Vaccini anti Covid: li paghiamo con le tasse, possiamo sapere quanto ci costano?

Da ieri è distribuito in Italia anche il vaccino di Moderna e affianca quello della Pfizer. Li paghiamo con le tasse del servizio sanitario nazionale, dobbiamo sapere quanto ci costano. La segretaria di Stato belga costretta a rimuovere il suo tweet sui costi di vaccinazione nel suo paese: zittita dal Parlamento europeo per la diffusione di “dati sensibili a tutela della concorrenza”. In base agli accordi con le case farmaceutiche, gran parte dei costi per la ricerca e la sperimentazione sono stati coperti dai consistenti impegni d’acquisto dei governi. Perché devono essere taciuti i dati sensibili a tutela delle nostre tasche?


L’analisi di BATTISTA GARDONCINI

¶¶¶ Fin dai primi giorni della pandemia i vaccini sono stati considerati l’unica arma veramente efficace contro il Covid. Deliranti scemenze dei no-vax a parte, sono stati al centro dell’attenzione per mesi, e si continua a parlarne anche adesso che sono arrivati e vengono distribuiti alla popolazione. Tanto si è detto e si è scritto, che dovremmo sapere tutto, o quasi. E invece no. Per esempio, non sappiamo quanto ci costano. 

È vero che siamo in emergenza, e che di fronte a un pericolo immediato e grave si tende a non badare a spese. Ed è vero che qui in Italia e in altri paesi occidentali non siamo noi a pagare, ma i servizi sanitari nazionali. Sarebbe però il caso di ricordare che quei servizi ricevono il denaro dalle nostre tasche, attraverso le tasse. E che dunque avremmo tutto il diritto di essere informati nel dettaglio sul costo dei vaccini in circolazione e sui motivi che hanno determinato le scelte dei nostri governi.

Purtroppo non è così, come dimostra il caso della segretaria di Stato al bilancio belga Eva De Bleeker, che qualche giorno fa, in un tweet, aveva mostrato una tabella sul costi delle vaccinazioni nel suo paese, e ha dovuto precipitosamente cancellarla perché il Parlamento europeo considera quei dati “sensibili” e vuole mantenerli segreti “a tutela della concorrenza”. Che diamine, gli affari sono affari, anche – e forse soprattutto – in tempi di pandemia. Ad ogni buon conto, ecco la tabella rimossa qui a destra.

Notizie più dettagliate e argomentate si possono trovare in “Statista”, un interessante sito che raccoglie e analizza dati statistici di tutto il mondo. Un report  firmato da Niall McCarthy, che però risale al dicembre scorso, fornisce i numeri della cartella a sinistra. 

Ma i prezzi non sono tutto. Come giustamente viene ricordato nel report, occorre prendere in considerazione anche i problemi di produzione e di distribuzione. Il vaccino della Pfizer costa meno di quello di Moderna, ma deve essere conservato a -70 gradi, una temperatura che le normali catene del freddo non sono in grado di garantire, mentre per conservare quello di Moderna basta arrivare a -20 gradi. La temperatura non influisce sul vaccino di Astra Zeneca, che è anche il più conveniente, ma ancora non è arrivato sul mercato. Altri vaccini sono allo studio o in avanzata fase di sperimentazione, come accade a Cuba dove si sta lavorando su un prodotto che ha tempi lunghi di preparazione, ma un costo molto basso. Infine, va ricordato che i prezzi delle singole dosi possono variare in base agli accordi stipulati tra case farmaceutiche e governi prima ancora che i vaccini fossero prodotti, e che gran parte dei costi per la ricerca e la sperimentazione dei nuovi vaccini sono stati coperti grazie ai  consistenti impegni di acquisto del settore pubblico,  e cioè, in ultima analisi, con altro denaro dei contribuenti. 

Un bel guazzabuglio, dove districarsi non è facile e forse nemmeno possibile. Ma abbiamo l’enorme privilegio di vivere in una parte del mondo sufficientemente ricca da potersi concedere, insieme ai vaccini che in molti paesi poveri non arriveranno mai, anche il lusso di non sapere. E questo non dovremmo mai dimenticarlo.

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L’autore dirige il blog oltreilponte.org

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Battista Gardoncini

Giornalista, già responsabile del telegiornale scientifico Leonardo su Rai 3. Ha due figlie, due nipoti e un cane. Ama la vela, la montagna e gli scacchi. Cerca di mantenersi in funzione come le vecchie macchine fotografiche analogiche che colleziona, e dopo la pensione continua ad occuparsi di scienza, politica e cultura sul blog “Oltreilponte.org”.