Addio Lugano bella… Uno slalom da brivido Covid

Anziché spalloni con biglietti fruscianti nello zaino, la Svizzera vuole importare sciatori con sci in spalla. Al rientro da un paese extracomunitario, l’Europa imponga una severissima quarantena. A parità di abitanti, oltralpe ci sono gli stessi numeri di contagi e di morti della confinante Lombardia


Il commento di PINO COSCETTA

Sciatori di tutt’Italia unitevi. Le piste innevate dell’accogliente Svizzera sono aperte per voi, senza “se”, senza “ma”, e soprattutto senza obbligo di quarantena previsto per i cittadini di paesi come il Lussemburgo e l’Austria. Questi ultimi, poi, avendo piste aperte a profusione nel loro paese, della quarantena svizzera se ne sbattono.

Prima di mettere gli sci in spalla e partire, sarà bene però ricordare che il Covid non conosce frontiere. La Svizzera con i suoi 8 milioni e mezzo di abitanti (la Lombardia ne ha 10 milioni), nelle ultime 24 ore ha registrato 4.132 nuovi contagiati (in Lombardia 5.389). Quindi anche oltre il confine dell’accogliente patria di Guglielmo Tell, c’è poco da stare allegri.

Funivia Schwemmalnm Val d’Ultimo

La decisione di tenere aperti gli impianti sciistici è stata annunciata dal consigliere federale Alain Berset. Nel corso di una conferenza stampa a Berna, dichiarando aperta la stagione sciistica, ha precisato che si tratta di «una grande sfida», che «ci sarà bisogno di piani di protezione». E ha precisato poi che le loro stazioni sciistiche «non rappresentano covi di focolai». Insomma, c’è da stare tranquilli.

In realtà la Svizzera è ben lontana dal considerarsi un’isola felice nel mezzo di un’Europa martoriata dal Covid 19. Come in tutta la zona europea, i contagi scendono lievemente anche lì, ma ci sono e non sono meno virulenti che altrove. La verità è che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Davanti al Dio quattrino, il paese degli Otto Cantoni rinnova il mantra degli Gnomi del paradiso fiscale “quel che non potete fare nel vostro paese venite a farlo da noi”.

Considerando che la neve è l’oro bianco di tutte le stazioni sciistiche, con l’Europa che saggiamente decide di chiudere gli impianti per pandemia, tenere aperti quelli svizzeri equivale ad importare capitali sotto forma di sciatori. Insomma i nuovi “spalloni”, al posto dello zaino pieno di biglietti fruscianti, portano in spalla un paio di sci.

Con questa mossa la Svizzera offre all’Europa l’occasione buona per definirsi veramente Unita: chiudere tutti gli impianti europei e imporre agli sciatori comunitari una severissima quarantena al rientro da un paese extracomunitario. ◆

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Pino Coscetta

Caporedattore - Giornalista e scrittore, è entrato al “Messaggero” a 22 anni e ha concluso la sua carriera lavorativa con la qualifica di caporedattore centrale. Durante la lunga permanenza nella redazione di via del Tritone, ha ricoperto per molti anni i ruoli di caposervizio delle province e di caporedattore delle Regioni. Da scrittore inizia con una raccolta di racconti giovanili, “Scirocco” (1966), e si dedica per un lungo periodo a saggistica, libri di storia locale e viaggi. Tra le più recenti pubblicazioni: “Viaggio in Abruzzo con Giorgio Manganelli”; “Il mistero di Tomar”; “Palazzo Podocataro, la casa-museo del cardinale di papa Borgia”; “Tre secoli nel Tridente”; “Divieto d’Orvieto”; e, con Vittorio Emiliani, “La discesa del Tevere e altre storie di fiumara”.