All’armi son fascisti! Torturato a Regina Coeli, il 5 febbraio 1944 si spegne Leone Ginzburg

Sandro Pertini lo aveva incrociato qualche settimana prima in un corridoio del carcere il 9 dicembre del ‘43. Leone ha il viso pesto, è coperto di sangue, una mascella fratturata. A 35 anni, nel buio della sua ultima notte, alla luce fioca del carcere, il direttore clandestino de L’Italia Libera scrive alla moglie Natalia per confortarla: «Bacia i bambini. Vi benedico tutti e quattro, e vi ringrazio di essere al mondo. Ti amo, ti bacio, amore mio. Ti amo con tutte le fibre dell’essere mio. Sii coraggiosa»

Prima pagina edizione del 26 aprile 1945

L’appello di intellettuali antifascisti contro l’usurpazione del nome di Italia Libera ad opera di un gruppo di neofascisti camuffati da ‘patrioti’: in bocca loro è una impostura politica e un insulto alla nostra storia repubblicana 


di IGOR STAGLIANÒ

 ¶¶¶ È la sera del 4 febbraio 1944. Leone Ginzburg è piegato dal dolore nel letto dell’infermeria di Regina Coeli. Sandro Pertini lo aveva incrociato qualche settimana prima in un corridoio del carcere il 9 dicembre del ‘43. Leone ha il viso pesto, è coperto di sangue, una mascella fratturata. Con lui hanno usato la mano pesante nel braccio controllato dai tedeschi. La notte tra il 4 e il 5 è nell’infermeria del carcere, si sente male. Chiede aiuto ma l’infermiere si rifiuta di chiamare il medico per soccorrerlo. All’alba il cuore del grande letterato antifascista, ebreo, tra i principali animatori della cultura italiana negli anni Trenta del Novecento e della nascente casa editrice Einaudi ha ceduto. Ha 35 anni.

Tutto era cominciato la mattina del 20 novembre 1943, con i tedeschi armati nelle strade. Nello scantinato di via Basento 55 a Roma, alcuni uomini lavorano nella tipografia improvvisata di un giornale. Si chiama L’Italia Libera, è l’organo del Partito d’Azione, un foglio di stampa clandestino che propaganda valori democratici e antifascisti. A dirigere l’edizione romana è stato chiamato un uomo mandato al confino da Mussolini e privato della cittadinanza italiana con la proclamazione delle leggi razziali. Entra la polizia e Leonida Gianturco, questo c’è scritto sui suoi documenti, viene portato via. L’uomo ha lo stesso nome anche sulla tessera annonaria con cui si procura da vivere nella capitale affamata. Solo le iniziali, però, sono vere, il nome no.

Leone Ginzburg nella foto segnaletica, 1934

Ai primi di dicembre qualcuno tira fuori la sua vecchia scheda, compilata quando fu arrestato e marchiato come antifascista dal regime. Nella foto i carcerieri riconoscono Leone Ginzburg, lo consegnano ai tedeschi e lo torturano. Non rivedrà più la sua amata moglie Natalia e i suoi tre figli. Nel buio della sua ultima notte, alla luce fioca del carcere, le scrive per confortarla: «Bacia i bambini. Vi benedico tutti e quattro, e vi ringrazio di essere al mondo. Ti amo, ti bacio, amore mio. Ti amo con tutte le fibre dell’essere mio. Non ti preoccupare troppo per me. Immagina che io sia un prigioniero di guerra; ce ne sono tanti, soprattutto in questa guerra; e nella stragrande maggioranza torneranno. Auguriamoci di essere nel maggior numero, non è vero, Natalia? Ti bacio ancora e ancora e ancora. Sii coraggiosa».

Leone non tornerà più a casa. Le torture dei nazifascisti hanno fermato il suo cuore, spento la sua intelligenza e la sua grande cultura. 77 anni fa esatti. 

Natalia e Leone Ginzburg

La memoria dei martiri antifascisti, la loro indomita lotta per la libertà e la democrazia, non può essere cancellata. Dalle mani di Leone Ginzburg, la direzione de L’Italia Libera passa in quelle di Umberto Zanotti Bianco; l’ultimo a dirigere il giornale di Giustizia e Libertà e del Partito d’Azione sarà lo scrittore Carlo Levi che rievoca quell’impegno ne “L’Orologio”, uno dei migliori esempi di narrativa politica del dopoguerra. Una storia e una testata nobile e gloriosa che non può essere usurpata da nessuno, come è spiegato nell’appello che segue. Tantomeno dai fascisti cosiddetti del terzo millennio. Uguali a quelli di sempre, nonostante i loro camuffamenti, le imposture e le sponde politiche ancor oggi con loro compiacenti. Non possiamo abbassare la guardia, abbiamo bisogno di farlo insieme. Lo faremo.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Il testo dell’appello: All’armi son fascisti!

