Ai tempi del Covid la Serie A è tragicamente più bella, incerta e sorprendente

Le porte chiuse riequilibrano match dall’esito altrimenti scontato, offrono sorprese, ribaltoni e rimonte impensabili. Chi ama il calcio “da dentro” può decifrare giocatori e tecnici durante la partita: indicazioni tattiche, rimproveri, alert dei portieri, reazioni e recriminazioni sulle decisioni arbitrali. Nel silenzio degli spalti aumentano pure le manfrine per far fuori gli avversari


L’analisi di MARCO FILACCHIONE

Incerto, prodigo di sorprese, ribaltoni, cadute inopinate e rimonte impensabili: il calcio italiano ai tempi del Covid ripaga tifosi e cultori di lunghi anni soporiferi, fatti di scudetti decisi o quasi a metà stagione e partite dall’esito ampiamente scontato. Sia detto con il dovuto riguardo per un contesto drammatico, ma se lo sport può diventare una temporanea “comfort zone” rispetto alla pandemia, bisogna dire che la Serie A sta assolvendo la sua funzione in maniera impeccabile.

Probabilmente, tutto nasce dalla necessaria chiusura
delle porte al pubblico, che priva la partita del calore popolare e neutralizza o quasi il fattore campo. Va detto che il vantaggio di giocare in casa si era già di molto affievolito negli ultimi anni, principalmente perché il calcio moderno, con telecamere che spuntano dappertutto, labiali decriptati, prove tivù e Var, ha abbattuto la possibilità di intimidire psicologicamente l’avversario. Cosa che una volta, specie su alcuni campi roventi di provincia, accadeva fin dagli spogliatoi. Le porte chiuse, dando il colpo finale al fattore campo, hanno riequilibrato match che negli anni scorsi avrebbero avuto un esito scontato. Per fare un esempio recente, con i soliti quarantamila tifosi bianconeri sugli spalti dello Stadium lo 0-3 della Fiorentina in casa della Juve quasi sicuramente non si sarebbe verificato.

L’assenza del pubblico sembra peraltro incidere anche su aspetti più reconditi, come l’approccio alla gara, che spesso senza lo stimolo ambientale risulta poco determinato. Ne stanno risentendo soprattutto alcune grandi, come si vede bene analizzando la classifica stilata solo con i risultati dei primi tempi, i cui valori sono profondamente diversi dalla graduatoria reale. La Roma, che nei primi minuti è micidiale, sarebbe al primo posto, davanti al Milan, mentre in zona Champions (terza e quarta piazza) si troverebbero la Sampdoria e, quasi incredibilmente, il Torino, attualmente ultimo nella classifica “vera”. L’Inter, oggi seconda e specializzata in rimonte in extremis, alla fine del primo tempo sarebbe a metà classifica, la Juventus poco sopra.

Per chi ama il calcio “da dentro”, le porte chiuse
offrono poi la preziosa opportunità di decifrare giocatori e tecnici durante il match: una caleidoscopio fatto di indicazioni tattiche, urla, rimproveri, alert dei portieri, reazioni e recriminazioni sulle decisioni arbitrali.

E a proposito di arbitri: per loro l’eclissi del tifo non può che essere un fatto positivo, visto che la direzione di gara è forse l’elemento più esposto alle pressioni ambientali. Semmai, devono guardarsi dalla furbizia dei giocatori, che hanno imparato in fretta a sfruttare i pregi del silenzio, rompendolo con grida disumane, e relativi contorcimenti a terra, anche per contatti del tutto veniali. Una manfrina tesa soprattutto a chiamare l’ammonizione o l’espulsione dell’avversario. Esempio lampante, l’urlo agghiacciante di Spinazzola che durante il recente Roma-Torino ha convinto l’arbitro Abisso a espellere per doppia ammonizione il granata Singo, reo di un fallo del tutto normale. Talvolta, invece, sono proprio i giocatori a commettere ingenuità autolesionistiche: il “vai a cagare” urlato da Insigne a Massa durante Inter-Napoli ha fatto eco sugli spalti vuoti di San Siro, provocando un’espulsione diretta che con il pubblico forse non si sarebbe verificata.

Quanto alla diffusione del virus tra i giocatori
, per alcuni osservatori e addetti ai lavori si tratta di un fattore che ha destabilizzato il campionato, rivoluzionandone i valori. Indubbiamente ci sono state squadre più colpite di altre, ma in fin dei conti il Covid deve essere considerato alla stregua di qualsiasi altro infortunio, da evitare attraverso pratiche rigorose. Tanto più che atleti professionisti e giovani come i calciatori lo smaltiscono di solito in qualche giorno. Vedi il luminoso esempio di Ibrahimovic, giovane non più tanto, ma atleta e professionista come nessuno. ◆

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Foto: sotto il titolo, fischio d’inizio di Juve-Inter; in alto, spalti vuoti al Juventus Stadium; in basso, il match a porte chiuse

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Marco Filacchione

Marco Filacchione, romano, ha esplorato ogni periodicità del giornalismo scritto, lavorando per mensili, settimanali, quotidiani e agenzie di stampa. Ha cominciato negli anni Ottanta con “Il Messaggero”, poi ha seguito da inviato per anni Giro d’Italia, Tour de France e classiche del Nord per il mensile “Bicisport”. In seguito si è occupato di calcio con il mensile “Newsport” e ha fatto parte della redazione del “Corriere dello Sport”, di cui è tutt'ora collaboratore. È autore di una decina di volumi di carattere sportivo.