pale, nella punta nord della Sicilia e in quella sud della stessa isola, luoghi da tutelare con attenzione speciale.

Ma veniamo ai Verdi italiani il cui difetto originario – a mio avviso – è stato di nascere con una forte impronta ideologica provenendo una parte da Democrazia Proletaria per fondersi (fusione difficile anche se creativa) con l’altra componente di origine radicale, lo stesso Rutelli capogruppo in Comune, importante al tempo del nuovo grandioso Auditorium di Roma, e poi Franco Corleone, Sauro Turroni, Mauro Paissan e altri. Portavoce Luigi Manconi, in Parlamento ebbero ruolo decisivo Massimo Scalia (capogruppo di Ambiente, Territorio, Lavori Pubblici), Maurizio Pieroni, mancato da poco, al Senato. In pochi anni, grazie a loro e a indipendenti di sinistra come Antonio Cederna e Gianluigi Ceruti, i Parchi nazionali balzarono dai soliti miseri quattro ad una ventina. Ma i Verdi coltivavano l’idea di passare da movimento a partito. Ero vicino a loro e li supplicai di non farlo. Venivo dal Psi dove coi pacchi di tessere clientelari gli iscritti veri venivano regolarmente messi in  minoranza.

Non venni ascoltato e sulle tessere si fiondò con grande spregiudicatezza Alfonso Pecoraro Scanio con lo schermo di alcuni immacolati personaggi come Grazia Francescato. Vennero candidati amici e parenti, il fratello di Pecoraro Scanio che giocava − merito ecologico rilevante? − mediano nell’Anconetana. Sauro Turroni, passato al Senato, si trovò a fare ostruzionismo da solo (incredibile) alla pessima legge Lupi sull’urbanistica riuscendo nella “mission impossible” di bloccarla. Da solo. Quella pur epica solitudine era però l’immagine plastica della crisi terminale dei Verdi italiani, da Alexander Langer a Pecoraro Scanio. Che ne pensano i protagonisti, appena citati, della migliore stagione dei Verdi? ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Foto: sotto il titolo, attivista verde [credit Gettyimage]; in alto, Angelo Bonelli e i candidati verdi per le elezioni europee del 2019; al centro, il panorama di Urbania; in basso, Luigi Manconi, portavoce dei Verdi a metà degli anni Novanta

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Vittorio Emiliani

Direttore onorario - È nato a Predappio in Romagna. Ha iniziato l’attività giornalistica a Voghera concorrendo con Alberto Arbasino e altri giovani pubblicisti a creare nel 1956 “Il Cittadino” e dirigendo, a Pavia, “Ateneo Pavese”. Collaboratore dal ’56 di “Comunità” di Adriano Olivetti, poi del “Mondo” di Mario Pannunzio e de “L’Espresso” di Arrigo Benedetti. Dal 1961 al 1974 ha lavorato al “Giorno” di Italo Pietra, redattore e poi inviato di economia e politica. È stato inviato speciale anche al “Messaggero” che ha poi diretto dall’80 all’87. Collabora a quotidiani e riviste. Ha all’attivo una trentina di libri, gli ultimi “Roma capitale malamata” (il Mulino) e “Raffaello tradito” (Edizioni Bordeaux). Autore di numerose inchieste tv prima dell’avvento dei craxiani. Membro del Consiglio d’amministrazione della Rai dal ’98 al 2002, di cui è stato anche presidente pro tempore per alcuni mesi. Collabora attivamente con Radio Radicale.