Prima pagina edizione del 28 aprile 1945

«È noto a tutti che L’Italia Libera è stato il giornale ufficiale del Partito d’Azione. Nel 1943 l’edizione romana fu diretta, fino al suo arresto, da Leone Ginzburg. Successivamente la direzione passò a Umberto Zanotti Bianco, antifascista, azionista e meridionalista, fondatore e presidente di Italia Nostra. Tre giornalisti antifascisti e ambientalisti, Vittorio Emiliani presidente onorario, Igor Staglianò direttore responsabile, Pino Coscetta redattore capo, hanno registrato per primi questa storica testata presso il Registro della stampa per farne un giornale digitale. Che hanno già pubblicato e diffuso da mesi (attraverso un blog, una newsletter e oggi un sito web) offrendola ad una gratuita fruizione sperimentale col dominio www.italialibera.online. Hanno tuttavia dovuto constatare che la medesima storica denominazione è stata recentemente, sia pur mutandola in Associazione, utilizzata per una nuova formazione politica annunciata dall’avvocato Carlo Taormina all’Adn Kronos il 14 dicembre 2020, occupando i social con la medesima denominazione.

Nel lancio dell’agenzia stampa delle 16:31, leggiamo sotto il titolo «Nasce Italia Libera, Taormina: “Con noi non solo Forza Nuova, ma anche M5S pentiti”». Nel testo Taormina specifica: «Il governo rivoluzionario di Italia Libera si è costituito ed è pronto a prendere il posto di quello in carica, che opprime gli italiani tra dittatura sanitaria e una magistratura quanto più lontana dall’essere popolare». Il giorno dopo il “Fatto Quotidiano” precisa che il noto avvocato sarebbe l’«ipotetico ministro della Giustizia di un “governo di Liberazione nazionale” con il capo di Forza Nuova Roberto Fiore ministro degli Esteri». Per non lasciare più dubbi, sempre il 15 dicembre, il sito neofascista “FascinAzione Info” scrive: «Abbiamo un programma di 8 punti iniziato nel ’97 che finirà chissà quando. Forza Nuova è il movimento della rivoluzione. Il nostro programma prosegue, ma ragioni di pragmatismo ci vogliono alla testa di un movimento più grande capace di raggiungere gli obiettivi prefissati». Per poi aggiungere: «Non ci sciogliamo. Restiamo un movimento organizzato dentro una più ampia coalizione. Come il Pci nel Cln». 

Si tratta di una vera e propria usurpazione storica e di una impostura politica che sentiamo di dover denunciare poiché essa crea una evidente, perniciosa confusione. La nostra Italia Libera ed essa soltanto è l’erede del foglio di Giustizia e Libertà, delle sue valorose brigate partigiane, del Partito d’Azione. Le nostre firme sono qui a convalidarlo con forza e convinzione in un momento nel quale l’estrema destra, in varie forme, tenta di scalare il potere alla vecchia maniera». 

