Milano: col vuoto del Coronavirus emerge lo squallore dei luoghi ingiustamente celebrati

Crollano affari e commercio e la città s’è come spogliata. Niente folle di acquirenti compulsivi, scomparsi dalle strade quasi duecentomila studenti della Statale, della Bocconi, della Cattolica, del Politecnico. La pandemia da mesi mostra la sua essenza: decisamente brutta. Resistono alcuni quartieri periferici, popolati da vecchi milanesi con gli innesti di immigrati


Riflessioni d’inizio anno di MICHELE ACHILLI, da Milano

Le signore della buona borghesia milanese sono disperate. Nell’anno passato hanno perduto la ragione primaria della loro vita: organizzare ricevimenti e cocktails per esercitarsi nei modesti gossip cittadini, peraltro mai ironici come a Roma, o pungenti come a Firenze. Ma a Milano in verità non manca solo questo: sono venute a mancare le strutture fondamentali sulle quali si reggeva, gli affari ed il commercio, e si ritrova nuda; e poiché le città quando sono nude mostrano la loro vera essenza, ecco, Milano si mostra come è, decisamente brutta.

Senza le folle di acquirenti compulsivi che animano le vie dello shopping, senza l’animazione di professionisti indaffarati che ingolfano il business district, senza l’ingorgo di taxi, ed ora di monopattini, nelle vie del centro storico, senza le effimere manifestazioni della moda e del design, appaiono evidenti gli scempi urbanistici ed edilizi degli ultimi decenni del secolo scorso, le provinciali imitazioni delle città verticali, assurte a simbolo della modernità, slegate dalla città viva, capaci solo di mostrare il nuovo volto della speculazione fondiaria.

Ma quel che più colpisce è il distacco dell’opinione pubblica dalle istituzioni. Il comportamento della Regione Lombardia nella gestione della pandemia ha distrutto quel poco che restava di credibilità di un organismo che Milano non ha mai sentito suo. Non lo ha sentito sia in termini di rappresentanza politica (la Lega che la guida da molti anni non ha mai avuto grandi adesioni in città quanto invece nelle provincie), sia per la disastrosa incapacità a fronteggiare la situazione, ma ancor di più per la povertà di iniziative a sostegno delle attività culturali.

È rimasto Palazzo Marino che ha cercato di fare del suo meglio, ma senza soldi non si fa politica, solo esortazioni ad essere più buoni e solidali, mentre anche qui, e molto più colpevolmente, ci si dimentica della cultura. La Scala è abbandonata a se stessa mentre i teatri lirici di altre città predispongono interessanti cartelloni e il Piccolo Teatro non dà segno di vita, entrambi un tempo non lontano orgoglio della città.

Una delle carenze che si avverte è l’assenza dei giovani: la sola popolazione universitaria di Milano assomma a 200.000 unità che anima il centro della città e di alcuni quartieri tradizionali. Gli studenti della Statale, della Cattolica, del Politecnico, della Bocconi e di altre università minori sono praticamente scomparsi; hanno abbandonato i piccoli ristoranti, le birrerie, i luoghi delle aggregazioni, chiamati impropriamente movida. La popolazione anziana è rinchiusa in casa, terrorizzata dai contraddittori messaggi ma anche dalla inefficienza delle autorità sanitarie che non sono riuscite a distribuire i vaccini antinfluenzali obbligando a ricorrere alle costose strutture private.

Non si può non rilevare, infine, un aspetto inquietante: la rassegnazione della stampa quotidiana, alla quale non sembra interessante raccogliere questo malessere anziché reagire con fermezza. I Navigli sono vuoti, la brutta Darsena di recente inaugurazione ha perso il suo inutile richiamo e il vuoto mostra lo squallore dei luoghi ingiustamente celebrati. Resistono alcuni quartieri periferici, popolati da vecchi milanesi con consistenti innesti di immigrati: l’Ortica, la Bovisa, Lambrate, viale Padova ma anche qui il virus ha colpito duramente: il distanziamento non sembra essere rispettato e la dimensione degli alloggi popolari non agevola la forzata convivenza. ◆

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Michele Achilli

Architetto, libero docente in urbanistica presso il Politecnico di Milano. Membro della Direzione del Partito Socialista Italiano dal 1978 al 1990. Vicepresidente del Gruppo Parlamentare Socialista alla Camera dal 1967 al 1987, Presidente della Commissione Esteri del Senato dal 1987 al 1992. Fondatore e Presidente onorario dell’Icei, Istituto per la Cooperazione Economica Internazionale, Direttore Generale della Fondazione Casa delle Regioni del Mediterraneo. Autore di testi sulla politica internazionale e sulla legislazione urbanistica