Primi firmatari

Ferruccio Parri, avvocato / Carlo Ginzburg, storico / Dacia Maraini, scrittrice / Corrado Stajano, giornalista e scrittore / Giovanna Borgese, fotografa / Nadia Urbinati, politologa / Carlin Petrini, fondatore Slow Food / Valerio Magrelli, poeta / Ugo Mattei, giurista / Salvatore Settis, archeologo / Elisabetta Grande, giurista / Marco Tullio Giordana, regista / Sergio Staino “Bobo”Nerina Dirindin, economista / Roberto Faenza, regista / Luigi Manconi, sociologo e critico musicale / Vezio De Lucia, urbanista / Rita Paris, archeologa / Elena Granaglia, economista / Paolo Berdini, urbanista / Adriano Prosperi, storico / Giacomo Marramao, filosofo / Michele Achilli, urbanista / Nino Criscenti, autore televisivo / Lorenzo Fioramonti, economista  / per il Centro Studi Piero Gobetti: Ersilia Alessandrone PeronaGianfranco Baldi Neppi, Andrea Bobbio, Luigi Bonanate, Paolo Borgna, Mario Carrara, Bartolo Gariglio, Dora Marucco, Cesare Pianciola, Pietro Polito, Franco Sbarberi, Laura Vitale Contini Daniela Steila, Unione culturale Franco Antonicelli / Aldo Agosti, Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti” / Fabrizio Arossa, avvocato / Alessandra Ginzburg, psicoanalista / Gabriella Violato, francesista / Pancho Pardi, geografo / Giorgio Testa / Matteo D’Ambrosio, direttore Fondazione Istituto piemontese Antonio Gramsci (Torino) / Giuseppe Reitano / Katia Attiani, Roma / Sandra Teroni, francesista / Rita Inglese / Richard Carvalho, psichiatra e analista inglese (Londra) / Lorenzo Iannotta, psicoanalista (Roma) / Battista Gardoncini, giornalista (direttore Oltreilponte.org) / Franco Corleone, già sottosegretario alla Giustizia, Comitato scientifico della Società della Ragione / Laurana Lajolo, saggista e scrittrice / Laura Calosso, giornalista e scrittrice / Mariagrazia Mossotto, Asti Emanuele Bruzzone, sociologo / Davide Cantonetti, fotografo / Maria Paola Azzario, storica / Paolo Monticone, presidente provinciale Anpi Asti / Laura Nosenzo, giornalista e scrittrice (Asti) / Giacomo Tini Melato, medico / Beppe Amico, Asti / Valentina Romano, fisioterapistaLuigi PiccioniUniversità della Calabria / Stefano Tribuzi, tecnico naturalistico (L’Aquila) / Corradino Guacci, presidente Società italiana per la storia della fauna, Gruppo dei Trenta / Marida Lombardo Pijola, giornalista e scrittrice / Sandro Lovari, etologo Università di Siena / Fulco Pratesi, presidente onorario Wwf / Giovanna Cravanzola, maestra Polo Cittattiva astigiano e albese / Franca Zanichelli, naturalista già direttrice del Parco nazionale dell’Arcipelago toscano / Francesco Mancini e Benedetta Di Marzio, Pescara / Stefano Lupis, avvocato / Giuseppe Novarese, Asti / Giorgio Boscagli, naturalista Società italiana storia della fauna / Rita Castellana, Asti / Maria Eugenia Castellana, Asti / Mimi D’Aurora / Francesco Mezzatesta, naturalista Gruppo dei Trenta, fondatore della Lipu / Franco Perco, già direttore Parco dei Monti Sibillini / Claudia Terracina, giornalista / Samuele Pallottini / Camilla Crisante, architetto ambientalista / Gianfranco Miroglio, Asti / Pietro Costa / Lisa Borgogno, insegnante scuola primaria (Asti) / Carlo Alberto Graziani, giurista, presidente del Gruppo di San Rossore / Laura De Donato, giornalista Rai / Nino CiniPaolo Campea, dirigente Pubblica Amministrazione / Stefania Conti, giornalista / Alessandra Del Boccio, docente di Sulmona / Oliviero La Stella, giornalista e scrittore / Daniela Casaccia, Pescara / Rocco Tancredi, giornalista / Ermanno Grassi, docente / Silvano Valsania, Montà d’Alba (Cn) / Mimma Bogetti, pensionata (Asti) / Arturo Guastella, giornalista / Vittorio Agnoletto, medico, professore a contratto all’Universita’ ”egli studi di Milano / Giuseppe Rossigià direttore Federparchi e presidente Parchi nazionali d’Abruzzo e Gran Sasso-Laga / Flavia Mariotti, francesista / Paola Fubini / Stefanella Campana, giornalista / Carlo Iannello, docente Università della Campania “Luigi Vanvitelli” / Ileana Maccario, pensionata / Luciano Belli Paci, avvocato / Alberto Panaro, insegnante / Elia Bosco, ricercatore in pensione / Luigi Gino / Enzo Strazzera 

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Direttore - Da inviato speciale della Rai, ha lavorato per la redazione Speciali del Tg1 (Tv7 e Speciale Tg1) dal 2014 al 2020, per la trasmissione “Ambiente Italia” e il telegiornale scientifico "Leonardo" dal 1993 al 2016. Cura gli approfondimenti sui temi dei beni culturali, dello sviluppo sostenibile e della tutela del territorio, realizzando oltre mille inchieste e reportage per tutte le testate giornalistiche del servizio pubblico. Ha firmato nove documentari trasmessi su Rai 1, l'ultimo "La spirale del clima" sulla crisi climatica e la pandemia. Ha collaborato, fra l'altro, con le pagine di scienza e ambiente di "Panorama" diretto da Claudio Rinaldi. Per la casa editrice Rosenberg & Sellier ha curato, con Guglielmo Ragozzino, "Il conto del tempo", una riflessione a più voci sulla rivoluzione informatica alla Fiat e alla Olivetti negli anni Settanta del Novecento. Ha pubblicato saggi sulle innovazioni tecnologiche nei processi produttivi e sulla democrazia nell'era atomica.